venerdì 11 ottobre 2013

Sto scrivendo...

...e questa è in loop.


Beneath the surface
 
Is there ever really a right time
You had led me to believe
Some day you would be there for me

When the stars above aline
When you weren't so concerned
I kept looking for the clues
So I waited in the shadows of my heart
And the still the time was never right

Until one day I stopped caring
And began to forget why I long to be so close
And I disappear into the darkness
And the darkness turns to pain
Never went away
Until all that remained
Was buried
Deep beneath the surface

A shell of what things could have been
Tired bones beneath the vail
Of guarded secret are too frail
Sad to think I ever knew
You were searching for the words
For the moment to emerge
Yet the moment never came
You couldn't risk my fragile frame

Until one day,
You stopped caring
And began to forget why you tried to be so close
And you disappeared into the darkness
And the darkness turned to pain
And never went away
Until all that remained
Was buried
Deep beneath the surface

I would scream just to be heard
As if yelling at the stars
I was bleeding just to feel

You would never say a word
Kept me reaching in the dark
Always something to conceal

Until one day I stopped caring
And began to forget why I longed to be so close
And I disappear into the darkness
And the darkness turned to pain
And never went away
Until all that remained was buried
Deep beneath the surface
... Beneath the surface...

lunedì 7 ottobre 2013

Once Upon A Time S03 e02 - Lost Girl

Il secondo episodio di Once Upon A Time mantiene intatte le aspettative del primo.
Neverland si sta rivelando un'ottima ambientazione perché confonde spettatore e personaggi. È vero quel che vedono? O è un trucco di Pan?
In pratica è per capire che vai avanti a guardare,  come, nella prima stagione, guardavi per scoprire chi era chi.
E se il trucchetto di tirar fuori Excalibur è un po' da quattro soldi, devo dire che si sono gettate le premesse per alcuni sviluppi interessanti.
Tanto per cominciare, a questo punto Emma deve fare i conti con se stessa e non intendo con il credere nella magia e nel suo ruolo di "salvatrice". Intendo che deve sbrogliare la matassa dei suoi sentimenti verso David e Mary Margaret: non solo accettare di essere la loro figlia (e le dò atto che sia un tantino difficile, visto che sono coetanei!) ma, soprattutto, perdonarli per averla abbandonata e, di conseguenza, condannata a un'infanzia da orfana sbatacchiata di qua e di là. Ok, hanno avuto i loro buoni motivi, ma... è sufficiente questo per non avercela con loro? Soprattutto, stando a quel che le dice (le minaccia, in realtà) Pan, Henry è nella sua stessa situazione. Lei l'ha dato in affidamento, lui è finito da Regina.
Dall'altro lato c'è Rumplestiltskin, sempre in missione solitaria. L'Oscuro ha anche lui le sue belle gatte da pelare: la profezia, tanto per cominciare. Pan gli ha offerto un patto: lui lo lascia tenere Henry e in cambio Rumplestiltskin vive. Non è che uno ci sputa sopra a cuor leggero, a un'offerta così.
Ma non è solo questo che affligge Rumplestiltskin: esattamente come Emma, anche per lui è venuta l'ora della resa dei conti. 
Fin dall'inizio, da prima di diventare una creatura magica, ha sempre temuto di essere come suo padre, che l'ha abbandonato da bambino. Per questo si è storpiato, per non lasciare Baelfire senza un padre. Da lì è iniziato tutto: la fama di codardo, il fallimento con Milah, il tentativo di riscatto tramite la magia e tutto quel che ne è scaturito in seguito.
A quanto pare, Neverland è un posto dove non puoi mentire a te stesso: devi guardare oltre i tuoi schermi e le tue protezioni, nella tua parte più oscura e profonda e fare i conti con il tuo passato. A quanto pare, oltretutto, non puoi lasciartelo alle spalle: Neverland farà sempre in modo di riportartelo davanti agli occhi.
Quanto al resto, Hook è sempre più notevole: ha una faccia da culo spettacolosa. Il pirata si sta rivelando un tizio simpatico. Scommetto che prima o poi pianterà un pugnale nella schiena a qualcuno, però è simpatico.
Per esempio, quando tenta di dire ad Emma che Pan è uno dei peggio cattivi sulla piazza, si sente rispondere che tutte le storie sostengono il contrario. Così domanda: Tell me something, luv. In these stories... what was I like? Other than a villain. Handsome, I gather.
Emma gli risponde: If waxed moustaches and perms are your thing.
E lui: I take it by your tone, perms are bad? 
Regina è la solita insopportabile: a lei la storia dell'essere alleati proprio non va giù. In realtà, non va giù nemmeno a LOLlo che tratta Hook come una pezza da piedi.
Quando Regina cerca di, come dire, aggirare le regole stabilite da Pan, Hook è il primo ad esprimere le sue perplessità: Breaking Pan's rules would be unwise.
LOLlo che oh, io sò principe te sei nessuno, apre la ciabatta: Sadly, I agree with the pirate.
E Hook sfodera la suddetta faccia da culo: I'm winning you over. I can feel it.
(In un'altra occasione si trovano d'accordo e lui se ne esce con Well, I told you we're getting along).
In questo episodio, niente Neal e niente Storybrooke, ma si vede Belle - a quanto pare una proiezione evocata da Rumplestiltskin stesso (ma sarà vero?).
Ah, e LOLlo è ferito - poverrrrrino - ma non ha detto niente a nessuno. In uno scontro con i Ragazzi Perduti è stato sfiorato da una freccia. Non sarebbe nulla di grave, non fosse che le punte sono avvelenate con lo stesso intruglio che manca un po' accoppa Mr.Gold sul finire della scorsa stagione. Sarà il momento di dire addio al principe del LOL? (Non penso).
In ogni caso... aspettiamo domenica prossima!

giovedì 3 ottobre 2013

La congiura della Pietra Nera

C'è da dire che spesso su Rai4 passano film interessanti.
Questo, per esempio.
Pur non essendo un'esperta, il wu-xia è un genere che mi piace assai. Magari non ne apprezzo a fondo le sfumature storiche - l'ho detto che sono ignorante in materia - ma l'ambientazione, le coreografie dei combattimenti e le trame avventurose hanno tutte le carte in regola per piacermi.
Questo qui, in aggiunta, ha anche una bella storia d'amore, significativa e non melensa (odio le melensaggini).
La Pietra Nera non è una pietra - voglio dire, non è un sasso - è una setta di assassini (tutti figuri abbastanza loschi, specie il loro capo, il Re della Ruota) che ha deciso di impossessarsi dei resti di un monaco buddhista, Bodhi, vissuto qualche centinaio di anni prima.
E perché 'sta gente vuole un vecchio cadavere?
Perché ha fama di essere miracoloso. Solo che, già molto tempo prima dell'inizio della storia, i resti sono stati divisi in due all'altezza della vita, poi le due parti sono andate perdute. Si dice che chi le riunirà acquisirà il dominio sulle arti marziali. 
Ovviamente, la caccia alla mummietta è spietata e la Pietra Nera viene a sapere che una parte del cadavere è in possesso del Primo Ministro. Non è che si fanno tanti scrupoli, vanno e ammazzano tutta la famiglia, compreso suo figlio, un prestante giovanotto che, con somma sorpresa degli assassini, sopravvive al loro primo assalto.
In realtà, però, alla Pietra Nera va malissimo: la loro assassina più forte - Pioggia Lieve - agguanta il malloppo e se la squaglia lasciando tutti con un palmo di naso. Mentre quelli - ovviamente incazzati - la cercano da tutte le parti, mettendole una taglia sulla testa, lei incontra un uomo, uno Shaolin, con il quale stringe un sodalizio.
A un certo punto, dopo diversi mesi dal furto della mummia, lei torna al loro rifugio, un vecchio tempio, dopo aver sterminato un'intera famiglia di cacciatori di taglie (giuro! nonno, nonna, sorella, fidanzato della sorella e fratellino) e il tipo le rivela che presto si farà monaco. Ora, non viene detto, ma da come la prende lei mi sa che durante i tre mesi in cui sono stati insieme non hanno fatto solo arti marziali: con calma, dignità e classe questa gli dice, senza mezzi termini, che ucciderà tutti quelli che lui sceglierà come compagni. Così, i due combattono e, proprio durante il combattimento, lui le impartisce l'ultima lezione: le rivela che le sue tecniche migliori hanno in realtà delle debolezze e che, se lei si troverà di fronte un maestro, verrà sicuramente uccisa. E le insegna - con la pratica -  come contrattaccare. 
Pioggia Lieve non è una stupida e capisce al volo, tanto al volo che lo ammazza. E se ne pente immediatamente, ma, oh, cosa fatta capo ha, quindi non le resta che ascoltare i suoi ultimi desideri: il primo è che i resti di Bodhi vengano riportati in un tempio, dal suo maestro, il secondo è di essere la sua ultima vittima.
Le sue ultime parole sono: vorrei trasformarmi in un ponte di pietra e resistere cinquecento anni di vento, cinquecento anni di sole e cinquecento anni di pioggia.
La morte di lui è il colpo definitivo alla vecchia vita di Pioggia Lieve: nauseata dalla vita condotta finora, cambia identità e perfino volto e diventa Zeng Jing (una splendida Michelle Yeoh, fra parentesi).
Quando, per adempiere alla prima parte della promessa, va a parlare con il Maestro del monaco, gli domanda anche cosa significassero le sue ultime parole. E ottiene questa spiegazione:
Un giovane allievo di Buddha conobbe una ragazza poco prima di prendere i voti. E si innamorò perdutamente di lei. Buddha allora gli chiese: quanto la ami? E lui rispose: vorrei diventare un ponte di pietra e resistere cinquecento anni di vento, cinquecento anni di sole e cinquecento anni di pioggia. Mi accontenterei di sapere che la mia amata passa su quel ponte.
È una botta capire le implicazioni e la verità sul gesto di lui: facendosi uccidere, di fatto l'ha liberata dal suo vecchio io e le ha schiuso le porte di una nuova vita.
E lei fa proprio questo: si trasferisce nella capitale, inizia un piccolo commercio di stoffe, si innamora e si sposa, insomma sembra che tutto vada per il meglio... ma non è così, sennò sarebbe finito il film. La Pietra Nera non ha mica rinunciato a trovarla. Intanto, hanno arruolato una sua sostituta, Foglia Turchese, una ragazzina che la prima notte di nozze ha visto bene di massacrare lo sposo e i suoceri perché costretta al matrimonio. 
Insomma, com'è come non è, la copertura di Zeng Jing cade e lei è costretta a combattere i suoi ex compagni... e scoprirà anche qualcosa che proprio non si aspetta e che non vi dico perché sarebbe spoilerare troppo.
La cosa che mi è piaciuta moltissimo di questo film è che con un'economia mirabile - vale a dire senza pipponi indigesti - il regista Su Chao-Pin, coadiuvato da John Woo (scusate se è poco) - riesce a farci comprendere anche le motivazioni e gli stati d'animo dei personaggi, anche di quelli secondari.
Il desiderio di normalità di Pioggia Lieve riecheggia in due dei suoi ex-compagni, Lei Bing - la scena in cui, richiamato dalla Pietra Nera, lo si vede lasciare la moglie e il figlio dicendole che sarà l'ultima volta e prospettandole un futuro da "civili" è bella e delicata -, e il Mago - che ormai sente avvicinarsi la vecchiaia e capisce di aver speso una vita in mezzo al sangue e che non gli resta null'altro se non ricordi di violenza. A fare da contraltare, il Re della Ruota e Foglia Turchese, entrambi temperamenti violenti senza speranza alcuna di redenzione perché spezzati e distorti dalle violenze subite e dall'essere stati trattati - tutti e due, nota bene - come oggetti.
Alla fine, la contesa per questi resti miracolosi passa quasi in secondo piano perché la cosa veramente importante è vivere una vita serena con le persone che si amano, questo è il vero miracolo, un miracolo che, tuttavia, né il Re della Ruota né Foglia Turchese sono in grado di apprezzare (e tantomeno di comprendere).
Come finisce il film, va da sé, non ve lo dico. 
Guardatelo, vi piacerà.

lunedì 30 settembre 2013

Once Upon A Time S03 E 01 - The Heart of The Truest Believer

Ci siamo, finalmente!
Il momento è arrivato: siamo approdati  a Neverland.
Dopo due stagioni di Storybrooke, il cambio di ambientazione ci voleva e Neverland - per quel poco che se n'è visto - merita assai.
È oscura, complicata e, a quanto pare, obbedisce a regole che con la fisica hanno ben poco a che fare.
Cercherò di spoilerarvi il meno possibile, ma ci sta che qualcosa mi scappi sull'onda delle good vibes - no, entusiasmo sarebbe troppo, ma buone vibrazioni sì - quindi siete avvisati.
Dunque, dove eravamo rimasti? Ah sì: Henry rapito e portato a Neverland da quei due bei tomi di Greg e Tamara, il dream team di nonnini, mamme & amici di famiglia di vecchissima data all'inseguimento a bordo del Jolly Roger e, giusto perché le cose non sono abbastanza incasinate, Neal vivo - ma ferito - sbalzato nella Foresta Incantata giusto in tempo per venire soccorso da Aurora, Philip e Mulan (sì, ma che gran coincidenza).
Come primo episodio direi che è ricco di spunti: c'è un sacco di carne al fuoco, da qualsiasi parte la si prenda.
Tanto per cominciare, scopriamo quasi subito chi è il misterioso boss di Greg e Tamara e, anche se non è poi una gran sorpresa (del resto, le linee narrative convergevano tutte lì), resta da capire per quale motivo li abbia, diciamo così assoldati. Dall'altra parte, sulla nave, la tensione esplode - causando la prima dimostrazione del fatto che a Neverland non valgono le leggi fisiche della Terra e che anche la magia ha un comportamento tutto suo. 
Come dice Mr.Gold rivolto a Emma - vestito a la Rumplestiltskin per l'occasione (commento parecchio sarcastico di Hook: Oh, that's a great use of our time... a wardrobe change), Neverland is a place where imagination runs wild. Sadly, yours doesn't.
Così, mentre lui parte alla ricerca di Henry - che, nel frattempo, è nei casini per conto suo e non vi dico perché - gli altri vengono lasciati sul Jolly Roger e, dopo essere più o meno sopravvissuti a un attacco da parte delle sirene - ma io avrei preferito il kraken -, pensano bene di mettersi a litigare nel bel mezzo di una tempesta. Vedere Regina e Snow prendersi a sberle urlandosi di tutto è divertente, ma non tanto quanto vedere LOLlo - sì, è lolloso come sempre, by the way - rifilare a Hook un papagno perché ha chiamato Snow "slag" (non è un modo da gentleman, no. In realtà lui dice "slags", perché in quel momento Regina e Snow si stanno accapigliando, ma giustamente LOLlo di Regina se ne sbatte).
Insomma, la nave rischia di andare a picco, ha di prua un'onda che manco ne La tempesta perfetta e questi si prendono a sberle, mentre Emma è l'unica a cercare di far qualcosa di sensato tipo tenere il timone. E quando si accorge che la tempesta non è per colpa delle sirene, ma per colpa dell'odio che li divide lo dice anche... ma praticamente il ponte della nave si è trasformato in un un ring della World Wrestling Federation e nessuno se la fila di pezza. Così lei si butta in acqua.
Sì, avete capito bene. Si butta in acqua. E si becca anche un bozzello sulla crapa, giusto per gradire. Così tutti fanno fronte comune per salvarla e la tempesta si placa.
Nel frattempo, Neal, dopo aver saputo che i suoi salvatori conoscono Emma e Snow - maaaa che coincidenzaaaa signora mia! -, vuole a tutti i costi poter vedere Emma e va con Mulan al castello dell'Oscuro - alias il suo papi - che però è occupato da uno squatter d'eccezione: Robin Hood, il quale si sente in debito con Rumplestiltskin - del resto, lui ha risparmiato la sua vita, anche se, secondo me, è più in debito con Belle - e, quando sente che Neal è in realtà Baelfire, il figlio dell'Oscuro, lo lascia cercare per il castello: Neal vuole un gingillo magico che gli permetta di contattare Emma. Lo trova - ma non vi dico come - e scopre tadadà! che lei non è a Storybrooke: è a Neverland!
Nel frattempo, gli altri sono sopravvissuti alla tempesta perfetta - ma il Jolly Roger imbarca acqua - e sono stati costretti a sbarcare. E viene il momento del discorso epico motivazionale di Emma - che si auto-elegge leader. Neverland è un posto in cui credere è fondamentale e giusto questo devono fare. Credere in loro come gruppo - oltre alle ovvie rimostranze di Regina - c'è da segnalare Hook il quale, con quella nonchalance molto british - unita alla figaggine intrinseca - se ne esce: Actually, I quite fancy you from time to time, when you're not yelling at me.
E Rumplestiltskin? Ed Henry?
Rumplestiltskin ha un confronto molto serrato con il capo dei ragazzi perduti dal quale, stranamente, esce sconfitto. Però il nostro Oscuro sa parecchie cose. Molte più di quante non ne riveli (del resto, sappiamo bene com'è fatto).
Quanto ad Henry... mettiamola così: è faccia a faccia con qualcosa di molto, molto pericoloso.
E adesso... si aspetta domenica prossima.

venerdì 27 settembre 2013

Doctor Sleep - Stephen King

Quando venne fuori la notizia che il Re stava lavorando sul seguito di Shining, presi la cosa con un bel po' di scetticismo.
Minestra riscaldata! Non lo leggerò mai!
Dovete capirmi, gli ultimi  libri dello zio Steve non mi sono piaciuti granché. Full Dark No Stars, a mio modesto parere, è più mestiere che altro, Joyland, suvvia, è un modesto raccontino. Sì, l'ambientazione nel Luna Park è suggestiva, ma se togliamo quella e il ragazzino... resta poco.
Andando più indietro, non sono riuscita a finire 11/22/63 perché - spiace dirlo - mi annoiavo.
E The Dome... beh, The Dome ha un finale che grida EPIC FAIL (proprio così, a lettere maiuscole).
Ho letto quasi tutti i libri di King - non tutti, la maggior parte - e, a malincuore, resto innamorata più della sua produzione anni Settanta-Ottanta. Quando si tratta del Re, Le notti di Salem, It e L'ombra dello scorpione sono la mia personale trinità.
Anche Shining non mi dispiace affatto: è un buon libro. Un King ancora immaturo, ma è senz'altro un buon libro. E l'Overlook Hotel è entrato nell'immaginario collettivo. Insomma, come si poteva anche solo pensare di eguagliarlo?
Ma poi Doctor Sleep è uscito - in America, sia chiaro, se lo volete in italiano mi sa che dovrete aspettare ancora un po' - e grazie al cielo esiste la Kindle Edition (a un prezzo vergognoso, devo aggiungere)... insomma, ho deciso di leggerlo.
Volete sapere com'è? Ve lo dico.
È un gran libro.
Dopo un breve prologo, un paio di anni dopo la conclusione di Shining, ritroviamo Danny - ormai adulto - e alle prese con gli stessi demoni del padre: l'alcolismo e la rabbia.
Non ha perso il suo potere - lo shine - e l'alcool è l'unica cosa che lo aiuta a tenere a bada visioni, premonizioni e brutti sogni. La sua vita è un intervallo sbiadito fra una sbronza e l'altra, un lavoro e l'altro, una città e l'altra, in una fuga che sembra infinita e che si arresta, dopo un'esperienza scioccante che fa capire a Dan di aver toccato il fondo, a Frazier, nel New Hampshire.
Lentamente e faticosamente, lui ritrova un suo equilibrio - sempre in lotta con il demone della bottiglia che lo tenta - e diventa Doctor Sleep, l'infermiere che aiuta, insieme al gatto Azreel detto Azzie, i degenti dell'ospizio Helen Rivington House nel momento del trapasso.
Nella vicina Anniston, intanto, una bambina nasce con la camicia: è Abra Stone e, se paragoniamo lo shine di Danny a una torcia... quello di Abra è un faro. Ben presto, Dan si accorgerà di lei e i due faranno amicizia.
Ma un faro attrae anche l'attenzione e, nel caso di Abra, è quella di una bizzarra tribù di gente. Si riferiscono a loro stessi come True Knot e, a vederli, sono solo un gruppo di persone di mezz'età che viaggiano in RV. Puliti, simpatici, con tutte le licenze in ordine e soldi in tasca.
Hanno dei nomi un po' strani, un po' pirateschi - Rose the Hat, Barry the Chink, Crow Daddy, i gemelli Pea e Pod, Snakebite Andi - ma sembrano a posto.
Sembrano.
Perché loro sono vecchi, molto più di quanto non appaiano. Hanno poteri paragonabili a quelli di Dan e Abra... e si nutrono di quel che loro chiamano "steam". L'anima nel momento del trapasso, arricchita da dolore e paura, di bambini speciali. Bambini dotati.
Hanno messo gli occhi su Abra, ma, prima di arrivare a lei, dovranno vedersela con Dan.
Mi sbagliavo. Doctor Sleep non è una minestra riscaldata.
Semplicemente, Doctor Sleep non è Shining. Non gli assomiglia nemmeno.
Sono passati oltre trent'anni e si percepiscono tutti: King ci racconta, con una mano lievissima, una storia diversa: non ci sono orrori che ghignano dietro porte chiuse, o follia sanguinaria, o ossessioni.
In Doctor Sleep il tema della morte è onnipresente e trattato in alcune delle pagine più crude e strazianti che mi sia mai capitato di leggere. Non è la morte che viene improvvisa, quella che ti raggiunge dopo aver buttato giù una porta col martello da roque, con sangue, urla e pezzi di cervello che schizzano in giro. È la  morte - ancora più orrenda, se vogliamo - che ti consuma lentamente nel letto d'ospedale e che trasforma un essere umano nel pieno possesso delle sue facoltà in un relitto. Quante probabilità ci sono di rimanere bloccati dalla neve in un hotel infestato?
Per questo Shining è divertente. Fa paura, ma alla fine sai che a te non potrà mai capitare. È innocuo. Empatizzi con il bambino inseguito dalle siepi a forma di animale - o dal padre impazzito - e magari ti godi un po' di sana adrenalina, ma quando chiudi il libro sei al calduccio nella poltrona, con una tazza di té lì accanto, i biscotti e, magari, la coperta sulle gambe e il gatto che fa le fusa. La paura resta nel libro.
Ma quante sono le probabilità sono di invecchiare, ammalarsi, perdere piano piano le proprie facoltà, finire in un letto d'ospizio?
Scommetto che, al pensiero, avete sentito un brivido. Una stretta allo stomaco. O qualcosa del genere. L'ho sentito anche io. Questa paura non se ne va quando chiudi il libro.
E, a bilanciare l'ombra, la luce: Doctor Sleep è una storia di amore, di redenzione e di perdono - per se stessi, per gli altri.
È una storia sul saper chiedere aiuto e sul saperlo accettare. Sulle debolezze e sul saper accettare anche quelle. È anche la storia - epica - di una lotta per la propria vita nel senso più profondo del termine. Non riuscirete a mollarla finché non sarà finita.
Great job, Uncle Steve!


giovedì 26 settembre 2013

Dee incazzose, zombie, licantropi, legionari nerboruti, principesse egiziane di moralità elastica e mostri tentacoluti...

...a leggere proprio non ci si annoia mai. Del resto, se ancora non l'avevate capito, è questo il bello.
Oggi vi parlo di un paio di ebook appena usciti che mi sono rigorosamente comprata (a un costo irrisorio: ottantanove centesimi uno e un euro e quattordici l'altro) e che hanno ampiamente ripagato il loro prezzo.
Disclaimer: gli autori sono due amici. Ma il primo che si azzarda a tacciarmi di amykettismo verrà preso metaforicamente a calci nel sedere. Non sono qui a fare favori a chicchessia, amici o non amici.

Marina Belli - Vento di Cambiamento.
Nato originariamente come blog novel nell'ambito del progetto Risorgimento di Tenebra (un esperimento di scrittura collettiva che prevedeva di postare nel proprio blog i capitoli di una storia che coniugasse un'ambientazione risorgimentale ibridata con elementi fantastici e horror) Vento di Cambiamento è diventato una novelette di 90 pagine.
23 marzo 1849: il generale Alessandro La Marmora è stato ferito a una gamba durante la disastrosa battaglia di Novara. Gli austriaci stanno vincendo e si mormora che i morti stessi siano scesi in campo per aiutarli.
La Marmora non è tipo da credere a fandonie di questo genere, almeno finché non viene morsicato e quasi ucciso da un paio di cadaveri piuttosto voraci che attaccano la locanda in cui è alloggiato. Momento peggiore proprio non potevano scegliere: lui è allettato - a causa di una ferita alla gamba - e il suo attendente è andato a cercargli un medico, visto che quello militare, ahimé, ha tirato le cuoia. Ma il generale ha fortuna e viene salvato per un pelo, ma proprio per un pelo, dal suo attendente, Dossi, e dal suo nuovo medico: il dottor Biscior.
Ben presto il generale si ritroverà coinvolto, insieme a Biscior, che sa molto più di quanto non dica ed è molto più di quanto non appaia, in una lotta contro il tempo per ritrovare una misteriosa iscrizione trafugata da una chiesa che inneggia alla misteriosa Diva Silica.
Fra macchinari retrofuturistici, zombie inarrestabili e pericolosi licantropi, il generale avrà il suo bel daffare per portare a casa la pelle... Un'avventura senza un momento di tregua che lo cambierà. Letteralmente.
C'è molto che mi è piaciuto in questa storia. Prima di tutto, l'ambientazione e il richiamo a miti e leggende locali (la Donna del Zoch!): Marina, novarese, gioca in casa e lo fa bene.
Inoltre, è evidente l'accuratezza della documentazione: in genere, il Risorgimento - per quanto molto importante per la storia patria - non è uno dei periodi storici che restano più impressi e lei ha fatto i compiti a casa con competenza e professionalità. Non è da tutti, scusate se è poco.
La guest star Giuseppe Ravizza e il suo cembalo scrivano, riadattato per far "parlare" la testa mozza di uno dei Lazzari (non li chiamano certo zombie!), è un tocco di genio. La Marmora-Biscior sono un perfetto complemento l'uno dell'altro e le loro dinamiche sono divertenti e movimentate. Mi piacerebbe leggere altre avventure con loro due.
Se aggiungete a tutto questo un ritmo che non cala mai, una trama che va dall'inizio alla fine senza sprechi e senza arzigogoli inutili e un'accurata revisione ed editing (non troverete un refuso, uno!) otterrete un ottimo prodotto che, quando ce vò ce vò, mangia la pappa in testa a tutto - e dico tutto - quel che c'è sugli scaffali delle librerie italiche oggi. Autori fentasi, prendete appunti.

Marina, ottima scrittrice, è la padrona di casa di Space of Entropy. Sul suo blog troverete i link agli altri suoi ebook. Che state aspettando?

Davide Mana - Bride of  The Swamp God.
Egitto - 276 d.C. 
La terra dei Faraoni è ormai una provincia romana e le glorie del passato sono sepolte nella sabbia. Lo sa bene Sesto Cornelio Aculeo, centurione della Seconda Legione Traiana. A lui non è che piaccia granché l'Egitto: paludi, moscerini e umidità, per non parlare degli autoctoni, sono abbastanza per dargli sui nervi. Ma anche tre dei suoi sottoposti si sono messi d'impegno per rompergli le balle: dopo aver acquistato una "antica" mappa (di dubbia fattura), hanno ben pensato di disertare per darsi alla caccia al tesoro fra le paludi del delta del Nilo. E lui deve trovarli e riportarli indietro prima che Primo Cornelio, il suo superiore, scopra quel che è successo. Se i tre demens gli scappano, sarà lui a doverne rispondere... e con un capo soprannominato "cedo alteram" (dammene un'altra) per l'abitudine di rompere il frustino sulla schiena dei colpevoli non è che ne abbia proprio tanta voglia.
Così si mette sulle tracce dei tre, inoltrandosi negli acquitrini alla luce di una grossa luna.
Ma gli acquitrini, a quanto pare, sono parecchio frequentati quella notte: anche Amunet, splendida principessa egizia dalla lingua tagliente e dalla moralità piuttosto labile, è in giro, accompagnata da Kleonicos, un vecchio schiavo greco, e dalla guardia del corpo, nubiano muto Pankratios. E lei non è alla ricerca di un tesoro con una mappa falsa in mano, no. Amunet non è certo un tipo che vaga a caso: sa precisamente dove sta andando e a fare cosa. La sua meta è il tempio perduto di Isfet, divinità tentacolare che dorme un sonno millenario. Lo risveglierà, ne diventerà la Sposa e avrà il mondo ai suoi piedi.
Ma le cose non vanno come previsto né per Aculeo né per Amunet che si ritrovano a costretti a fare fronte comune per salvarsi da un orrore inimmaginabile.
Il racconto di Davide aveva tutte le carte in regola per piacermi e, infatti, mi è piaciuto, e tanto. L'ambientazione è fantastica, l'avventura corre dall'inizio alla fine senza mollare un secondo, lo stile è asciutto e incisivo e la coppia di protagonisti è azzeccatissima: Aculeo e Amunet hanno una chimica innegabile. I richiami lovecraftiani si sprecano e, per chi non lo sapesse, io adoro Lovecraft.
Insomma, arrivi alla fine e ne vuoi ancora. Mi piacerebbe leggere altre loro avventure. Nella postfazione Davide rivela che ha altre idee per loro e altre ambientazioni. Il pensiero mi ha stampato in faccia un sorrisone. Potendo scegliere, direi la Via della Seta, grazie.

Davide, paleontologo, scrittore e traduttore è il padrone di casa del blog Strategie Evolutive e del bellissimo Karavansara.

mercoledì 25 settembre 2013

Il modo "giusto" di usare un manuale di scrittura...

...non è relegarlo all'ingrato compito di sostutitivo della carta igienica.
Ho faticato parecchio a capire il modo giusto - che poi, giusto per me - di approcciarmi a questo tipo di strumenti.
Perché - non dimentichiamolo mai - di questo si tratta: strumenti.
Oggetti che sono nati per essere utilizzati, rispondendo a delle esigenze pratiche.
Voi non ne sentivate l'esigenza? Perfetto, potete anche smettere di leggere: quel che dirò non potrà in alcun modo interessarvi.
Ad essere sincera (anche un po' brutalmente) non ho grande stima di chi sputa sopra i manuali affermando che non ne ha bisogno. Non è una questione di manuale-sì-manuale-no-manuale-forse. È una questione di atteggiamento: è come se dicessero che non hanno bisogno di imparare. E se non pensi di aver bisogno di imparare, due sono le cose. O sei un genio, o sei un arrogante all'ultimo stadio. I genii sono rari. Gli arroganti... beh, quelli no.
Dall'altra parte, non ho grande stima nemmeno di quelli che se non hai letto millemila manuali allora non sei nessuno. Anche in questo caso a non andarmi giù è l'atteggiamento: giudicare gli altri dall'alto della propria (presunta?) preparazione è un'altra cosa che non sopporto. Più nello specifico, è l'atto del giudicare a non andarmi giù.
Pensare di avere già la conoscenza in tasca (per concessione divina o chissà che altro) è il modo più rapido per precludersi l'occasione di migliorare, ma anche pretendere di diventare buoni scrittori solo studiando, molto semplicemente, non funziona.
Conoscere le tecniche non è abbastanza. È una condizione necessaria, ma non sufficiente.
Detto questo, per molto tempo ho gravitato intorno all'estremo di chi studia con fin troppo impegno. Perché dico "fin troppo"? Perché nella mia ansia di imparare finivo per perdere di vista il semplice fatto che il manuale è, come ho detto, uno strumento.
Stamani ho tirato fuori L'arco di trasformazione del personaggio. Mi serviva vedere uno schemino.
Questo manuale lo odio e, nello stesso tempo, gli sono affezionata. Lo odio perché mi ha mandata in crisi di brutto e ci sono affezionata perché è anche quello che mi ha spinto a cambiare il modo di approcciarmi ai manuali stessi.
Sentite qui:

Per definire un tema, è utile che cominciate col definire il soggetto o l'argomento preminente della storia. Poi chiedetevi cosa avete da dire voi su questo argomento. Per esempio, se il soggetto tematico di una storia è la famiglia, dovete decidere cosa pensate voi della famiglia.

Vi ricorda niente? A me sì. Com'è che era? Ah sì, e chi se la dimentica?

Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza.

A mio modesto - modestissimo - avviso un suggerimento come quello che vi ho riportato sopra è spazzatura. Anzi, è un rifiuto pericoloso.
Similmente, come si fa a mettersi lì e dire: "Ok, adesso voglio scrivere una storia sulla famiglia. Vediamo, cosa penso io della famiglia?"
Andiamo, è pura follia.
L'altro giorno stavo rileggendo It per l'ennesima volta e ho trovato una frase che si adatta perfettamente a quel che penso:

non potreste permettere a un racconto di essere soltanto un racconto?

L'inghippo de L'arco di trasformazione - così come di altri manuali - è che ti insegnano a smontare una storia (prendendo ad esempio la struttura di film famosi). Oh, è fantastico quando ti fanno notare come tutto si incastri perfettamente: tema, antagonista, ambientazione... è un orologio svizzero!
Toh, ma è facile. Ti metti lì a provare e... non ci riesci. Orpo! E com'è che non ci riesci? Sembra tutto così semplice!
Perché saper smontare una storia - saperne identificare le parti - non vuol dire saperne costruire una. Proprio per niente.

E sempre in It ecco qua un metodo giusto da applicare ai manuali di scrittura:

"Allora da dove dovrei cominciare?"
 "Cominciare cosa, diavolo?"
"Le ricerche storiche su questa zona. La comunità di Derry."
"Oh. Bene. Comincia con il Fricke e il Michaud. Si reputa che siano i migliori."
"E dopo che ho letto quelli?"
"Letti? No, diavolo! Buttali via! Questo è il primo passo. Poi leggi Buddinger. Branson Buddinger era un ricercatore maledettamente scalcagnato e afflitto da strafalcioneria cronica, se è vero solo metà di quel che ho sentito da ragazzo, ma quando si trattava di Derry, aveva il cuore al posto giusto. Ha cannato quasi tutti i fatti, ma li ha cannati con sentimento, Hanlon."
Io risi un poco e Carson distese le labbra incartapecorite in un sorriso, un'espressione di buonumore che era per la verità un po' inquietante. In quel momento sembrò un avvoltoio che monta soddisfatto la guardia a un animale appena ucciso, in attesa che raggiunga il grado giusto di succulenta decomposi zione prima di cominciare a desinare.
"Quando finisci con Buddinger, leggi Ives. Prendi nota di tutte le persone che intervistò. Sandy Ives è ancora all'Università del Maine. Professore di demologia. Dopo che hai letto il suo libro, vallo a trovare. Offrigli una cena. Io lo porterei all'Orinoka, perchè all'Orinoka le cene non finiscono mai. Strizzalo per bene. Riempi un taccuino di nomi e indirizzi. Parla ai vecchi intervistati da lui, quelli che ci sono ancora, perchè alcuni di noi sono ancora qui, ah-ah-ah! E fatti dare altri nomi anche da loro. Alla fine avrai tutta la base di cui hai bisogno, se solo hai in zucca metà del sale che credo io. Se avrai scovato abbastanza persone, avrai scoperto alcune cosucce che non ci sono nelle cronache scritte. Allora forse scoprirai che ti disturbano i sonni."

Per quanto riguarda l'approccio ai manuali di scrittura - il mio approccio - è molto simile a questo.
Prima leggo, poi si screma: mi tengo i fatti. Mi tengo gli strumenti.
Cos'è un arco di trasformazione del personaggio. Com'è fatto. Mi chiedo a cosa serve, perché ho smesso di dare per scontato che tutto ciò che è scritto nel manuale sia oro colato. Mi chiedo come posso usarlo a vantaggio della mia storia.
Il resto... dipende.
Butto via senza rimorsi i meravigliosi esempi che fanno sembrare tutto facile: di come si analizza una storia ne ho piene le tasche. Puah.
Per quanto riguarda i consigli riguardo a metodi di scrittura più o meno famosi-validi-miracolosi, diciamo che possono succedere due cose.
La prima: se a pelle mi sembrano stronzate, oppure se mi rendo conto che non riesco nemmeno a capire cosa sta tentando di spiegarmi l'autore, via, via, via lontanissimo da me. Che sia colpa delle mie facoltà intellettuali scarse o che siano stronzate sul serio, non cambia il risultato: non mi si adattano, quindi li casso. Vaya con Dios.
La seconda: se mi sembra che possano adattarsi al mio modo di essere e di ragionare, li adotto. Parecchi suggerimenti del mio adorato BootCamp rientrano in questa categoria.
In altre parole, non rifiutate a priori e non trangugiatevi tutto: leggete e selezionate usando la più importante delle vostre dotazioni di serie.
L'intelligenza.