giovedì 20 dicembre 2012

Buon Natale in anticipo...

per leggerlo basta un tweet... o un post su Fb!

I musi della Parietaria 2: Gary Oldman

Okay, non si può proprio dire che sia bello.
Ma.
Ha stile, classe e carisma, non venite a dirmi di no.
La sua è una specie di magia: può apparire in qualsiasi modo voglia. Fascinoso e irresistibile come un principe (oh, va bene, vampiro, ma pur sempre principe), oppure cattivo e spregevole senza se e senza ma (ve lo ricordate ne Il quinto elemento?), o, ancora, folle (JFK, quella stronzatona di Air Force One). E vogliamo parlare del suo Sirius Black? Disperato, sporchissimo eppure con ancora le tracce dell'aristocratico che era. Dopo di lui, i film di Harry Potter non sono più stati gli stessi.
Apres moi le deluge, o qualcosa di simile.
E poi... già è stata una carognata farlo morire nel libro, ma dopo che l'ha interpretato lui è diventata una carognata grande il doppio!
Riesce a risollevare - un po', non è onnipotente - perfino Lost in space, uno dei film di fantascienza più loffi di sempre.
Insomma, che lo mettiate a fare il buono o che lo mettiate a fare il cattivo, porta sempre a casa il risultato.

mercoledì 19 dicembre 2012

In lingua originale e altre amenità.

Ve lo dico subito, così non vi stupite: sarà un post confuso&felice (no, solo confuso).
È che l'altra sera, dopo aver finito di vedere Wilfred, m'è venuta una gran voglia di guardare La compagnia dell'anello.
Non foss'altro che perché nell'ultimo episodio tutti continuano chiamare Ryan "the ring-bearer" (no, non deve portare l'unico fino a Mordor, solo aiutare Wilfred a reggere gli anelli a un matrimonio). Esilarante, fra l'altro, l'espressione che fa quando se lo sente dire la prima volta, una specie di "Ancora?!".
Insomma, già ci giravo intorno prima, all'idea di riguardarlo, dopo una cosa del genere era diventato praticamente obbligatorio. Poi, considerato che Wilfred l'ho visto in inglese, ci ho pensato su e... ma perché non in lingua originale?
(Infine, ho anche scelto la Extended Version, ma su quello ci tornerò. Forse.)
Insomma, mi sono resa conto - piacevolmente - che è stato fatto un ottimo doppiaggio, sia a livello di adattamento testi che di interpretazione. Che, da una parte, era ovvio: non è mica una serie tv più o meno sfigata, è una megaproduzione, non potevano topparla. Beh, forse. Sapendo come vanno le cose nell'italico belpaese, non era poi così ovvio...
Perciò fiuuu, è andata bene, le voci sono molto buone, ma quelle vere, beh, hanno un altro fascino. (No, cacchio, l'avete sentito parlare, Viggo Mortensen? Ecco, provateci e poi ne riparliamo).
[Ma voi ve n'eravate accorti che Jackson, quando fa il cameo a Brea con la carota in mano, rutta a favore di telecamera? Io no, perché nella versione italiota gli hanno messo la sordina! Tristezza. I cinepanettoni, per non parlare dei film di Pierino, si reggono su emissioni corporali rumorose e censurano un rutto. Ridicoli.]
Comunque, dopo essermi vista il film, ho pensato: sono vent'anni che leggo e rileggo Il signore degli Anelli e Lo Hobbit. Perché non mi è mai venuto in mente di leggerli in inglese?
Detto fatto... c'è l'edizione del cinquantenario, in vendita su Amazon. (Sì, lo so che c'è quel discorsetto sul pagare le tasse in Lussemburgo che, francamente, è un'oscenità e grida vendetta in cielo, ma cosa posso farci? Ce l'hanno solo loro e Harper&Collins... e non ho capito come caspita si fa a comprare da Harper&Collins).
Sapete che c'è?
Leggere in lingua originale è diverso. Cioè, certo che è diverso, mi spiego meglio.
Non è solo il fatto che almeno si evitano traduzioni accazzo - purtroppo sempre più frequenti, specie quando si tratta di certe case editrici non necessariamente piccole - è che in lingua originale hai di fronte il testo vero, quello che non risente delle interpretazioni dei traduttori (perché c'è sempre un po' di interpretazione personale, anche quando il traduttore è bravissimo).
È come sentire la voce dello scrittore senza filtri, senza intermediazione.
The real thing.
Che vi devo dire? Ha un sapore diverso. Che mi piace di più, infatti credo che attingerò sempre di più alla fonte - con buona pace dell'editoria nostrana.
Non è per essere snob, ma fra quello che non pubblicano (perché se è un paranormal romance starring una cretina a caso lo importiamo al volo, se è un qualcosa di interessante e ben scritto non lo vogliamo manco per sbaglio), i prezzi non proprio popolari (ho ancora negli occhi i 15.99 euri per l'ebook della Rowling), e le traduzioni orende con una erre sola (avete visto quella dell'ultimo Rothfuss? Il libro ha le sue pecche, per carità, ma hanno fatto un lavoro tremendo), sapete che c'è? Arrivederci amore ciao, compro direttamente in inglese.
Tornando alla extended version (sì ho deciso che ne parlo)... quasi quattro ore.
Parecchie scene in più lungo tutto l'arco del film, particolarmente all'inizio.
Solo che... mi sa che hanno fatto bene a tagliarlo.
Diciamo che, in genere, le aggiunte hanno mandato in brodo di giuggiole me e il piccolo nerd interiore, tipo: si vede per intero l'agguato a Isildur (nella versione normale non si capiva a. come avesse fatto a finire nel fiume, b. come mai l'anello - che la scena prima era appeso al suo collo con una catenina - scivolasse via dalle sue mani). E poi c'è una comparsata di quegli spaccaballe dei Sackville-Baggins! L'intero incipit ha un tono diverso, ben più cupo: quando Frodo constata che Bilbo "nasconde qualcosa", specifica a Gandalf che se ne sta rinchiuso da solo nello studio e, quando pensa che lui non lo veda, non fa altro che sfogliare mappe e ne è preoccupato. Oppure, si vede lo stesso Bilbo cercare disperatamente l'anello prima di accorgersi di averlo in tasca. O l'incontro fra Frodo e Sam con Merry e Pipino in fuga dal vecchio Maggott avviene dopo un giorno intero dalla loro partenza e li si vede accamparsi per la notte. C'è molto di più su Lothlorien (e hanno tagliato una scena carinissima in cui Aragorn e Boromir fanno la lotta per scherzo con Merry e Pipino, prima dell'arrivo dei crebain).
Insomma, dicevo, tutti questi dettagli fanno andare in visibilio il tolkeniano doc, ma risulterebbero - penso - piuttosto pesanti per lo spettatore neofita, che non ha mai letto il libro e va al cinema attratto dal battage pubblicitario. In effetti, capisci meglio la storia ma... sono didascalici. Parecchio. E rallentano il ritmo. Tuttavia, sono contenta di averlo visto e mi appresto all'impresa di leggere The fellowship of the Ring!

martedì 18 dicembre 2012

Annunciazione! Annunciazione! I risultati di Hydropunk!

Hydropunk è finito, viva Hydropunk.
È stato divertente, faticoso e non privo di momenti di dubbio, ma lo rifarei anche domani. L'esperienza di giurata - una cosa per me nuova - mi è piaciuta davvero tanto.
Ma bando alle ciance: l'elenco dei vincitori e dei selezionati lo trovate qui.
Complimenti vivissimi a tutti i partecipanti.
Ma un plauso speciale va a Giovanni alias Mr.Giobblin che ha ideato, organizzato e reso possibile tutto questo (e ci ha pure messo di tasca sua i premi, diciamolo, cacchio!). Sei un grande!

lunedì 17 dicembre 2012

Regali digitali.

Ieri, in giro con la dolce metà in un ipermercato, ho perso il conto di quante volte ho captato discorsi del tipo "Quest'anno pochi soldi per i regali".
Lo trovo triste e un po' inquietante. 
Non tanto per il mini-regalo: personalmente, meglio cinque euro di regalo azzeccato che cinquanta di regalo fatto accazzo. Lo trovo triste e inquietante perché, in molti casi, non c'è proprio scelta: o così, o nisba.
C'è stato un periodo, qualche anno fa, in cui andavano molto i super-regali. Ecco, se ve la devo proprio dire tutta, mi hanno sempre lasciata perplessa. 
Come se fosse il prezzo la misura del sentimento che ti porta a voler donare qualcosa a qualcuno.
Ti voglio TANTO bene? Spendo TANTO per il tuo regalo.
Scusate, per me funziona in modo diverso: ti voglio TANTO bene? Cerco il regalo PERFETTO per te, anche se magari significa iniziare a pensarci con un mese d'anticipo.
Quest'anno, un po' perché soldi ce ne sono meno, un po' perché pesa l'incertezza futura (oh, non vedo proprio niente per cui stare allegri, sotto il profilo politico-economico, nel nostro paese), ho messo un tetto alla cifra pro-capite dei miei regali.
Un tetto ancora più basso di quello dell'anno scorso, intendo.
E ho trovato un altro motivo per amare gli ebook. Io ho tre Socie che adoro e che sono lettrici forti. Che hanno un reader (o che lo avranno a disposizione entro Natale). Che hanno delle fantastiche wishlist su aNobii.
In pochi click - e con una spesa contenutissima - sono stata in grado di regalare a ciascuna di loro qualcosa che so per certo essere gradito. E siccome sono sparse per la penisola, invece di dannarmi l'anima con i corrieri o le odiate Poste Italiane, facendomi recapitare le cose qui per poi ri-spedirle alle destinatarie, le ho inviate direttamente a chi di dovere.
Certo, sarebbe bello che, tipo, Amazon.it (tanto per non fare di nomi) prevedesse la possibilità di regalare gli ebook, invece di passare per il meccanismo del buono-regalo, ma non si può avere tutto dalla vita.
E se pensate che regalare un libro digitale non vada bene perché non c'è nulla da spacchettare... date un'occhiata qui e copiate qualche idea!

Red Dwarf - Dementi nello spazio

Red Dwarf l'ho scoperta da poco, anche se è tutt'altro che nuova: la prima stagione risale infatti al 1988. E il successo è stato tale che non solo è andata avanti per altre sette, ma ci hanno tirato fuori ben tre miniserie.
Ora, io sono solo alla prima - mi manca un episodio per finirla - ma devo dire che, se continua così, merita molto.
Si tratta di una serie di fantascienza, ma non sono combattimenti e minacce aliene a caratterizzarla, bensì lo humor britannico che la rende un prodotto particolarmente brillante. Ricorda un po' i Monty Python per lo spirito dissacrante e fulmineo.
La Red Dwarf - tutt'altro che nana, basta che diate un'occhiata alla sigla per accorgervene - è un'astronave mineraria. Però è successo un guaio: a causa di una perdita radioattiva (e nel corso della prima serie si capirà per colpa di chi si sia verificata), l'equipaggio è schiattato. 
Unico superstite: Dave Lister, un tecnico fannullone, confusionario e intollerante nei confronti dell'autorità.
Ora, Dave è unico, ma non solo: dopo un sonno di punizione in animazione sospesa durato un tre milioncini di anni, si ritrova in compagna di Holly, l'intelligenza artificiale della nave,  che ha un QI di 6000 - equivalente a quello di 6000 insegnanti di ginnastica, come si premura di informarci-, dell'ologramma di Arnold Rimmer, il suo superiore nonché coinquilino, la persona più spaccapalle, precisina e ligia alle regole della nave e di Cat, una forma di vita che si è evoluta da Frankenstein, la sua gatta (incinta), anche lei sopravvissuta alle radiazioni.
La serie si regge su dialoghi brillanti, sulla contrapposizione fra Lister e Rimmer, che battibeccano e si fanno lo sgambetto l'un l'altro in continuazione e sugli interventi - più che altro, le interferenze - deliranti di Holly, Cat (che, proprio come Wilfred, ha un aspetto umano ma un cervello da felino) e dei vari elettrodomestici che popolano la cabina di Lister e Rimmer e la nave in generale (soprattutto, il distributore di cibo dislessico, i robot di pulizia scioperati, il cesso a scomparsa e il tostapane che è particolarmente saccente e polemico).
Se cercate effetti speciali mirabolanti, esplosioni e avventura al cardiopalma no, non fa per voi, ma se volete divertirvi un po'... beh, dategli un'occhiata. Vi piacerà!

venerdì 14 dicembre 2012

Wilfred

Si può guardare una serie in cui uno dei protagonisti è un uomo travestito da cane? Se questa serie è Wilfred sì, decisamente si può.
L'ho scoperta da pochi giorni, per caso, quando un'amica oltremodo perplessa mi ha raccontato di averla incocciata in non so bene quale canale di Sky (no, io non ce l'ho Sky. Non saprei che cosa farmene di preciso, visto che evito la tv come la peste). 
Comunque, mi ha raccontato di un giovane avvocato che tenta di suicidarsi - ovviamente toppando in maniera clamorosa - e che fa amicizia con la bionda vicina di casa e il cane di lei. E qui ho scoperto che:
1. no, Wilfred non è il giovane avvocato che, per inciso, si chiama Ryan (interpretato da un Elijah Wood troppo stralunato per essere vero) ma il cane;
2. il suddetto cane, in realtà, non è proprio un cane. O meglio lo è per tutti, a parte Ryan. Lui lo vede - con suo sommo disappunto - come un uomo travestito da cane e lo sente parlare, anche.
Stravolto dopo il fallito suicidio - e dall'aver appena appreso che la sorella, medico, gli ha spacciato per sonniferi quelle che in realtà sono caramelline di zucchero - Ryan si ritrova sullo zerbino questa appetitosa vicina che gli chiede, per favore, se può lasciargli il cane in cortile, visto che ha avuto un disguido e deve scappare al lavoro. Lui acconsente, un po' perché lei è davvero carina e un po' perché è rincoglionito dopo una notte di ansia e insonnia passata a capire perché l'overdose di sonniferi non ha funzionato - ed è allora che finalmente vede l'animale in questione. Che però è tutto tranne che canino e gli parla - con un buffo accento - e finisce per diventare una sorta di life coach.
Però non fraintendetemi. Wilfred non è mica Lassie!
Wilfred è cinico, manipolatore, dedito a fumare sigarette ed erba - vizio nel quale coinvolge Ryan quasi immediatamente - e a molestare sessualmente più o meno chiunque (o qualunque cosa) gli capiti a tiro. Wilfred è viziato, capriccioso, ha una costante necessità di attenzione, senso di colpa di durata massima cinque secondi e una storia di sesso (anche estremo) con un orso gigante di peluche che si chiama Bear.
E se pensate che sia tutto rose e fiori e che il fragile Ryan tragga beneficio dal life coaching del cane, beh, sbagliate. E di grosso. Da questa specie di convivenza ricava più guai che altro. 
Ma anche una serie di "insegnamenti". Per un assurdo ribaltamento di ruoli, non è l'uomo ad addestrare il cane, ma il cane ad addestrare l'uomo.
Il tono generale della serie è comico, ma è un umorismo nero, che spesso ti fa ridere a denti stretti. E quando decide di affrontare temi scomodi - come quello delle molestie che Wilfred subisce da uno zoofilo - lo fa in un modo talmente serio e talmente credibile che ti fa stare male. Anche perché quel che hai sotto gli occhi sono i sintomi tipici di un essere umano abusato. Del resto, un abuso è un abuso, che lo si compia su un uomo o su un animale ed è sempre, sempre, spregevole.
Spesso, nei film e nelle serie, abbiamo animali talmente intelligenti che sembrano umani. Ecco, Wilfred sembra umano, ma è un cane. 
È evidente dai ragionamenti, dalle cose che fa (come quando usa il metal detector in spiaggia, ma non per trovare tesori. Per trovare avanzi di cibo avvolti nella carta stagnola), dalle sue abitudini.
Ora, ci sono delle serie che adoro senza se e senza ma. Quando mi succede, so perfettamente di non essere in grado di giudicarle in modo obiettivo. Firefly - a parte che è un capolavoro, c'è poco da discutere - è un esempio di come io riesca a fangherleggiare. 
Con Wilfred non sono a quei livelli.
Mi piace e mi diverte - prova ne è il fatto che mi sono già sparata tutta la prima serie e metà della seconda. Ed è scritta anche superbamente bene: avete presente quanto si deve essere bravi per giocare con le motivazioni e il background dei personaggi in modo da ribaltare l'opinione che lo spettatore si è fatto di loro?
Tanto bravi. Ma proprio tanto. Specie quando hanno a che fare con un personaggio come Wilfred che non è positivo nemmeno per sbaglio. Eppure, proprio nel bel mezzo di una qualche azione cinica, o di un qualche capriccio, gli sceneggiatori ti servono su un piatto d'argento la motivazione per la quale lui fa o dice certe cose e tu rimani lì, come un salame.
Insomma, intelligente e scritta benissimo, dicevo. Recitata altrettanto bene.
E volete un consiglio? Guardatela in lingua originale: l'accento australiano di Wilfred merita!