venerdì 14 dicembre 2012

E se sto male mi compro un Urania.

Le cose non vanno proprio benissimo, qui, e sono - lo confesso - un pochino giù.
Niente di drammatico, in realtà, ma ti toglie la voglia di fare, scrivere, lavorare. E no, non è per il Natale che incombe (amo il Natale!), né per le profezie, maya o meno che siano: il ritorno di un famigerato politico è un'apocalisse sufficiente, per me basta così, grazie.
In ogni caso, quando sono in questo stato, ricorro al potere antidepressivo dello shopping.
C'est a dire, compro dei libri.
Ieri ho trovato questo qui, il che è, credetemi sulla parola, segno di benevolenza divina, perché Spezia è un posto un tantinello difficile per i bibliobulimici.
Ho iniziato a leggerlo - infilandolo nel turn over fra Myron Tany (ne parlerò, un giorno) e Shining (sì, lo sto studiando proprio bene) - e devo dire che mi sta piacendo.
Si tratta di una raccolta di racconti e, come al solito, Di Filippo mostra non solo di saperci fare con le parole (però in un paio d'occasioni m'è venuto il sospetto che gli abbiano un po' toppato la traduzione), ma anche di avere una fantasia notevole.
Il primo racconto - La piratessa - è semplicemente una delizia.
Così, fra un impegno e l'altro, fra un'arrabbiatura e l'altra, allento la pressione leggendo e stringo i denti per andare avanti a testa alta.
Posso dirlo in tutta onestà?
Non vedo l'ora che questo 2012 finisca.

giovedì 13 dicembre 2012

I musi della Parietaria 1: David Bowie.

Non volevo farlo, no, ma è un po' che ci penso.
Il piccolo nerd interiore è contrario (ci tiene, ha detto, che questo venga messo agli atti). Comunque, siccome comando io e lui ha diritto di parola e niente più di questo e che se ne faccia una ragione, ho deciso che sì.
Gli altri blog hanno le muse? Io ho i musi! E il primo non può essere che lui, perché ha fascino, perché ha stile, perché è stato la mia prima - devastante - cotta cinematografica.

I miei film preferiti:
L'uomo che cadde sulla Terra (magari, andate anche a scovarvi il libro: è un capolavoro assoluto).
Furyo
Labyrinth.

Eviterei Myriam si sveglia a mezzanotte che, onestamente, a me è sembrato un po' una stupidaggine (anche se lui è fico perfino lì). E poi ci sarebbe The Prestige. Ok, il film è così-così, ma... chi altro poteva interpretare Nikola Tesla?



lunedì 10 dicembre 2012

Le case infestate - tre esempi per capire.

Le case infestate, per la loro natura, sono un argomento che non passa mai di moda, nell'ambito della letteratura fantastica. Non è una questione di essere trendy, intendiamoci, solo, è innegabile che ci sia una lunga e solida tradizione in merito.
E siccome sono una insopportabile secchiona e - soprattutto - devo imparare, che ho fatto? 
Ho preso tre libri in cui la grande protagonista è una casa infestata e mi sono messa a studiarli.
Quali?
L'incubo di Hill House - Shirley Jackson
Shining - Stephen King
La casa d'inferno - Richard Matheson.

L'incubo di Hill House.
Innanzitutto, c'è da dire che la Jackson sceglie di narrarci la storia dal punto di vista di Eleanor Vance, una giovane zitella che si ritrova sradicata dopo la morte della madre cui ha fatto da infermiera per ben undici anni e oppressa da una sorella che, mentre lei si sacrificava, ha avuto il tempo di farsi una famiglia e costruirsi una vita. Il punto di vista, perciò, è quello di una persona fragile, insicura, affamata di affetto, a tratti problematica e dipendente dagli altri. Senza il puntello rappresentato dalla madre, Eleanor non è in grado di stare in piedi e cerca per tutto il libro un'altra persona cui appartenere.
Il tipo di personaggio è importante: non offre infatti una visione razionale delle cose, come potrebbe fare, ad esempio, il professor Montague, lo scienziato che ha l'idea di indagare sulle manifestazioni di Hill House.
Un primo dato importante - un elemento che, come vedremo, si ritrova in tutti i testi - è il risalto dato al primo apparire della dimora infestata. Nel caso di Eleanor, che arriva per prima a Hill House, è una subitanea sensazione di disgusto e minaccia, seguita dall'impulso (una specie di "voce interiore") che le sussurra di andarsene immediatamente, senza neanche scendere dall'auto. L'entrata in scena della casa, proprio come quella del protagonista - o dell'antagonista - è degna di nota e rimane impressa nella memoria di chi legge.
Secondo: la reputazione. Hill House ha una brutta fama. Ci viene detto, ma non ce ne viene spiegata la ragione, aumentando (com'è ovvio) la curiosità nei confronti di questo posto.
Terzo: il tipo di ambiente "interno". Prima di vedere in azione lo spirito (o gli spiriti, non è dato sapere) di Hill House, Eleanor e i suoi compagni hanno modo di aggirarsi per la casa. Hill House è costruita secondo un progetto quantomeno peculiare: le stanze, infatti, sono disposte a cerchi concentrici, per cui le più interne sono del tutto prive di finestre. Inoltre, stando a quel che il professor Montague racconta, la geometria stessa della casa è peculiare: muri non perfettamente a piombo, pavimenti inclinati, insomma, un insieme di modifiche geometriche che sfuggono all'occhio "cosciente", ma che contribuiscono al disorientamento generale e forniscono, inoltre, una spiegazione logica, ad esempio, per le porte che sembrano chiudersi da sole (è sufficiente registrare i cardini nel modo giusto, cioè sbagliato, perché non rimangano aperte).
Su tutto questo, però gravita un'atmosfera di minaccia, che opprime le persone senza una spiegazione logica.
Poi ci sono le manifestazioni vere e proprie, che potrebbero essere estratte da un catalogo di spiritismo: rumore di passi, risate di bambini, colpi sui muri, scossoni alle porte chiuse, messaggi scritti con il gesso sulle pareti, allucinazioni. Il sospetto - quasi una certezza - che ci sia una volontà esterna e maligna che cerca di separare il gruppetto di persone, in modo da riuscire a predarli con maggiore facilità.
Infine: una spiegazione, o meglio, un suggerimento su quale possa essere la radice, la causa, di tali fenomeni. Nel caso specifico, il libro che Hugh Craine, il primo proprietario di Hill House, ha lasciato per la figlia, che suggerisce un'animo violentemente oppressivo e bigotto, con immagini di inferno, punizione e dannazione eterna.
Shining.
Non è l'unico libro in cui King "gioca" con il tema della casa infestata. Basti pensare a Casa Marsten, alla dimora abbandonata di Neibolt Street, a Sara Laughs, o a casa Eastlake in Duma Key. Ma ho scelto Shining, un po' perché l'avevo già letto e mi andava comunque di rileggerlo e un po' perché è uno dei più vecchi.
Ovviamente,  L'incubo di Hill House e Shining appartengono a due epoche diverse e si vede. L'horror della Jackson è delicato, ha una qual certa raffinatezza: anche quando si tratta di scandali l'autrice non è mai esplicita e il suo testo vive più d'atmosfera e suggerimenti che di altro. Questo non si può dire per il romanzo di King, che all'immaginazione del lettore non lascia proprio niente.
Anche in questo caso, il punto di vista principale (in realtà King ne alterna almeno quattro) è quello del protagonista Jack Torrance. Anche Jack, come Eleanor, è un personaggio problematico: padre di famiglia con problemi di alcoolismo e controllo della rabbia che hanno finito per rovinargli la vita e il matrimonio. Jack ha una bassa autostima che nasconde con l'aggressività e una certa tendenza al suicidio. A differenza di Eleanor, che fisicamente non rappresenta una minaccia per i suoi compagni di sventura, Jack si trasformerà in un pericolo mortale per le due persone che dovrebbe amare più di ogni altra al mondo, sua moglie e suo figlio. In definitiva, anche qui un personaggio delle cui percezioni non ci possiamo fidare. Come per Eleanor, gli spiriti potrebbero esserci, oppure potrebbe essere tutto un parto della sua mente malata.
Questa volta, però, non abbiamo a che fare con una casa infestata, ma con un intero hotel, l'Overlook.
Il primo apparire dell'Overlook, splendidamente incorniciato da cielo e montagne è gestito in modo molto intelligente. Innanzitutto perché Danny, il figlio di Jack, l'ha già visto, in una premonizione. E in condizioni ben diverse e ben più spaventose. Perciò, immediatamente, ci vien fatto di associare l'immagine di morte che ci è stata presentata una ventina di pagine prima, con quella idilliaca che rappresenta, di fatto, l'arrivo della famiglia di Jack.
Anche l'Overlook ha una brutta reputazione. Non ci viene detto in maniera così esplicita, ma ci viene detto che ogni tanto, nelle stanze, ci muore qualcuno. E ci viene raccontata l'ultima di queste morti: una signora che si è suicidata con i barbiturici nella vasca da bagno della stanza 217 perché lasciata dal giovane amante. Che poi siano successe anche altre cose - peggiori - lo veniamo a sapere man mano per via del potere di Danny, lo shine. Di fatto è lui a raccontarci - a farci vedere - non tanto quel che è successo, quanto i risultati: sangue che cola sui muri, donne morte e nude che ti inseguono alzandosi dalla vasca da bagno, le due figlie del precedente custode, uccise dal padre a colpi d'ascia.
Per quel che concerne l'ambiente "interno", l'Overlook intimorisce per via delle dimensioni. Credo sia una reazione normale, il timore, quando pensiamo a una grossa struttura vuota... specie se è notte e ci siamo dentro da soli. King è bene attento a sfruttare questo effetto (mi viene in mente che in Danse Macabre chiama una cosa di questo genere "punto di pressione fobica"), mettendo gli accenti sui punti giusti, come quando, descrivendo l'immensa cucina, si premura di sottolineare la rastrelliera con tutti i coltelli, lucenti e acuminati... e di dirci che c'è perfino una mannaia.
Anche nel caso dell'Overlook c'è un'atmosfera di minaccia... acuita maggiormente dal precario equilibrio emotivo di Jack e dalle percezioni di Danny.
Per quel che riguarda le manifestazioni vere e proprie, diciamo che la volontà "maligna" in questo caso è molto più focalizzata ed efficiente. Conosce i punti deboli di Jack e li sfrutta - come nell'allucinazione del bar, durante la quale realizza quello che è, in fondo, il suo più grande desiderio: bere. Jack è un alcolista. Lo è anche se si è disintossicato. Vuole bere. Quella è la debolezza sulla quale puntare per fare breccia in lui. E l'entità lo fa bere. E lo rende sempre più pericoloso. Se ne appropria. Di fatto, poi, è lui a compiere il male. Le manifestazioni spiritiche sono spaventose, di certo schifose, ma non fanno male. Non fisicamente. Il male fisico, le ferite, quelle sono un compito di Jack.
Per quel che riguarda, infine, la causa dei fenomeni, si può dire che l'Overlook è una sorta di accumulatore del male e dei sentimenti negativi, delle cose brutte che succedono nelle stanze. Nato come speculazione edilizia, con infiltrazioni mafiose, è come se avesse una "radice di male", che negli anni è andata ingrandendosi e irrobustendosi. Non uno spirito, di fatto, ma molti.
La casa d'inferno.
Diciamo che rappresenta un po' la sintesi fra i due libri già visti. Stiamo parlando di una casa - casa Belasco - il che ci riporta più alla Jackson che non a King. In comune con L'incubo di Hill House c'è anche la "spedizione di studio" che porta i protagonisti ad avventurarsi al suo interno onde registrarne e analizzarne i fenomeni, in cerca di una prova certa dell'esistenza di attività soprannaturali. Matheson, infatti, sviluppa meglio quello che nel libro della Jackson è più un'embrione di idea che altro: i suoi personaggi sono tutti professionisti riconosciuti nel campo del paranormale e l'impronta "scientifica" è molto più calcata.
Come Hill House, anche Casa Belasco ha una brutta reputazione. Ci viene lasciato intendere che ci sia scappato il morto o anche più d'uno. Addirittura, il vero protagonista, Ben Fischer, ex-bambino-medium prodigio è l'unico sopravvissuto di una precedente spedizione "scientifica" a casa Belasco.
L'ambiente interno di Casa Belasco è quello più esplicitamente minaccioso: quando il dottor Barrett, sua moglie Edith, la medium Florence e Ben arrivano non riescono nemmeno ad aprire il portone. E quando finalmente riescono ad entrare si accorgono che sono senza luce elettrica perché il generatore è saltato... e che dovranno arrangiarsi con le candele. Quando l'ho letto ricordo che ho pensato: "iniziamo bene... ma che ci state a fare, lì? Tornatevene indietro!"
Il complesso delle manifestazioni spiritiche è analogo, più o meno, a quello della Jackson: porte che sbattono, rumore di nocche che bussano, ma anche apparizioni di fluido ectoplasmatico, scrittura automatica e possessioni e apparizioni veere e proprie, ma sono molto più pericolose, grazie al fatto che la volontà maligna, questa volta, non solo ha un nome e una faccia, ma è estremamente acuta, intelligente e mortale. Dei tre è quello che - personalmente - mi ha fatto più paura. Ci sono stati momenti in cui ho dovuto proprio smettere di leggere e prendermi una pausa.

Cosa ho capito da questi paragoni?
1. che la prima apparizione della casa stregata dev'essere importante ed evocativa. Si deve "sentire a naso" che quello è un postaccio e che i personaggi, se avessero un minimo di cervello, se ne tornerebbero a casa.
2. che ci vuole una brutta fama. Questa contribuisce a rafforzare l'idea che è un posto da cui stare alla larga. Fra le tre, devo dire che preferisco quella di Matheson. Che Casa Belasco è una minaccia lo si capisce non appena viene nominata. L'autore non si limita a renderlo chiaro: lo rende quasi tangibile.
3. che l'ambiente interno deve disorientare. Hill House, l'Overlook e Casa Belasco contengono, tutte e tre, l'idea del labirinto, anzi, l'archetipo del labirinto. Ora, questo è probabilmente una questione personale, trovo il labirinto parecchio inquietante: non riuscire a orientarsi, non riuscire a uscire e, in definitiva, a fuggire. Solo a scrivere queste parole mi sento a disagio.
4. che le manifestazioni soprannaturali devono essere focalizzate quanto più possibile al male dei protagonisti. L'entità deve rappresentare un pericolo reale. E mortale. I personaggi devono essere braccati e messi sotto pressione psicologica non meno che fisica. Non a caso, in tutti e tre i libri i protagonisti sono spezzati, in bilico sul baratro della pazzia o del fallimento: Eleanor, Jack e Ben sono tutti personaggi in crisi d'identità che si trovano in una situazione che li porta oltre i limiti della sopportazione.
5. che bisogna avere il coraggio di scrivere cose che spaventano te per prima e andare fino in fondo. Questa è forse la cosa più importante, la più difficile ed è anche quella da cui non si può prescindere. 

Ad aggiustare la prima apparizione della tua personale casa infestata ci puoi riuscire: un buon B-reader, un bel lavoro di revisione... non è impossibile. Anche costruire una brutta fama è fattibile. Non dico facile, ma fattibile. Però per quel che riguarda i punti 4 e 5, ecco... ho l'impressione - no, anzi, sono convinta - che la tecnica non basti.
Che si debba avere il coraggio di scoprire quali sono davvero le cose che ci spaventano, quelle che allignano nel buio sotto il letto, in quella stanza dentro di noi dove siamo ancora dei bambini.

sabato 8 dicembre 2012

Once Upon A Time 2x09 - Queen of Hearts

Ho visto il midseason finale lunedì, ma solo oggi ho tempo di buttare giù le mie quattro righe di commento.
Nel complesso, direi che l'episodio funziona più per il ritmo sostenuto che per altro, visto che è abbastanza prevedibile.
Ci sono parecchie scene d'azione e ci ritroviamo a guardare una sorta di corsa a ostacoli, nella quale le due squadre in gara si sorpassano l'una con l'altra in un testa a testa serrato.
Prima sembrano in vantaggio Cora e Hook, visto che riescono a imprigionare l'allegra combriccola delle sciagattate nella cella di Rumplestiltskin. Ma poi loro evadono e partono all'inseguimento, fino a raggiungerle nel solito lago prosciugato, quello della sirena, lo stesso in riva al quale Lancillotto nelle inediti vesti di pastore del sacro ordine del WTF ha sposato Biancaneve e l'idiota senza rimedio. Siamo sempre lì col conto: tutto è a distanza comodamente percorribile a piedi (a passo svelto).
Nell'episodio non mancano le spiegazioni.
Se, per esempio, vi stavate chiedendo: "Ma come caspita ha fatto Hook a prendere il cuore di Aurora?" ecco che oplà, la risposta: per colpa di Regina (avevate dubbi?).
Oppure: "Ma come mai il mondo delle fiabe esiste ancora, se Regina aveva detto che non era possibile?" Per colpa di Cora (avevate dubbi?).
Nel gioco di rimandi fra passato e presente - che è poi quello che ti invoglia ad andare avanti nella visione, perché stuzzica l'appetito meglio di un aperitivo - apprendiamo che Regina e Hook si sono conosciuti, quando lui ha tentato di carpire a Belle, prigioniera di Regina, il segreto per uccidere Rumplestiltskin, che lei l'ha ingaggiato per uccidere sua madre e che sì, come si sospettava, Cora è proprio la Regina di Cuori di Wonderland.
Nel frattempo, a Storybrooke, mentre Sua Suprema Idiozia se la dorme, la strana alleanza Regina-Rumplestiltskin continua a funzionare, anche se l'impressione è che lui stia sfruttando la debolezza emotiva di lei per convincerla a tornare, di fatto, alle vecchie (brutte) abitudini.
Non ci riesce per via di Henry: per amor suo, Regina si sacrifica e salva - una volta tanto - la situazione.
E cosa ottiene? Un abbraccio, un ringraziamento e poi viene lasciata indietro mentre tutti vanno a far festa. E lì arriva Rumplestiltskin: "Congratulations, you've just reunited mother and son. Maybe one day they'll even invite you for dinner". Questo sì che è affondare il coltello nella piaga. E con gusto, pure.
Insomma, per quanto mi riguarda è stato piacevole da guardare ma senza infamia e senza lode.
Ci sono un po' di domande nuove, tipo, perché Cora non è riuscita a tirare via il cuore di Emma? E, ovviamente, una classica: cosa succederà adesso che Cora e Hook sono arrivati?
Per il resto, menzione d'onore all'apparizione sul lago della nave di Hook sul lago, vele al vento fra la nebbia.

venerdì 7 dicembre 2012

Gente che non ha capito un cazzo del digitale.

Stamattina mi arriva, come ogni mattina, la mail di una libreria on line con le offerte-lampo e le pubblicità delle nuove uscite digitali.
Come la penso sul discorso sconti lampo l'ho già detto e non lo ripeto, voglio raccontarvi qualcos'altro.
Perché oltre al solito libro a € 0.99, c'era la pubblicità - spacciata come fosse un'occasione imperdibile! - dell'ultimo capolavoro di una notissima - nota è dir poco - scrittrice.
In ebook.
Protetto da Adobe DRM.
A 15.99€.
Ecco, voi della grande c.e. che pubblica questo testo, lasciatevelo dire.
Del digitale non avete proprio capito un cazzo.

lunedì 3 dicembre 2012

Le case stregate

Sono una fifona.
Sono quella che non ha (e probabilmente non avrà mai) il coraggio di guardare L'esorcista (ma il libro l'ho letto e già mi ha spaventata a sufficienza).
Sono quella che si è messa a strillare, quando leggevo per la prima volta Le notti di Salem, perché mia mamma aveva appeso una vestaglia alla finestra e io, svegliandomi di soprassalto e vedendola lì, ho pensato a Danny Glick che svolazza fuori dalla finestra di Mark.
Nella mia personale classifica delle robe spaventose ci sono:
  1. Le possessioni demoniache.
  2. Le case stregate.
  3. Gli zombie.
(No, i vampiri no, se si escludono quelli di King. E anche lì, non è tanto il vampiro in sé e per sé a spaventarmi, quanto la viralità della minaccia, il suo espandersi troppo velocemente, il suo essere di fatto inarrestabile. E, di conseguenza, il sentirsi impotenti di fronte ad essa. In questo senso, che siano i vampiri de Le Notti di Salem o Captain Trips de L'ombra dello scorpione fa poca differenza. È la stessa ragione per cui mi spaventano gli zombie).
Per le case stregate il discorso è un po' diverso.
Non c'è viralità, non c'è moltiplicazione fuori controllo, ma una minaccia molto concreta e nello stesso tempo evanescente, per cui sei vulnerabile ai suoi attacchi e non hai alcun modo di contrattaccare. Senza contare il "comparto soprannaturale" che a me, da sempre, fa molta paura.
Dal punto di vista della lettura, la mia prima esperienza è stata Shining. Le atmosfere cupe, allucinatorie dell'Overlook Hotel mi hanno regalato ben più di un brivido. Ancora adesso ricordo con particolare chiarezza il giardino con le siepi a forma di animale. (Ho udito vociferare di un seguito con Danny adulto, ma non sono molto convinta di volerlo leggere...)
Poi mi sono imbattuta in La casa d'inferno, di Matheson.
Sebbene il buon Richard esageri nel descrivere orge e nefandezze, devo dire che Casa Belasco è un incubo  molto ben riuscito. Da qualche parte ho letto che è proprio a questo romanzo che King si è ispirato nel creare l'Overlook. Non so se sia vero, ma, nel caso, ha imparato proprio bene.
Ieri ho iniziato a ficcare il naso in L'incubo di Hill House, di Shirley Jackson, romanzo classe 1959. Sono curiosa innanzitutto di vedere se c'è - o meno - una qualche differenza nell'horror scritto da una penna femminile, piuttosto che da una maschile e poi, insomma, si tratta di un libro che comincia ad avere un'età. Voglio vedere come invecchiano, libri di questo genere.
E magari imparare qualcosa di come si struttura un romanzo horror.

sabato 1 dicembre 2012

Un bastimento carico di... Once Upon A Time

Una delle cose che mi mancano a novembre sono le serie Tv. Con il NaNo di mezzo, la sera si scrive, senza se e senza ma. Così ieri - avrei dovuto scrivere e finire, ma sono arrivata a casa alle otto e venti ridotta un tappetino da bagno - mi sono rilassata recuperandomi le puntate che ancora non avevo visto di Once Upon A Time (per Criminal Minds, Castle, Downton Abbey, The Mentalist e Grimm ci sarà tempo. Inoltre, vorrei dare un'occhiata a Battlestar Galactica Blood&Chrome, ma sto divagando ancora...).
Ero rimasta alla quinta (The Doctor) e quindi mi sono beccata sesta, settima e ottava.
Ma andiamo con ordine.
2x06: Tallahasse. Non è male: nel tentativo di trovare il modo di tornare a Storybrooke, Emma, Biancaneve e company, con la collaborazione di Hook, devono fregare una bussola d'oro all'ultimo dei giganti, sì, quello della favola del fagiolo magico.
C'è da dire che Hook sfodera tutta la gnokkaggine. Il personaggio ha fascino, è adeguatamente complicato, non sai mai se mente o dice la verità e l'attore, beh, secondo me ci marcia e si diverte. Ci voleva un tipo così per compensare l'impiastro (sì, sto parlando di Charming). Comunque, fra lui e Rumplestiltskin, Rumplestiltskin tutta la vita. E poi, veniamo finalmente a sapere qualcosa del passato di Emma e abbiamo conferma di ciò che si sospettava da un pezzo: il tizio nel primo episodio è proprio il padre di Henry. Che sia anche Baelfire sotto mentite spoglie? Probabile, altrimenti non mi spiego come faccia August a convincerlo così in fretta che Emma ha davvero il compito di spezzare una maledizione. Che poi, ma dove accidenti è finito, August?
2x07: Child of the Moon si focalizza su Ruby e ritira fuori il malvagio "padre" di Charming dalla naftalina, ricordandoci che nell'albo professionale dei cattivi c'è anche lui, che paga la quota di iscrizione e quindi ha diritto alla sua fetta di visibilità. E la sfrutta, c'è da dirlo, anche se io lo prenderei a calci nel sedere da mane a sera. (Oltretutto, ma poveraccio, quell'attore: è condannato a fare sempre la parte del ricco stronzo di mezz'età!). In definitiva: trovano la polvere di fata, ma tanto il cappello di Jefferson va distrutto perché Charming non ha l'intelligenza di tenersi ben stretta la cosa più importante che ha - o quantomeno, di chiuderla in cassaforte! Charming, sei un idiota senza rimedio.
2x08: Into the Deep è un'altra puntata riuscita a metà e per diversi motivi.
Primo: va bene che gli zombie sono di moda, ma... li dovevate infilare pure qui? Senza sfruttarli a dovere, secondo me. Non fanno paura, non fanno schifo. Bah.
Secondo: la visione di Rumplestiltskin che tesse le lodi del ketchup con un piatto di hamburger e patatine davanti mi ha uccisa. E va bene che l'aveva promesso a Belle, la quale ha sempre più l'atteggiamento da provincialotta venuta giù con la piena, ma dai, non si può vedere. Meno male che arriva Regina e almeno mi risparmia la visione di lui che, tutto vestito stiloso, mangia le patatine con le mani. (Ok, lo scambio fra lui e Regina è forse l'unico momento davvero riuscito di tutta la puntata).
Terzo: per quanto riguarda l'allegra combriccola di sciagattate - mi piace, credo che d'ora in poi le chiamerò così - onestamente, tutto 'sto cammina cammina nella foresta un po' m'ha stufato. Ma va bene, passiamo oltre. Arriviamo al più grosso meh di questa parte.
Mulan non solo ha il complesso del cane da guardia, ma ragiona pure come un cane. Che di Emma e Biancaneve non gliene fregasse una beneamata era ovvio, ma, per essere ancora più chiari, le pianta in asso in mezzo agli zombie per fuggirsene con Aurora. Perché la deve proteggere, eh. Perché (ripetiamo tutti in coro) l'ha promesso a Philip.
Se mai si sveglierà, la premierà con un biscottino. O con altro (ok, no, questa è cattiva).
Ovviamente, va da sé che combina un casino e gli zombie rapiscono Aurora.
E, dopo la scena di Biancaneve che capisce il linguaggio del corvo (uccidetemi, uccidetemi ora), si viene a sapere che hanno tempo fino al tramonto per consegnare a Cora la famosa bussola se vogliono rivedere viva Aurora.
Mulan - se non s'è capito, non la sopporto, è un personaggio inutile - vuole, ovviamente, obbedire. Senza nemmeno prendere in considerazione un piano alternativo. 
Perché? Perché ho promesso a Philip di proteggerla.
E su questa base mandiamo pure la logica a farsi benedire: vai a dare a Cora l'unica cosa che vuole... perché sì, ceeeerto, sicuro, guarda, che lei manterrà la sua parte di patto e vi lascerà andare. 
Mulan, ho sbagliato, non ragioni come un cane. Hai il quoziente intellettivo di una tapparella.
Le altre due, il mio grado di sopportazione nei loro confronti si sta abbassando parecchio, invece, vogliono tenersi la bussola e salvare Aurora. E Biancaneve si fa venire in mente che anche lei può andare a incontrare Henry nella stanza infuocata e farsi dire come caspita fare per imprigionare Cora. Come? Con la polvere stordente di Mulan.
Ma... colpo di scena! Non ce n'è più: l'hanno usata tutta per il gigante.
"E allora fanne dell'altra!", ringhiano all'unisono Emma e Biancaneve che probabilmente pensano pure razza di scassapalle, se non scappavi via da sola non eravamo in questi casini!
Ma può qualcosa andare liscio? No. Perché "Non ci sono più papaveri per produrla" (immagino siano quelli del prato del Mago di Oz, by the way). 
"Beh, quasi più", si corregge Mulan sentendosi vagamente minacciata dalle altre due che hanno impugnato le armi e gliele puntano contro. "Ci sarebbe un posto, l'ultimo posto dove spuntano, ma è un bel viaggio", precisa la cinesina.
"Ce la facciamo per il tramonto?", domanda Biancaneve.
"Sì se ci sbrighiamo".
Okay.
Ma possibile che sono giorni che vagano in questa foresta infinita e poi hanno tutto a portata di mano? Autori, evvabbene che the show must go on, ma così mi sembra un po' troppo!
Comunque, in definitiva: mentre loro sacrificano l'ultimo papavero causando senza rimorso l'estinzione della specie, Aurora viene liberata da Hook che le racconta un sacco di palle. La principessa se ne va bella bella e giuliva, per ricomparire magicamente giusto in tempo per impedire che Mulan finisca sgozzata da una Biancaneve un tantino nervosa. Anche lì, foresta infinita ma questa le trova subito, nonostante le tre abbiano girato come trottole. Le ha tracciate con il GPS? Forse.
In realtà, però, si scopre che Hook le ha preso il cuore e l'ha trasformata nel robottino telecomandato di Cora. Ah beeehhhh...
Ho lasciato per ultimo il quarto motivo per cui la puntata non mi ha convinta. Che è sempre il solito. 
Lui, il principe del LOL.
Ora, sarò cinica io, ma a me 'sta cosa de "I will always find you" ripetuto alla nausea è venuta a noia. Evvabbene, tu sei il salmone e lei il tuo fiume e c'hai l'imprinting, siete meglio di una coppia di segugi, abbiamo capito, cheppalle, andiamo oltre! 
Comunque, lui - con il solito sfoggio di rara intelligenza - si fa maledire perché: "Henry non rischia ad andare nella stanza infuocata interdimensionale de 'sta ceppa, io vedo Biancaneve, che lei c'è perché lo so, perché c'ho l'istinto, perché io e lei siamo una cosa sola, le dico come fare a sistemare Cora, lei mi bacia - il vero amore, sì - e io mi sveglio". Un geniaccio, davvero.
Sì, bravo, peccato che il tuo corpo non è lì, ma nel negozio di Gold e come fate a baciarvi senza labbra? Strano che né Regina né Gold si siano accorti della lieve falla nel ragionamento. Secondo me l'hanno fatto apposta.
Ora che lui è impossibilitato a fare lo sceriffo dei miei stivali e a tenere sotto controllo la brava gente di Storybrooke mi domando cosa succederà. Del casino, immagino.
Un ultimo appunto. In genere gli sfondi in computer grafica sono molto belli e ben fatti. Ma la scena del principe del LOL che salta la barriera infuocata per andare dalla sua bella è una delle peggiori che abbia mai visto.
Vabbé, domani c'è la puntata nuova, Queen of Hearts (ovvio riferimento a Cora la quale, immagino, è stata sbalzata nel Paese delle Meraviglie quando Regina se l'è tolta dalle scatole la prima volta). 
Si tratta del midseason finale. C'è da aspettarsi un susseguirsi di colpi di scena e rivelazioni... che si interromperà con un cliffhanger. Mettersi il cuore in pace, please.