venerdì 17 giugno 2016

Cosmo Oro 10 John Carter di Marte E.R. Burroughs

John Carter di Marte (che comprende i primi tre libri del fortunato ciclo: La Principessa di Marte, Gli dei di Marte e Il signore della Guerra) era proprio quel che mi ci voleva dopo la mia brutta esperienza con Non-A (attenzione, non sto dicendo che Non-A sia un pessimo libro. Sto dicendo che io non sono riuscita ad apprezzarlo. Con tutta probabilità è un capolavoro immortale, quindi my bad).
Comunque, quello che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo è che John Carter di Marte è semplice.
Non ci sono intrighi politici interplanetari da scoprire, né amici-sospetti nemici, né scopi nascosti.
Per un fenomeno misterioso - che all'autore non interessa chiarire e che il lettore prende così com'è - John Carter della Virginia, formidabile avventuriero, finisce trasportato su Marte. Il suo corpo fisico resta fermo (in animazione sospesa, in pratica), in una caverna, mentre lui nudo come un bruco, si ritrova di punto in bianco in un altro mondo.
E, intraprendente e coraggioso, riesce a sopravvivere (cosa non semplice), fare fortuna e, il che non guasta, sposare la più bella delle belle, Dejah Thoris, la Principessa di Marte.
Lo schema di Burroughs è abbastanza collaudato, perché fondamentalmente è lo stesso che ha seguito per Tarzan, il suo personaggio più famoso, ma c'è da dire che le avventure di John Carter proprio non annoiano. Il poveraccio non ha un momento di respiro, cade sempre dalla padella nella brace (perdonate la frase fatta) e quando sembra che possa rifiatare un momento... aspettate la fine del capitolo perché sicuramente gliene capiterà un'altra peggiore.
Forse i personaggi non sono tutto questo tripudio di approfondimento psicologico e tridimensionalità (John Carter è, tocca dirlo, un po' uno stereotipo ambulante dell'eroe, così come la sua controparte femminile è lo stereotipo dell'eroina) e la prosa ottocentesca (il racconto è ambientato all'incirca verso il 1890) non è che aiuti molto, e poi, sì, tutte le femmine barsoomiane umanoidi (ci sono anche la marziane verdi, ma sono tutt'altra storia) si innamorano del prode John, il quale, da vero galantuomo, le cava dai guai per poi informarle che nel suo cuore c'è posto per un'unica donna, la divina Dejah Thoris.
Ma alla fine, chissenefrega, è divertente così.
Va detto che, poveraccio, Burroughs gliela fa sudare, la felicità coniugale: alla fine del primo libro, dopo aver salvato il pianeta intero dall'asfissia, si ritrova catapultato sulla Terra, separato dalla sua amata da giusto qualche chilometro di vuoto cosmico.
A piedi.
Quando riesce a tornare su Barsoom, beh, intanto scopre che sono passati dieci anni e poi che Dejah Thoris è scomparsa. Ci mette tutto il libro per ritrovarla, soltanto perché, proprio davanti ai suoi occhi, il malvagio di turno la imprigioni con altre due donne (una delle quali, innamorata di John, la vorrebbe far fuori a coltellate) in una cella che non si aprirà per un anno intero. 
Un anno intero senza sapere se è sopravvissuta o meno.
E che dire del terzo libro? Lui trova il modo di aprire la cella anticipatamente soltanto per vedersi rapire la moglie sotto il naso e doverla inseguire per tutto Barsoom (e lì ci vuole un altro anno perché finalmente si possano ricongiungere).
A un'occhiata superficiale, potrebbero parere le mirabolanti avventure di un perfetto eroe, quel genere di personaggio che la sottoscritta poco sopporta, ma, a tratti, Burroughs lascia vedere il romanziere di razza. Per esempio, nel narrare la storia di Tars Tarkas e di sua figlia Sola, che mi è rimasta nel cuore. E nelle descrizioni di Barsoom, delle meravigliose città in rovina, delle vie d'acqua ormai asciutte, della ferocia con cui i suoi abitanti lottano per la vita in un ambiente che perdona e lascia andare avanti solo i più forti.
Non è uno dei miei autori preferiti, né posso dire che sia il Cosmo Oro che mi è piaciuto di più, ma merita di essere letto.

giovedì 9 giugno 2016

Cosmo Oro 9 - Non-A A.E. Van Vogt

Non-A significa 'non aristotelico'. In pratica è il sistema di pensiero adottato dal protagonista, Gilbert Gosseyn, che forse si chiama davvero così o forse no, che pensa di essere vedovo di Patricia Hardie, salvo scoprire che poi lei è viva e vegeta e sposati non lo sono mai stati.
Gosseyn viene ucciso e ritorna, in un nuovo corpo e come abbia fatto non lo sa nemmeno lui.
Sono tante, le cose che Gosseyn non sa: non sa davvero chi è.
Non sa quale sia il potere della sua mente - o meglio, delle sue menti, perché ne ha due.
Non sa perché gli diano la caccia, né chi gli dia la caccia.
Non sa chi sono i suoi amici e chi sono i suoi nemici, perché le stesse persone prima sono una cosa, poi l'altra.
Non sa perché si tenta di sterminare la popolazione non-A di Venere, né chi stia tentando di farlo.
Soprattutto, non sa per quale motivo lui - un singolo essere -sia così importante ai fini di un conflitto fra la Terra e Venere (ma poi, sono solo la Terra e Venere? E la Lega interplanetaria che ruolo ha, in tutto questo?)
Insomma, come vi ho detto, le cose che Gosseyn non sa e non capisce sono davvero tante.
Il guaio è stato che, oltre a tutte quelle, io non ne capivo anche un'altra: cosa diavolo è un sistema di pensiero non aristotelico?
Io ci ho provato per un mese, giuro. Sera dopo sera, con impegno, ho provato a finirlo, ma... mi sono annoiata a morte.
Così, ho deciso che Non-A per me significa semplicemente: non adesso.

lunedì 6 giugno 2016

Ridatemi un mondo analogico!

Forse essere mamma vuol dire che ti parte l'embolo mediamente molto prima rispetto a quando non lo eri.
Sarà la mancanza di sonno? Sta di fatto che ultimamente lo spettacolo che la varia umanità di Facebook dà di sé mi fa venire una gran voglia di mondo analogico.
Seriamente, non so proprio se il signor Zuckerberg abbia fatto un favore all'umanità, inventando Facebook. Propendo per il no.
Chiariamo una cosa, sui social ci sto molto meno, ultimamente (e meno male), ma l'occhiatina ci scappa comunque. E, com'è come non è, mi ritrovo sempre più spesso a pensare che un bell'asteroide sarebbe una gran soluzione.
Ieri, per esempio, uno dei miei contatti commenta una palese bufala: Bruxelles ordina che da settembre ciascuno di noi ospiti in casa un immigrato. Commenta dicendo (testuale): non mi stupisco di chi scrive certe cose, ma di chi ci crede sì.
La pagina Fb è legata a un sito con un nome che è tutto un programma: italianosveglia (no, non ce lo metto, il link. Non sia mai che gli porti anche solo una visita).
Che poi, concordo eccome: l'italiano si dovrebbe svegliare ma non nel senso inteso dai fondatori del sito.
Apriamo una parentesi: è un sito sul quale chiunque può scrivere un articolo e postare. E quando dico "chiunque" intendo proprio "chiunque". Senza fonti, senza controllo, in pratica un inno alla diffusione delle palle.
Se vai a leggere l'articolo (vabbé, chiamalo articolo), scopri che a Bruxelles due politici, l'italiano Alvaro Viziali e il tedesco Norris Chuck sono i padri fondatori di una legge in virtù della quale, da settembre, ogni famiglia deve ospitare un immigrato. Avete fatto caso ai nomi? Sono scritti una riga e mezzo (toh, facciamo due) sotto il titolo. Ma niente, ai leoni da tastiera in odore di razzismo (e sono tanti) è sufficiente il titolo, anzi, no, la parola 'immigrato'. Come i tori quando sventoli la muleta, questi partono a testa bassa in un tripudio di banalità, rancore, odio e italiano sgrammaticato. Un distillato di analfabetismo funzionale, presunzione ed egoismo che ti stende morta entro pochi secondi.
Questa gente non si merita un cazzo.
Poi ci sono i gruppi Facebook, altra invenzione geniale (si fa per dire). Ora, anche io sono in qualche gruppo (riguardante scrittura e lettura). Ogni tanto qualche contatto maleducato mi aggiunge a tradimento ad altri, io mi tolgo, questo mi riaggiunge, io mi ri-tolgo e via così fino a che non la capisce e la pianta.
Però.
Però ci sono alcuni gruppi che sono un covo di disfunzionalità e psicopatia. E il peggio è che, una volta, certi elementi rimanevano isolati nella loro follia. Adesso si ritrovano e si danno man forte in un crescendo di delirio che, in alcuni casi, sulle prime fa ridere, alla lunga ti fa preoccupare.
Come la querelle delle mamme vegane contro l'invidia. Non la conoscete? Ecco, leggete qui, poi non riuscirete più a smettere fino a che non avrete divorato tutte le puntate.
Queste persone esistono. Non sono troll, non lo fanno per far ridere, né per far parlare di sé. Certe cose le pensano davvero, le fanno davvero. E, che è peggio (come diceva Quattrocchi), si spalleggiano.
Il problema non è che sono vegane, è che manca loro del tutto il buonsenso. (Che poi fra la mancanza di buonsenso e il veganesimo ci sia un rapporto di causa-effetto non tocca a me giudicare).
Perché se il tuo cane si sente male e sporca in un negozio (a prescindere dal fatto che dovresti portarlo dal veterinario e non fargli fare tre giorni di riposo sperando che guarisca, povera bestia), tocca a te pulire e la commessa non è cafona perché ti porta il mocio. Questa è semplice buona educazione, cazzo. E, una volta, ti avrebbero fatto notare che le tue pretese erano non solo sbagliate e ingiuste ma anche profondamente maleducate. Lì dentro c'è gente che fa la ricotta con il latte materno e la spaccia alla vicina convinta pure di averle fatto un gran dono.
C'è gente - giuro - per la quale essere vegana è tentare di rianimare (non ho idea di come) un moscerino che è cascato nel bicchiere di succo di frutta. Gente che viene (ovviamente) guardata con perplessità dagli altri avventori e che per questo si sente... confermata nella propria vocazione. Mi guardano male perché sono vegana e tengo alla vita. Ma io, anche se tutti mi tirano sassi, continuo per la mia strada perché sono nel Giusto. Perché ho la Verità in tasca. Sono martire e discriminata (e mi piace tantissmo, mi fa sentire coooosì importante), ma difendo la vita. Praticamente, un'eroina. Giovanna d'Arco mi fa una pippa.
No. Ti guardano perplessi perché vedono una che tenta di fare massaggio cardiaco a un moscerino.
C'è gente che alleva bambini vegani, fruttariani, crudisti e chi più ne ha più ne metta, svezzando neonati col latte di banana e fottendosene allegramente del bilanciamento della loro dieta. Tutelate la vita, ma a quella di vostro figlio non ci pensate? Ma lo sapete che potreste causare dei danni? E si sentono così fieri, così virtuosi, così una spanna sopra noi mangiacadaveri...
Mamme che mandano le bambine alle feste di compleanno ma le dotano di pizze vegane perché non sia mai che mangino quello che mangiano gli altri bambini. Perché tutte le altre mamme sono incoscienti e sventate tranne loro.
Mamme in cura dallo psichiatra che, quando questo fa notare che allattare un bimbo di QUATTRO ANNI è patologico, rispondono che non capisce niente. E qui parte il coro di commenti delle supporters: non tornarci più, da questo. Patologico è il suo cervello. Non è preparato sulla questione, perché mommy knows better. Che loro allattano fino a che il bimbo dirà che la tetta non la vuole più. Ma quando succederà? Quando va alle medie?
E poi ci sono gli antivaccinisti. Quelli che hanno preso una laurea in medicina su Fb. Quelli che ti citano studi a sostegno dell'antivaccinismo, ma non dicono mai fatti da chi. Quelli che si curano con la luce, i numeri, l'omeopatia, insomma con tutto tranne le medicine. E che curano i figli nello stesso modo. Prendere la polemica fra il virologo Burioni e l'accoppiata Red Ronnie-Eleonora Brigliadori a Virus, qualche settimana fa. Hanno dovuto fare una puntata di 'riparazione' tanto è stata scandalosa la conduzione.
Rendiamoci conto che una trasmissione RAI (quindi pubblica, quindi pagata anche da me) invitato un virologo di fama, un professore universitario e poi l'ha lasciato in balia dei delirii di un ex-dj ammuffito e di una starlette posata, senza dargli neanche la possibilità di replicare. (By the way, Red Ronnie si è dedicato anche alle scie chimiche, ultimamente. Chiamando a supporto della sua tesi... il cantante degli smashing pumpkins, la principessa saudita - non altrimenti specificato -, Beck, Prince, i Muse e non so chi altri. Tutta gente che ha fatto della scienza una carriera, certo).
E dall'altra parte dello schermo - e dall'altra parte del monitor - c'è una pletora di gente che non è in grado di comprendere un testo scritto, né quello che gli si sta dicendo. Gente che non aspetta altro se non l'imbeccata facile, la pappa predigerita, senza sforzare (non sia mai!) il cervello.
Queste persone vivono. Queste persone votano. Queste persone fanno danni.
E io sono stufa, sono spaventata, sono disorientata. Perché i figli di questa gente saranno i futuri compagni di scuola di Davide e come faccio a impedire che venga trascinato al loro livello?

"I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società [...]. È gente che di solito veniva messa a tacere dai compari e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel."

Avevi ragione, Umberto. Come sempre.




venerdì 3 giugno 2016

Cosmo Oro 8 - Dune Frank Herbert

Anche se sono più o meno secoli che non scrivo qui dentro, ho continuato a leggere.
Un mucchio di roba a spizzichi e bocconi, tipo Great North Road, di Peter F.Hamilton, di cui ha parlato Davide qui e che è ancora più fico di quanto la recensione faccia supporre (non perché la recensione non sia abbastanza lusinghiera, ma perché è davvero-davvero fico).
E, ovviamente, ho continuato con la mia folle idea di sciropparmi la Cosmo Oro bella intera.
Come avevo scritto alla fine dell'ultima recensione, ero entusiasta di rispolverare Dune.
Tanto entusiasta che l'ho letto tutto in tre giorni. (Ri-letto, in realtà, perché il ciclo di Dune è stato una delle mie monomanie adolescenziali, ma insomma, considerate che si tratta di un tomo bello denso).
In poche, lapidarie parole posso solo dire: Dune è immenso.
Normalmente, io sono una di quelle persone che si incazza a morte quando incontra qualcuno, uno di quei personaggi accultuVati che ci tengono a fare distinzione fra 'letteratura' e 'fantascienza'. Di solito, specificano subito che non si interessano di fantascienza (come se il leggere quest'ultima fosse uno sporco piccolo segretuccio da non lasciar assolutamente trapelare).
Però, nel caso di Dune, una cosa va detta: rispetto alle fantascienza precedente ha un respiro molto più ampio. Molto più da letteratura.
Forse è meglio spiegare con un esempio. Prendiamo Aarn il gioviano.
A me come personaggio stava un po' sulle, ma lasciamo perdere, per adesso. Quel che intendo è che il 99.9% del libro è centrato su quel che Aarn fa.
E lo fa a prescindere da dove si trova. Intendo dire che non c'è una relazione di mutuo interscambio fra il personaggio Aarn e l'ambiente in cui vive le sue avventure. Su un'astronave o su un pianeta sconosciuto, Aarn è Aarn, punto.
L'ambiente in cui si muove non lo influenza e non lo condiziona è più che altro uno sfondo statico, creato per destare meraviglia in chi legge.
Come la giungla per Tarzan: ora, a me Tarzan è un personaggio che piace un sacco, ho letto un po' di libri del suo ciclo (non tutti) e mi ci sono divertita un mucchio, ma la 'giungla' non è altro che un insieme di alberi con animali che ci vivono in mezzo.
Gli alberi sono solo... 'alberi' e lo scopo che hanno è fare in modo che il protagonista ci si arrampichi sopra. Non c'è... specificità, in questa descrizione. Non si parla di clima caldo-umido, né di come l'ambiente influenzi il modo di vita del protagonista.
Quello che Herbert fa, invece, è del tutto opposto. Invece che stringere l'inquadratura sui protagonisti, la allarga e costruisce un mondo intero, sotto tutti gli aspetti: ecologia, geografia, sociologia, politica.
E il rapporto che i personaggi hanno con l'ambiente è uno di mutuo scambio: lo influenzano nell'esatta misura in cui lui influenza loro.
Basta pensare alle Tute Distillanti e alla precisione con la quale ci vengono descritte. Non ci si limita a dire che Dune è un pianeta deserto, ma si ricostruisce una società plausibile per quell'ambiente, ritrovati tecnologici inclusi.
Non solo, il trovarsi in un certo tipo di ambiente ha, per i non-nativi, effetti anche a livello psicologico. L'importanza dell'acqua è difficile da capire per qualcuno che proviene da un mondo nel quale essa è estremamente abbondante.
Arrakis, detto Dune, il pianeta deserto diventa quindi qualcosa di pressoché tangibile, che, leggendo, puoi quasi sentire.
Dune, i suoi giganteschi Vermi delle Sabbie, la Spezia e la costante ossessione per il recupero dell'acqua sono forze con cui i personaggi devono fare i conti... e che condizionano e mutano le loro vite. Impossibile ignorarle. Così come impossibili da ignorare sono le trame politiche che mettono letteralmente in moto la vicenda e che portano a conseguenze inevitabili, soprattutto per Paul.
C'è molto in Dune, ma questo molto non è mai troppo perché Herbert, espertissimo giocoliere, tesse una trama complicata, ordisce molti fili e non ne perde nessuno per strada, portando con sé il lettore in una cavalcata folle su uno dei Grandi Creatori, alla fine della quale ti ritrovi senza fiato... e pronto a ricominciare.
Ma qui non si può ricominciare, bisogna andare avanti...
Cosa mi aspetta? Alfred Elton Van Vogt: Non-A

lunedì 29 febbraio 2016

WePub chiude.

Lo sapevo già da un po' e WePub stessa ne ha dato l'annuncio sulla sua pagina Fecebook due settimane fa. Ma io ho aspettato a parlarne perché oggi è un giorno speciale. 
Quattro anni fa, proprio il 29 febbraio, Ultimo Orizzonte iniziava il suo cammino. A mezzanotte di oggi, il suo cammino finisce, almeno quello con il marchio WePub.
Il sito di WePub è offline.
I link per l'acquisto nella pagina dedicata, qui nel blog, smetteranno di funzionare.
È stata un'esperienza splendida e come prima volta da autrice edita non avrei potuto desiderare di meglio. Ho incontrato persone fantastiche che hanno amato il mio libro, che mi hanno proposto un contratto dignitoso, hanno lavorato con me sul testo senza risparmiarsi e che sono sempre stati di assoluta precisione anche nelle questioni economiche (sì, va detto!).
WePub è stata una casa editrice come le case editrici dovrebbero essere.
Purtroppo, questo non paga. Ma io sono stata fortunata a farne parte.
Da domani, i diritti tornano in mio possesso. Starà a me decidere che cosa fare.
Ho ricevuto una proposta da un'altra casa editrice e sto vagliando il contratto. Non so se accetterò, ma non escludo, per adesso, di autopubblicare sia Ultimo Orizzonte che la Sentinella
Idee ne ho diverse...
Non voglio che finiscano nel dimenticatoio: c'è troppo di me, lì dentro. E c'è tutto l'amore e la serietà di WePub. 
WePub non c'è più ma il suo lavoro resta. E finché Ultimo Orizzonte e La Sentinella del Golfo continuano a esistere, anche un po' di WePub esisterà.



martedì 9 febbraio 2016

Cosmo Oro 7 - Slan Afred E. Van Vogt

Van Vogt è stato uno dei miti della mia adolescenza, quando decisi che basta fantasy. 
In pochissimo tempo, divorai l'intero scaffale fantascienza della biblioteca. Non è che fosse uno scaffale così fornito, comunque. Qui siamo penosamente scarsi, quanto a biblioteca (sigh).
Poi, per anni, non ho più letto nulla di suo, fino a che, un paio di anni fa, non mi è capitato sott'occhio un Urania, in bella mostra sulle rastrelliere dell'edicola sotto l'ufficio.
Slan.
Botta di nostalgia canaglia, mi sono detta 'perché no?' e l'ho comprato.
Non mi è piaciuto affatto.
Ma la settima uscita Cosmo Oro è proprio Slan ed è stata anche la mia prima rilettura: ho deciso che si meritava un altro tentativo.
[Incidentalmente, il protagonista, Jommy, mi ha riportato alla mente un altro ragazzo con poteri speciali, Jomy, dell'anime Toward the Terra (titolo originale: Terra e). Mi domando se Slan sia stato in qualche modo fonte di ispirazione perché, pur con notevoli differenze, ci sono degli elementi comuni. Se avete voglia, guardatelo, a me è piaciuto molto.]
Ora, alla fine non posso dire di aver provato quel misto di irritazione e nervosismo che mi aveva accompagnata durante la prima lettura. Non posso neanche dire, però, di averlo rivalutato del tutto.
Probabilmente è giusto inquadrarlo nella sua epoca storica: considerando che è stato scritto nel 1940 - quindi ben prima della bomba atomica - il suo puntare tutto proprio su questo tipo di energia risultava, per i lettori, una novità affascinante. E anche l'avere al centro di tutto un diverso - uno slan, appunto - e, non solo, un superuomo (perché gli slan, oltre ad avere una forza e una rapidità fuori dal comune e due cuori, hanno anche la capacità di leggere nel pensiero) era per l'epoca decisamente all'avanguardia.
A differenza, per esempio, dell'insopportabile Aarn Munro di Campbell, che ha doti eccezionali, fa di tutto per farcelo notare e, in virtù di esse, non solo è il leader maximo, ma è così cazzuto che nessuna minaccia, nessun pericolo e nessuna situazione disperata riesce a scalfire il suo aplomb, Jommy vive tutta la sua vita in clandestinità, costretto a nascondersi non solo dagli umani, ma anche da un nuovo tipo di slan senza antenne (sì, gli slan hanno sottili fili dorati sulla testa, che, in realtà sono le antenne mediante le quali captano i pensieri).
Anche Jommy ha poteri eccezionali, sia mentali che fisici, ma per tutta la prima parte del libro sono più un pericolo che un vantaggio. Perché gli uomini odiano gli slan e li cacciano peggio che se fossero animali: lo scopo è lo sterminio totale della razza e non si fermano neanche di fronte a donne e bambini. E gli slan senza antenne invece... pure. Anzi, gli slan senza antenne chiamano gli slan con antenne con un nomignolo adorabile: serpenti.
Un amore trascendentale, proprio.
La parte iniziale del libro, con Jommy bambino cui viene uccisa la madre e finisce 'preso in ostaggio' dalla nonnina ubriacona (no, non fa ridere, è una vecchia laida e infida di una malvagità rivoltante, forse il personaggio più riuscito), mi è piaciuta molto. Il tema è insolito, il protagonista molto ben reso, le situazioni incalzanti e i colpi di scena continui. Insomma, a 'sto poverino ne capitano di tutti i colori che a confronto il dolce Remì è un manifesto alla fortuna sfacciata...
Nella seconda parte, Jommy è ormani adulto e sfodera tutta una serie di invenzioni invincibili... e lì mi è piaciuto molto meno. Non so, forse la mia sospensione di incredulità ha iniziato a vacillare. O forse l'autore si concentra molto di più sulle mirabolanti scoperte scientifiche del protagonista che sul protagonista stesso... alla fine il personaggio di Jommy risulta... come appiattito.
Il lieto fine - sì, c'è - mi ha un po' rappacificata con questo libro, ma nel complesso non è fra i miei Cosmo Oro preferiti, quello no.
Mi consolerò ben presto perché, presa dalla curiosità, ho già sbirciato il prossimo.
E ho sparato trentasei colpi di cannone a salve dalla più alta delle mie torri perché il Cosmo Oro numero otto, signore e signori, è Dune. Letto, riletto, stra-letto.
Chissenefrega. Lo si rilegge ancora.
Ci vediamo ad Arrakis: sistematevi bene le tute filtranti e occhio ai vermi delle sabbie!

giovedì 4 febbraio 2016

Cosmo Oro 6 - Furia H.Kuttner

Nella bella versione che ho a disposizione, ogni volume della Cosmo Oro è preceduto da una interessante introduzione di Sam Moskowitz, che si legge con piacere, quasi quanto la storia in sé e per sé. Quella relativa ad Henry Kuttner la è più della media (già assai alta), in quanto il personaggio è piuttosto interessante: immaginate uno scrittore di fantascienza reputato un mediocre più o meno da tutti quelli dell'ambiente che si rivela essere un prolificissimo autore con un sacco - ma un sacco! - di pseudonimi.
Nessuno si era accorto che la mano dietro le storie era la stessa.
Insomma... li ha fregati tutti.
E poi parliamo di uno che corrispondeva con Lovecraft, tanto che, all'interno del Lovecraft circle trovò e prese moglie... quella C.L.Moore alla quale si deve - per esempio - Jirel de Joiry. Il pensiero di marito e moglie che scrivono insieme, in tale simbiosi che era impossibile anche per loro, alla fine, dire chi avesse scritto cosa è semplicemente troppo bella per essere vera.
Furia (Fury) è un romanzo del 1947 (ripubblicato poi con altro titolo nel 1956), ambientato su Venere. La Terra è andata, annientata da un olocausto atomico, un lutto perpetuo che gli umani si portano dentro. Venere non è un mondo facile: dopo novecento anni di colonizzazione, gli umani vivono di Riserve subacquee, protetti da cupole di Impervium, mentre la superficie è praticamente inaccessibile, popolata com'è da una flora/fauna (creature contemporaneamente animali e vegetali) letale, con un'atmosfera troppo ricca di anidride carbonica e con muffe, spore e funghi in grado di uccidere in pochissimo tempo e in modo atroce.
La società umana è nettamente divisa in due classi: quella dominante è composta dagli Immortali, ricchi, belli e sostanzialmente annoiati, e poi c'è il popolo, gli uomini dalla vita breve.
In questa situazione sociale sostanzialmente stagnante (perfino i conflitti interclasse sono ormai sedati), la razza umana è condannata all'estinzione. Non c'è possibilità di sviluppo, nei loro comodi rifugi sott'acqua. A livello di progresso scientifico, è stato fatto il massimo che si potesse fare. La società ha raggiunto il massimo grado di evoluzione: la guerra è stata debellata, le malattie anche.
Occorrono nuove sfide, nuovi orizzonti, se non si vuole rischiare la decadenza totale.
Occorre colonizzare la terraferma. 
Secoli prima, quando ancora le riserve si facevano la guerra fra loro, la terraferma e il mare erano i campi di battaglia per le Compagnie di Ventura, che avevano impiantato degli avamposti, i Forti.
Ma le Compagnie di Ventura si sono estinte quando le Riserve si sono confederate e la guerra è diventata un lontano ricordo. I forti sono stati abbandonati. Nessuno ha più messo piede lassù.
Gli Immortali, almeno quelli che non trascorrono il tempo fra i piaceri cercando di scacciare il costante senso di noia per una vita che è diventata sostanzialmente un'eterna ripetizione) sanno che è necessario espandersi, ma rimandano, in attesa di minimizzare i rischi. L'unico Immortale a rendersi conto che non si può attendere è Robin Hale, l'ultimo dei Cavalieri di Ventura, che non riesce ad adattarsi alla vita senza scopo della Riserva e desidera morire.
Gli umani, a parte pochi insoddisfatti che si vedono tarpate le ali dal dover rimanere nella riserva, non ce l'hanno neanche per l'anima di rischiare la loro già breve vita.
In una situazione così, solo la furia può rompere gli equilibri e crearne di nuovi. E la furia è incarnata in Sam Reed. Figlio di Blaze Harker, immortale, ha causato, nascendo, la morte di Bessi, sua madre. Suo padre, già sconvolto dall'uso di droghe, ha deciso di vendicarsi sul neonato e ne ha fatto alterare il DNA.
Crescendo, Sam non mostrerà alcuna delle caratteristiche fisiche degli Immortali, ma sarà invece basso, tozzo e calvo. Verrà cresciuto dagli uomini e non conoscerà mai le sue vere origini.
E Sam Harker diventa Sam Reed, e, nel tempo, si crea una solida reputazione nel mondo della criminalità organizzata: ladro, assassino, truffatore, non ha la minima idea di quale sia la sua verà identità.
Sa solo che odia gli immortali perché loro hanno a disposizione millenni e lui soltanto poche decine di anni. Sa solo che vuole rovinarli, tirarli giù da quel loro piedistallo. Spezzarli.
E quando gli immortali - nella persona di Zacharias Harker - tentano di ingaggiarlo per far fuori Robin Hale, che sta avvicinandosi troppo pericolosamente ad organizzare una missione di colonizzazione, Sam non trova di meglio che allearsi con Hale, in modo da permettergli di avviare il suo progetto.
Non ci riuscirà alla prima - in effetti, verrà messo fuori combattimento per quarant'anni, addormentato dalla Polvere di Sogno, una muffa venusiana - ma al secondo tentativo, sì. Scoprirà chi è, scoprirà che fine ha fatto suo padre (in effetti, prima di sapere che fosse suo padre).
Ma, alla fine, non basta avere a disposizione millenni per essere un Immortale: cresciuto fra gli uomini dalla vita breve, Sam, pur pieno di risorse, pericoloso e feroce, non ha la forma mentis degli Immortali. Non pianifica a lunghissimo termine e questo fa la differenza.
Perché c'è qualcun altro - il più vecchio degli Immortali, il più segreto, colui che addirittura ricorda la Terra - che riesce a leggere le linee di tendenza del futuro. Una volta avviata la colonizzazione, rese inabitabili le Riserve - forzando quindi Immortali e umani ad uscire dalla loro comfort zone e a riprendere un processo evolutivo - di Sam Reed, divenuto nel frattempo dittatore della Colonia Plymouth, non c'è più bisogno.
Perché, una volta abbattutasi su ciò che la minaccia, distruggendolo, la furia si rivolta su ciò che ha intorno e questo non si può rischiare.
Perciò, una volta esaurita la sua funzione, Sam viene addormentato, a tradimento, con la Polvere di Sogno e questa volta non è destinato a svegliarsi. Proprio come l'Uomo Sotterrato, una letale pianta venusiana dalle lunghe radici nascoste, Sam dorme sottoterra.
Furia è un ottimo libro. Scritto benissimo, elegante, piacevole da leggere anche a livello di prosa, suggestivo nelle ambientazioni, interessante nelle implicazioni sociologiche e nell'analisi della curva evolutiva delle civiltà. Insomma, che altro vi devo dire? Leggetelo!

P.S.: siccome anche le Compagnie di Ventura sono parecchio interessanti, è seguito dalla novelette Scontro nella Notte, ambientata secoli prima di Furia e che ci mostra come andavano le cose quando le Riserve si facevano la guerra. Molto, molto bella anche questa!