venerdì 10 maggio 2013

Wastelands - Stories of the Apocalypse

Il guaio di quando compri tanti libri è che, alla fine, non ti ricordi mai dove, come, o perché hai preso questo e quello. (L'altro è che hai una coda di lettura infinita e in costante crescita).
Questa antologia viene - penso - o dal primo Humble Bundle della mia vita, oppure da uno Story Bundle, o forse no, forse viene fuori dall'iniziativa post-apocalittica della Night Shade Books, comunque poco importa: il succo è... YAY! Ho fatto un enorme affare!
Sono al decimo racconto, il primo è di King e vi dico solo che, finora, è il più scarso. Fatevi due conti.
Roba buona, gente. Molto, molto, molto buona.
Sono affascinata dalle ambientazioni post-apocalittiche. Il pensiero del dopo, di come ci si possa (ci si debba) arrangiare, la scomposizione e il riutilizzo di macchinari, i cambiamenti sociali che potrebbero verificarsi sono per me una fonte costante di meraviglia.
Sarà che questa nostra società così industrializzata - e così votata all'autodistruzione - mi sembra incomparabilmente vuota e noiosa.
Come dicevo, si comincia con il Re - The End of the Whole Mess - e scusate se è poco. Finito quello, mi sono beccata Salvage, Orson Scott Card. A parte che lo amo da quando ho letto Ender's Game, parla di recupero. E di andare sott'acqua. In più il Mormon Sea è geniale. Insomma, è partita la ola. Arrivata al terzo - The People of Sand and Slag di Paolo Bacigalupi (il meraviglioso autore del meraviglioso The Windup Girl) - ho sparato trentasei colpi di cannone a salve dalla più alta delle mie torri in segno di giubilo, ringraziato tutti gli dei dell'universo noti (e anche no) e deciso di fare qualcosa che evito sempre, con le antologie.
Scorrere l'indice. Di solito, preferisco la sorpresa, ma stavolta se il buongiorno si vede dal mattino mi aspettavano meraviglie.
Chi ci ho trovato?
Autori che - ignorantissima me - non conosco (e che non vedo l'ora di conoscere), autori che sono nella mia to read list da secoli e autori che amo. 
Gente che non conosco (e non vedo l'ora di).
  • Mary Rickert, Catherine Wells, Elizabeth Bear, Octavia E.Butler (caso vuole che ho preso in mano uno dei suoi libri giusto l'altroieri in Feltrinelli) e Carol Emshwiller. Mi aspetto moltissimo da loro perché - oh, ve lo dico - sono donne e io sono fiera delle donne che scrivono fantascienza;
  • Tobias S. Buckell: il suo racconto, Waiting for the Zephyr, è così bello che quando sono arrivata alla fine ci sono rimasta male. Ma come? Ne voglio ancora!;
  • Jack McDevitt ma sono una capra io, perché ha una lista di libri, racconti e riconoscimenti lunga un chilometro e pubblica da decenni. Il suo Never Despair è bellissimo e adesso voglio leggere Eternity Road;
  • James Van Pelt;
  • Jerry Oltion;
  • Neal Barrett Jr.;
  • Dale Bailey;
  • David Grigg;
  • John Langan.
Gente nella to read da una vita:
  • Jonathan Lethem - How We Got In Town And Out Again, che è strano forte, perché parla di una maratona non di ballo, ma di realtà virtuale. Bello, ma altri mi sono piaciuti molto di più;
  • Nancy Kress (di suo, ho letto solo dei manuali);
Gente che UAO fangherleggio:
  • Stephen King già citato, sempre valido;
  • Orson Scott Card, la classe o ce l'hai o non ce l'hai. Lui ne ha da vendere;
  • Paolo Bacigalupi come manipola il DNA lui, nessuno mai. Il suo racconto è stre-pi-to-so;
  • Cory Doctorow: amo quest'uomo, il suo When Sysadmins Ruled The Earth è forse quello che mi è piaciuto di più, finora: è una bomba!
  • George R.R. Martin (vabbé, chevvelodicoaffà): Dark dark were the tunnels mi ha fatto strippare e non solo perché amo le ambientazioni sotterranee, ma perché mi ha ricordato due racconti che amo molto: Tumithak dei corridoi e Tumithak a Shawm, di Charles Tanner che si trovano nell'antologia curata da Asimov Alba del domani;
  • Richard Kadrey, il preferito di Marina!
  • Gene Wolfe mito, leggenda, gigante, ari-vabbé, chevvelodicoaffà.
Questo libro è l'equivalente di una gigantesca torta con tutte le cose che mi piacciono di più: mi fa venire l'acquolina e non vedo l'ora di continuare ad affondarci i denti dentro!

giovedì 9 maggio 2013

I musi della Parietaria 17: Ralph Fiennes

Ancora tuuuu, non dovevamo vederci più?
Dopo un considerevole (almeno per me) lasso di tempo, tornano i musI. E siccome tornare è un po' ricominciare - me la sono inventata sul momento, questa, non fateci caso stamane va così - ho pensato di tornare con un bel musO succoso.

In principio fu Amon Goeth, in Schindler's List. In scena non passa molto tempo, ma ragazzi se buca lo schermo! 
Dopo di questo, arriva Strange Days e mi sono innamorata di Lenny Nero in meno di tre secondi (il film, comunque, è uno dei miei preferiti a prescindere da lui e anche se c'è Juliette Lewis, che non sopporto. Che voi sappiate, SD ha qualche relazione con Flashback, l'ultimo libro di Dan Simmons? Ci sono alcune somiglianze impressionanti). Con Il paziente inglese ha fatto il botto. Drammone un po' melenso, ma lui è favoloso - quando non è sfigurato. Poi riesce a far diventare Francis Dolarhyde di Red Dragon un eroe sfortunato e le sue scene con l'attrice che interpreta Reba McClan sono assolutamente favolose.
Ha fatto un filmucolo con JLo: remake di Cenerentola con lei che fa la cameriera in un albergo di lusso.  Parecchio imbarazzante, ma s'hanno da pagare i conti e, in ogni caso, la sua figaggine è un dato di fatto.
Il suo Voldemort è terrificante e senza redenzione - come dev'essere, del resto -, ma quel trucco che gli toglie i lineamenti lo trovo... un peccato mortale!
Voglio vedere Spider - e poi leggere il libro di McGrath da cui è tratto.
Eccolo qua, in tutto il suo splendore: Ralph Fiennes. 



martedì 7 maggio 2013

Once Upon A Time 02x21 - Second Star To The Right

Lo sapete che quella di Peter Pan è una delle mie storie preferite e anche quella che mi ha spaventato di più in assoluto, quand'ero piccola?
Peter Pan non vuole crescere, non vuole invecchiare, non vuole morire.
Tutti muoiono, dice la signora Darling a Wendy, quando la piccola ha solo tre anni.
Anche tu, mammina? chiede lei.
Per un lettore bambino, questo sottotesto è parecchio pesante. Ma qui stiamo parlando di Once Upon A Time, e stiamo parlando della risposta alla domanda che ci si pone fin dall'inizio della seconda stagione: Baelfire è Peter Pan, oppure no?
Potrei dirvelo. O potrei tacere.
Facciamo che ve lo dico, quindi da qui in avanti...

SPOILER ALERT!

Allora, questo episodio, come s'è capito, è incentrato su Baelfire, e inizia nel momento stesso in cui Rumplestiltskin lo lascia cadere nel vortice creato dal fagiolo magico che lo trasporta a... Kensington Gardens, Londra, fine Ottocento.
Pochi mesi dopo, Bae è diventato un ragazzo di strada e viene sorpreso a rubare del pane da una casa. Chi lo scopre è una ragazzina che si chiama - indovinate un po'? - Wendy Darling.
Wendy lo nasconde e gli dà da mangiare finché non viene scoperta dai genitori. In breve, Bae viene adottato dai Darling.
Ed è a questo punto che Wendy gli racconta dell'Ombra. Più o meno da quando Bae è arrivato dai Darling, un'ombra scende dal cielo. Può fare qualsiasi cosa: se gli dai la mano ti farà volare fino a Neverland, un posto fantastico, dove non ci sono adulti a rompere e puoi vivere ogni sorta di avventura. Wendy e i suoi due fratelli sono entusiasti, ma Bae è di tutt'altra opinione: magic always comes with a price e fa promettere agli altri di non lasciarsi assolutamente irretire.
Ma Wendy, alla faccia del fatto che le bambine sono troppo furbe per cadere dalla carrozzina, finisce per volarsene via. Quando ritorna, però, è tutt'altro che contenta.
Perché, sì, Neverland è fichissima ci sono le sirene, i pirati, tutto quanto il cucuzzaro, ma l'Ombra, una volta che ti porta via, non ti lascia mica tornare indietro.
E com'è che sei qui?, domanda Bae con infallibile acume.
Eh, perché l'Ombra non mi vuole. Vuole solo i ragazzi. Quindi stasera dice che torna e viene a prendere uno dei miei fratelli, risponde Wendy "lacrime di coccodrillo" Darling.

Bel casino! Così i tre cercano di difendersi, chiudendosi dentro la stanza, ma l'Ombra ride loro in faccia - o lo farebbe, se avesse lineamenti -, entra lo stesso e si sta per prendere il più piccolo, quando Bae si sostituisce a lui... e finisce per svolazzare all'impazzata su Londra. Quando è in vista dell'Isola, però, si ricorda di avere in tasca dei fiammiferi - li aveva usati per accendere i lumini da notte in camera - e con quelli spaventa l'Ombra che lo molla, facendolo finire in mare, dove viene ripescato indovinate un po' da chi? Dal pirata più fico in circolazione.
Così, ecco qua: Neal-Bae non è Peter Pan. In effetti, Peter non si è visto. C'è solo la sua Ombra ed è abbastanza inquietante, devo dire. Ed ecco perché conosce Hook.

Nel presente, a Storybrooke ci sono guai in vista: Regina è sparita e Emma, LOLlo e consorte sospettano che le sia successo qualcosa. Anche perché fanno irruzione nel suo ufficio a pistole spianate (non si possono guardare, quando fanno Scuola di Polizia) e scoprono: l'unica pianta di fagioli rimasta (anche se i fagioli sono spariti) e anche che l'allarme è stato forzato.
Così, vanno da Gold, il quale 1) ha già litigato con Neal; 2) fa coppia fissa con Lacey (grezza e beona come non mai). Lui non sembra molto felice di vederli, ma deve un favore a LOLlo e lui lo incassa: gli fa preparare una pozione che permette a Snow di vedere, sentire e provare quello che prova Regina. Nel frattempo, Emma è sempre più sicura che dietro a tutto ci sia Tamara, anche se Neal la difende.
La nostra Evil Queen è davvero nei guai: Greg la tortura a forza di scosse elettriche per farsi dire che fine ha fatto suo padre. Si viene a sapere che Tamara e Greg non lavorano mica da soli, no. Hanno delle persone - probabilmente un'organizzazione - che li spalleggia. E il loro scopo è purificare il mondo dalla magia. L'hanno già fatto: Storybrooke  non è mica il primo posto con magia che vedono. (E, a questo punto, capisco come mai Tamara ha ucciso il drago.)
In breve, Emma, Neal, LOLlo e Snow trovano Regina e, mentre Snow e LOLlo si fanno scappare Greg come una coppia di fessi, Emma e Neal sono ancora lì a battibeccare su Tamara, quando proprio lei si rivela: stende Emma con una spranga,  sbatte sul grugno a Neal che è stato tutto un trucco, compreso il loro primo incontro, e poi, come se non bastasse, gli spara pure. A quel punto, Emma si ripiglia c'è una bella scena di catfight - in effetti, Tamara non l'ho mai sopportata, quindi tifavo per Emma - ma la stronza ne sa una più del diavolo e usa un fagiolo magico - che Greg le aveva dato in precedenza - per aprire un portale. Emma sta per cadere, Neal la salva, sembra che sia tutto a posto, ma scordatevelo proprio, il pavimento si apre sotto i piedi di Neal che finisce per rivivere ciò che era successo con suo padre: sospeso sull'abisso con Emma che lo tiene. Lei non vuole mollarlo, quasi quasi si lascerebbe cadere, ma lui le ricorda che deve badare a Henry, grandi confessioni d'amore - che, vabbé, mi lasciano un po' tiepidina - e poi lui cade. Ferito? Morto? Boh, non si sa.
Nel frattempo, LOLlo e Snow portano Regina - un'altra che è ferita, forse morta, non si sa - a casa di Snow e convocano d'urgenza Fata Suorina, mentre Greg è nella foresta. Regina ha confessato di avere ucciso suo padre e di averlo seppellito lì e, infatti, lui trova il cranio e pezzi dei vestiti. Quando arriva Tamara, però, si accorgono di avere in mano più o meno il carico di briscola. Ve lo ricordate il diamante, quello della volta scorsa, quello di Malefica versione zombie? Ecco, quello.
È la chiave per far saltare in aria Storybrooke. Ce l'hanno loro. E sanno a cosa serve.
Ho idea che sarà un season finale con il botto. Nel senso più letterale del termine.

lunedì 6 maggio 2013

L'alienista

Ve l'avevo detto, no?
Prima di tutto, disclaimer: adoro questo libro.
Potrei pure concluderla qui, non fosse che voglio fargli una pubblicità spudorata.
Quindi:
  • se vi piacciono i thriller intelligenti e complicati al punto giusto;
  • se i serial killer e il profiling vi affascinano;
  • se la NY fine Ottocento vi interessa;
  • se volete rimanere con il fiato sospeso fino all'ultimo;
  • se amate i personaggi, diciamo così, scomodi;
  • se vi fa strippare il mix fra personaggi storici e personaggi di fantasia;
  • se volete un solido lavoro di ricerca, personaggi fantastici e un ottimo stile...
dovete leggerlo.

NY fine Ottocento. La città che non dorme mai è un posto violento, fetido e pericoloso. Mentre gli enormemente ricchi lo diventano ancora di più accumulando fortune che diverranno leggendarie (J.P. Morgan, anyone?), nei bassifondi i poveri, gli immigrati e i reietti cercano di sopravvivere in condizioni disumane, la mala sbriga i suoi affari e tira le fila della corruzione come un burattinaio. Theodore Roosevelt è appena diventato Capo della Polizia e non è tanto ben visto perché ha cominciato un profondo repulisti: via la gente corrotta e dentro persone giovani, donne - in via sperimentale e solo come segretarie - e - udite, udite - anche gli ebrei. In questo clima così teso, viene ritrovato il cadavere mutilato di Giorgio Santorelli, alias Gloria, un ragazzino dedito alla prostituzione. Normalmente - se questo può essere considerato normale - nessuno avrebbe investigato: in una città che pare un formicaio, a chi può importare di un ragazzino in più o in meno. Ma Roosevelt non la pensa così e il fatto che - in mancanza di un medico legale disponibile - ad esaminare il corpo ancora sulla scena del delitto sia stato chiamato il dottor Laszlo Kreizler, di professione alienista, dà alla vicenda una piega inaspettata. Perché Kreizler si accorge che sono stati commessi errori terribili, che quello non è un omicidio perpetrato nell'ambiente della mala, ma qualcosa di molto diverso e più terrificante e, soprattutto, che Giorgio non è la prima vittima.
Attorno alla figura di Kreizler - affascinante, cervellotico e geniale, che difende la sua umanità e non la lascia intravedere quasi mai - si muove una squadra di persone dalla reputazione dubbia quanto quella dell'alienista (tacciato da più parti di ciarlataneria): John Schuyler Moore, la voce narrante, giornalista del Times e conoscitore dei bassifondi ripudiato dalla famiglia, Sara Howard, la segretaria di Roosevelt, il cui sogno è diventare la prima poliziotta di NY, i fratelli Marcus e Lucius Isaacson, l'uno specializzato in criminologia e l'altro in medicina legale, discriminati nella polizia sia per la loro fede nei metodi moderni e nella scienza, sia in quanto ebrei. Insieme a loro ci sono i tre "custodi" di Kreizler: Stevie "Steviepipe" Taggart, anni undici, tabagista, scommettitore ed ex-ragazzo di strada, condannato per aver aggredito - con un tubo, da cui il soprannome - una guardia dell'orfanotrofio in cui era rinchiuso, Cyrus Montrose, un nero gigantesco, ex-pianista da bordello che ha ridotto in fin di vita un poliziotto e Mary Palmer, la cameriera, affetta da afasia sia della parola che della scrittura, la quale, a diciassette anni, ha incatenato il patrigno a letto e l'ha bruciato vivo. Tutti e tre sono, in realtà, delle vittime che Kreizler è riuscito a salvare prendendole con sé... ma che non mancano mai di inquietare John a causa del loro passato.
La squadra di Kreizler, messa insieme in segreto perché il loro coinvolgimento può costare a Roosevelt il posto, è dunque composta da, beh, da reietti, da gente che non viene ritenuta, per un motivo o per l'altro, attendibile. Saranno loro, cercando di applicare non solo le tecniche investigative più moderne per l'epoca - per esempio, le impronte digitali, che non erano ancora ammesse come prova in nessun tribunale, o il sistema Bertillon - ma, soprattutto, una forma rudimentale di profiling a cercare di catturare questo assassino. L'indagine sarà ostacolata da innumerevoli pressioni - sociali e non: la mala, con i suoi interessi, le chiese cattolica ed episcopale per una volta unite, che cercheranno di insabbiare il caso... e scordatevi che io vi spoileri il finale.
Insomma, il libro è splendido: non oso pensare quante ore di ricerca sia costato a Carr, ma ha fatto un lavoro egregio. I personaggi sono fantastici: verosimili, tridimensionali, credibili. La caccia all'uomo non ti lascia un attimo di respiro. E, soprattutto, il killer, che aleggia su tutto, anche se non lo si vede fino all'ultimo, la sua vita e la sua psiche ricostruite passo dopo passo, un frammento alla volta.
Ora, immaginiamo che vi stiate chiedendo... e dove lo trovo? Su internet è il modo più semplice.
Ha anche un seguito (L'angelo delle Tenebre) che è, a mio parere, un po' meno riuscito, ma ha al centro una serial killer donna, il che è interessante a prescindere. Caleb Carr ha scritto anche altre cose, che in Italia ovviamente col cavolo, quindi penso che me le prenderò in inglese (e in digitale, visto che ci sono).
Hey! Ancora qui state, dopo tutta la fatica che ho fatto? Filate a procurarvi L'alienista!

Un'ultima cosa. Visto che viene più volte nominato, nel libro, guardatevi questo:

 

domenica 5 maggio 2013

Forse dovrei smetterla...

...di accumulare libri sul comodino! (Ma come facevano a starci tutti, là sopra?!)


L'angolo della monomania: Doctor Who 7x11 - The Crimson Horror

Ok, Mark Gatiss, stavolta mi sei piaciuto. 
Non siamo ai livelli di The Unquiet Dead (lo so, è fastidiosissimo quando qualcuno continua a dire che in passato le cose si facevano meglio!), ma stiamo migliorando.
Yorkshire, 1893.
Succedono cose parecchio strane, tipo ritrovamento di cadaveri completamente cremisi nel canale. In città lo chiamano The Crimson Horror. Il fratello dell'ultima persona ritrovata - un giornalista di nome Edmund - decide di ingaggiare Madame Vastra per investigare. Ha fatto una straordinaria scoperta: a dispetto dell'impossibilità fisica, sulle pupille del morto è rimasta impressa l'ultima immagine che ha visto.
A lui non dice niente, ma Vastra e Jenny rimangono di sale: è la faccia urlante del Dottore.
Sembra che al centro di tutto ci sia Sweetville, una comunità chiusa, governata da Mrs. Gillyflower chimico e ingegnere di talento. Solo i migliori vengono selezionati per andare a stabilirvisi perciò il piano è presto fatto: Jenny si infiltrerà e cercherà il Dottore.
E, in effetti, lo trova, color pomodoro e incapace di parlare e - quasi - di muoversi. Ma gli ci vuole poco per rimettersi in sesto e spiegare - con una sequenza in seppia che ricorda gli albori del cinema - come lui e Clara, diretti a Londra, abbiano invece sbagliato posto e siano capitati giusto durante il ritrovamento di un corpo, abbiano deciso di ficcare il naso, aiutati proprio da Edmund. Di come siano stati ficcati, incoscienti, in un'enorme vasca di liquido rosso... e di come il Dottore sia finito, color cremisi, nella pila degli scarti, destinato ad essere buttato nel canale e salvato solo per un caso da Ada, la figlia cieca di Mrs.G.
Così, in attesa dell'arrivo di Madame Vastra e di Strax, i due cercano Clara. Jenny non capisce di cosa il Dottore stia parlando - Clara è morta, no? - e l'unica risposta che ottiene è It's complicated.
Grazie tante, Doc.
La trovano, Clara. Sottovetro, insieme a un tizio, lei seduta a un tavolino, lui in piedi, con una pompa che li tiene sottovuoto, insomma, un bel valvolone dei tempi che furono. 
Ora voi vi chiederete, perché?
Perché la Gillyflower è fuori di testa e ha in mente di provocare l'apocalisse e poi risvegliare le coppie - apposta ha selezionato i migliori - per un nuovo Eden. E come la provoca, l'apocalisse? Con il veleno rosso che - si scopre - è la secrezione di un parassita preistorico (Madame Vastra lo riconosce) e... non vi dico altro, non voglio spoilerarvi tutto quanto.
La storia si segue bene, il Dottore e Clara stanno finalmente raggiungendo la giusta tensione, Strax è adorabile e Jenny una forza.
Gli episodi ambientati in epoca vittoriana hanno sempre quella allure steampunk che, a livello visivo, non mi dispiace affatto e, anche se la trama è abbastanza classica, non ho avuto la sensazione di "già visto-già sentito" come nei tre episodi precedenti. Il Dottore è meno pasticcione e meno alieno - gioco di parole, lo so, ma è una delle caratteristiche di Eleventh che proprio non mi vanno giù. E ci sono alcuni gadget - due parole: organo e razzo - che mandano in visibilio il Piccolo Nerd.
Continuano le citazioni - "Did you miss me?" - ma le trovo piacevoli.
Quanto al resto... vabbé, ci sono alcune cosucce che accadono un po' "perché sì", tipo il Dottore che sa come eliminare l'effetto del veleno (non solo su di lui, ma anche su Clara), o Edmund che fa irruzione nella cella dove Ada ha nascosto il Dottore e non si capisce come faccia ad aprire la porta, visto che è mezzo morto e che Jenny, in seguito, ha dovuto scassinarla.
In alcuni punti i dialoghi e la recitazione mi sono sembrati un po' troppo caricati, specie da parte di Dame Diana Rigg e specie nel finale (meravigliosa invece Rachel Stirling, che interpreta Ada). Poi... il mostrino era veramente bruttarello, diciamocelo.
Nel complesso, non si avanza molto nella soluzione del mistero-Clara, ma non ho tutta 'sta fretta e una bella divagazione fine a se stessa, scusate, ma mi ci voleva proprio.
Ma perché deve esserci sempre un mistero da risolvere a stagione? Non bastano le avventure che ti capitano quando vai a zonzo per lo spaziotempo?
Adesso, a quanto pare Clara è stata sgamata da Artie e Angie, che, dopo averle mostrato una serie di foto che la ritraggono nelle avventure precedenti, pretendono un giro sul TARDIS (fra l'altro, in una di quelle foto non c'è lei, ma l'altra Clara, quella di The Snowmen).
Nel prossimo episodio (l'ultimo prima del gran finale, a quanto pare) spuntano di nuovo i cybermen e l'ambientazione - un luna park spaziale abbandonato - promette bene. Anche perché l'ha scritto Neil Gaiman.
Vedremo...

sabato 4 maggio 2013

Il vampiro di New York (no, non sbrilluccica).

Come sia finito in casa mia non lo so. Giro bene alla larga dai vampiri, vista la disgraziata deriva buonista che hanno preso in questi anni. 
Però che dirvi? L'altra sera avevo bisogno di degradazione - sapete, quando siete depressi e vi rimpinzate di schifezze, immedesimandovi in Bridget Jones che sbafa cioccolatini mentre canta in lacrime All by myself davanti alla tv - ho frugato e ho trovato 'sto libro. Mi sono detta, massì, una bella vaccatona di quelle con storia d'aMMore insulsa compresa! Perché ve lo racconto (a parte il perché è sabato mattina e non ho voglia di mettermi dietro alle faccende)? Perché per me l'equazione era:
Dracula + trasferta a NY = emulo più o meno triste del già di suo triste Tuailait.
Guardate come quell'insulso aborto di libro ha modificato i miei pregiudizi: l'associazione vampiro-stronzata è partita automaticamente.
Invece il libro non era affatto come mi aspettavo. O meglio, sì e no.
Ci sono i vampiri? Tristemente, sì.
Sbrilluccicano? No.
C'è la storia d'aMMore? Boh.
Insomma, il discorso è questo: il libro si configura come un thriller. Sì, avete capito bene. 
E si muove su due piani temporali distinti: il primo decennio del Duemila - mi pare 2009, ma non ho voglia di controllare - e il 1863. Luogo: NY city, of course.
In pratica: in un cantiere trovano il corpo mummificato - non mummificato con le bende, no, la mummificazione naturale - di un uomo e, siccome 'sto cantiere è di proprietà della solita multinazionale con mani in pasta ovunque (che col cavolo che vuol farsi fermare i lavori), viene iniziata un'indagine. Non solo archeologica - la protagonista è archeologa, casomai ve lo steste domandando - ma proprio di Polizia, con tanto di investigatore assegnato al caso, perché tipo la multinazionale sostiene un candidato sindaco "dei ricchi" il quale (va da sé) è razzista, xenofobo e pure un po' bastardo e vuole evitare che il candidato dei poveri (ovviamente nero) sfrutti il disinteresse per il  morto in campagna elettorale. Perché il morto è un marinaio. Un marinaio di colore.
L'altro piano temporale è il 1863: il conte Draculia (sì, scritto così) sbarca a NY sotto il nome falso di Enoch Bale (dopo essere scampato a un naufragio, tanto per gradire) e dopo poco arrivano i fratelli Van Helsing, da poco orfani di padre, che inseguono il vampyr (sì, scritto così), per vendicarsi.
L'indagine e la caccia all'uomo alla fine si riveleranno strettamente connesse e l'una permetterà di svelare il segreto dell'altra.
Ora, normalmente io sono abbastanza rognosa con le rivisitazioni e il riutilizzare personaggi altrui (a meno che lo scrittore non sia Kim Newman. Lui può fare tutto!). Se poi parliamo di Dracula, lo sono ancora di più (a meno che lo scrittore non sia Kim Newman l'ho già detto?).
Mi aspettavo un orrido paranormal romance e no, non lo è. Almeno mi sono risparmiata la storia d'aMMore melensa. Si legge, eh. Voglio dire, mi aspettavo peggio.
Però:
  1. Draculia che è bravo ma ce l'hanno tutti con lui? No. Scusate, no. C'ha pure la tisi come Mimì. Gli manca solo qualcuno che gli canti che gelida manina.
  2. Il fedele servo cinese di Draculia. Really?
  3. I cattivi, anzi, kattyvi sono i dampiri, che sono brutti, sporchi e pure scemi.
  4. Il Kattyvo - notare la kappa maiuscola - che è fuori di testa come un poggiolo e pure vampyr rinnegato e serial killer no. Fra l'altro, Draculia lo insegue da 'na vita, non è mai riuscito a ucciderlo e lo fa fuori  l'archeologa in due - dico due - righe?
  5. La figlia di Van Helsing si chiama Echo. E gli altri come si chiamano, Charlie, Tango e Bravo? Mapperfavore!
  6. Che-diavolo-è-quel-finale?! Appiccicato con lo sputo, insulso, che non c'entra una ceppa col resto, ma perché? L'archeologa che si fa vampirizzare per vedere il futuro? Di tutte le cose sceme...
  7. In realtà, questa è una storia vera che Bram Stoker avrebbe sentito da Mark Twain che era parente di una delle tizie coinvolte con Echo Van Helsing? Ma anche no, grazie.
  8.  L'archeologa che discende da Echo Van Helsing? Ma anche no, grazie II la vendetta.
  9. Come mi suggerivano - a giusta ragione: Fanucci, la copertina con il tizio sbavato - fra l'altro il vestito non si può guardare e il cappello manco - è leggermente fuorviante. No, così per dire, eh.
Però un lato positivo c'è - a dire la verità ne ha diversi: non è eccelso, ma neanche indegno - la parte ottocentesca, combinata con la presenza di un assassino seriale, mi ha fatto venire voglia di rileggere uno dei miei libri preferiti di sempre. L'Alienista. Ve ne parlerò, prima o poi.