martedì 27 novembre 2012

Un buon libro.

Uno pensa che le recensioni più piacevoli sono quelle in cui ti fanno i complimenti senza se e senza ma. Quelle in cui ti dicono che il tuo libro è supercalifragilistichespiralidosamente fantastico e non c'è nessuno che scrive come te al mondo e che "ma dove sei stata, tutto 'sto tempo"?
Lo ammetto: sono dei bei grattini all'ego.
Però.
Non è per distinguermi, né per fare la precisina della fungia (cit.): è che io sono sempre pronta a pensare il peggio di quel che scrivo. E quando dico il peggio, intendo proprio Il.Peggio.
Perciò, quando fanno i complimenti, come dire, mi ritrovo a pensare che il recensore sia stato troppo buono. Vado più d'accordo con recensioni in cui si sottolineano pregi e difetti. (Questo non significa che poi io non mi fustighi in separata sede perché avrei dovuto fare meglio). 
Con quelle che sottolineano solo difetti vado d'accordissimo, nel senso che credo a ogni singola sillaba e, di conseguenza, inizia il tour nel magico paese del Faccio-Schifo-Dovevo-Rimanere-Inedita.
Questa, che ho scoperto oggi, mi ha resa felice.
Per alcuni aspetti, le mie scelte - stilistiche e di trama - non hanno convinto il mio recensore. E alcuni dei suoi appunti non hanno convinto me (altri, invece, sì).
Ma c'è una singola, singola frase che mi ha fatto toccare il cielo con un dito: Ultimo Orizzonte è un buon libro.
Scusate se è poco!

lunedì 26 novembre 2012

Aggiornamento NaNoso 2

Ci siamo quasi. Qualche parola più di duemilacinquecento mi separa dalla vittoria... anche se probabilmente per la conclusione me ne serviranno sessantamila, anziché cinquantamila.
Poco male. La soddisfazione di concludere la prima stesura (anche se fa così schifo che, probabilmente, vorrò strapparmi gli occhi quando la leggerò) non è paragonabile con nient'altro, per me!

Sing for Absolution

Sono di corsa, ma voglio condividere quello che sto ascoltando in loop stamani. 


(Scommetto che nessuno si spiega come mai il video mi piaccia tanto, eh?)

domenica 25 novembre 2012

Aggiornamento NaNoso!

In questi giorni, fra lavoro e NaNo, ho abbandonato un po' questo minuscolo angolo di cyberspazio.
Anche stasera, a dire la verità, sono qui piuttosto di corsa: sto cercando di rilassarmi un attimo prima di dare la scalata alle quarantaquattromila parole.
Ormai siamo in fondo: la barra blu del Word Count (quella sul sito del NaNo, l'altra, qui accanto, è rossa) è quasi piena. E non è stato facile, ieri ho tirato fuori più di quattromila parole per rimettermi in pari, dopo che tutta una serie di sfighe di vario genere e tipo mi avevano messo il bastone fra le ruote.
Comunque, ce l'ho fatta: sono tornata in carreggiata.
Sono arrivata al punto cruciale, tutto sta per compiersi e ho iniziato a mietere le prime vittime. Non vedo l'ora di metterci un punto per poi iniziare a lavorarci su. Una volta che la storia va dalla A alla Z la posso smontare e manipolare e quella è senz'altro la fase che mi piace di più.
Però prima la parola fine. Ed è per questo che vi dico ciao e filo a scrivere!

venerdì 23 novembre 2012

Un anniversario.


Ho sentito parlare di loro per la prima volta di loro sulla pagina Fb del Writer's Dream.
In termini a dir poco entusiastici e visto che, com'è noto urbi et orbi, WD non si fa certo scrupolo a bacchettare e smascherare (con giusta ragione) editori truffaldini e a pagamento, era un bel biglietto da visita.
Io alla pubblicazione unicamente digitale proprio non avevo pensato. A dirla tutta, avevo pensato poco pure alla pubblicazione tout court.
Però... però il manoscritto nel cassetto c'era.
Sapevo che il mio scritto valeva qualcosa e non per scienza infusa o egomania all'ennesima potenza, ma perché i riscontri al Torneo Letterario erano stati più che buoni. Ma sapevo anche che, per un mercato editoriale come quello italiano, era invendibile: un romanzo fantastico semi-dialettale, ambientato in una città sfigata, senza vampiri sbrilluccicosi, senza protagonista Mary Sue in distress e senza l'ombra di romance (anzi, con un velato accenno a un romance gay)? E chi mai ci avrebbe investito su dei soldi?
Voglio dire, era talmente chiaro che non mi ero nemmeno fatta del sangue marcio.
Ma quando ho letto la presentazione di WD mi sono detta: ben venga il digitale, se mi permette di scrivere quello che mi piace, come mi piace e di essere indipendente dalle mode del momento. Al grido (mentale) di "Stay Hungry, Stay Foolish", ho mandato il romanzo.
Ho trovato un editore con la E maiuscola, che mi ha proposto un contratto a regola d'arte, che mi ha trattata con professionalità assoluta (e contagioso entusiasmo), che ha curato l'editing del testo, che ne cura e ne curerà la promozione
Che ha creduto in me e nel mio romanzo e questo è più unico che raro.
Quando ho parlato con Andrea per la prima volta, subito dopo aver ricevuto la mail che mi comunicava il loro interessamento, ho avuto una sensazione piacevolissima e straniante. Mentre lo ascoltavo illustrare come sarebbe stato l'iter che ci avrebbe portato al testo finito, (editing in due fasi e correzione bozze) e lo ascoltavo dire cose del tipo "la promozione ci teniamo a curarla noi", avevo l'impressione di essere atterrata, non so bene come, nel Paese dei Balocchi dello scrittore esordiente, solo senza la fregatura di trasformarmi in ciuco.
È passato un anno.
Ultimo Orizzonte è lì, in vendita.
Dopo aver subito un editing lungo e accurato.
Dopo essere stato rivoltato come un calzino.
Dopo che un professionista con la P maiuscola l'ha letteralmente spulciato, trovando punti deboli, incongruenze, carenze nella caratterizzazione, spronandomi poi a porre rimedio, modificare, approfondire, senza mai accontentarsi del "buona la prima".
Dopo che le bozze sono state corrette, ri-corrette e poi corrette ancora una volta per buona misura.
E io sono qua a dire che un'altra editoria è possibile. E che WePub ne è un esempio.
Con loro non c'è trucco non c'è inganno, signore e signori. Sono esattamente quel che dicono di essere.
Perciò, se vi prendono, sentitevi fortunati: non potete trovare persone migliori.

Fantascienza verosimile: L'ultimo cosmonauta.

Manco a farlo apposta, già che in questi giorni rimuginavo su fantascienza e verosimiglianza (non c'ho un cacchio da fare, che volete?), mi arriva la mail di DelosBooks e, fra le altre cose, parla di questo libro.
Potevo farmelo scappare? Che domande, certo che no.
Ora, un paio di note veloci veloci: costa quattro euro e novantanove, che cominciano a essere tantini, per quello che mi riguarda. Lo so che il prezzo degli ebook è una delle diatribe del momento, ma non ci voglio entrare più di tanto: se costa troppo non lo compro e fine della storia. Però non ha i DRM e questa è una cosa furba: a me, come penso a ogni lettore del globo terracqueo che abbia familiarità con il digitale, rompono supremamente le scatole. Impedire la pirateria con un sistema che:
  • tratta il pubblico pagante come un potenziale ladro;
  • complica la vita;
  • si leva in quattro rapidi passaggi;
è proprio il modo migliore di invogliare la gente a comprare sì-sì. Perciò, brava la Delos che li ha tolti. Volesse il cielo che anche le altre c.e. arrivassero a fare lo stesso.
Comunque, non divaghiamo (cacchio, io divago sempre! Ma sarà possibile?): il libro.
Domanda secca: mi è piaciuto? Molto. Ho fatto fuori le cento pagine (centodue, per la precisione) in poche ore.
In pratica, è la storia del ritrovamento e dell'esplorazione di un'enorme nave aliena - che i russi hanno soprannominato Matrioska - che è comparsa nel sistema solare. Il racconto è ambientato nel futuro - in un futuro molto prossimo - in cui solo la Russia (e a fatica) sta continuando il programma spaziale. Saranno i tre cosmonauti Dimitri, Galenka e Jacov a cercare di svelare il mistero di questo enorme manufatto. Non voglio anticipare più di tanto la trama, solo incuriosirvi.
La narrazione - in prima persona, ma molto, molto ben gestita - è fatta da Dimitri, l'ultimo cosmonauta, appunto, dell'equipaggio della Tereskova (apro parentesi: adoro questo nome! La prima donna nello spazio: Valentina Tereskova. chiudo parentesi), la nave inviata a prendere contatto con la Matrioska tramite un rover apposito, il Progress. Ovviamente, le cose non sono andate lisce, infatti lui racconta anni dopo la fine della missione, quando riesce a evadere dall'istituto psichiatrico in cui è stato rinchiuso per cercare di trasmettere ciò che sa all'unica astronoma che era riuscita a intuire la vera natura della Matrioska e che, per questo, era stata ostracizzata. (E anche qui non vi dico di più.)
Le scene ambientate sulla Tereskova sono molto ben scritte e - sì - molto verosimili (del resto, Reynolds lavorava per l'ESA, quindi gioca in casa e scusate la quasi-rima). Non è male neanche quello che succede agli astronauti dentro la Matrioska - no che non ve lo dico! - ma è forse la parte con meno originalità. Invece, l'analisi della situazione sociopolitica russa, che si riesce a dedurre dal parlato e dall'ambiente in cui si muovono i personaggi, è la cosa migliore, secondo me. Reynolds non ci rifila pipponi per spiegarci la rava e la fava e lascia che noi lettori ci arrangiamo a capire... e fa bene. Inoltre, ci molla un bel colpo di scena finale e, sì, ci lascia con un po' di domande in sospeso, ma non per un difetto nella costruzione della trama. Solo perché quando si toccano certi paradossi - e qui taccio - è inevitabile porsi degli interrogativi.
Insomma, a me è piaciuto, l'ho trovato interessante, appassionante e ben scritto. I quasi cinque euro li valeva e penso che leggerò ancora qualcosa di questo autore.
La traduzione mi sembra ben fatta - quanto meno, non ci sono frasi palesemente a pera - il che è già qualcosa, visto l'andazzo attuale.
Un'ultima precisazione che non riguarda il libro, ma l'ebook: non so se sia il mio reader o meno, ma alcuni caratteri speciali - presumo la ç o qualche cosa del genere - non vengono visualizzati. Al loro posto c'è un punto interrogativo. Ecco, questo un po' mi dà fastidio.
Ah, l'autore ha un blog, questo. Ho dato solo un'occhiata, ma sembra interessante.


Adesso sto leggendo questo qui e devo dire che mi sta piacendo. Cioè, sono solo al secondo racconto (parla un pilota di cargo spaziali!), ma me lo sto godendo parecchio. E poi è lungo: quattrocento e passa pagine di racconti! Ho di che essere felice per un bel po'. Credo proprio che, se continua a mantere questa qualità, ve ne parlerò!

 

martedì 20 novembre 2012

Il primo meme della Parietaria

E così Domenico mi ha tirato dentro un meme. Il mio primo meme!
Si chiama Premio UNIA.
Perché "premio" non lo so, visto che non si vince niente, ma tant'è. La cosa funziona che io rispondo a delle domande e poi le passo ad altri sette disgraziati (che, immagino, saranno felicisssssimi).
Qual è il primo libro che hai letto in assoluto?
Facile! Arthur C.Clarke Le porte dell'Oceano.
Hai mai fatto un sogno ispirato a un libro che hai letto? Se sì, racconta.
Non mi ricordo quello che ho mangiato a pranzo, posso ricordarmi se ho mai fatto un sogno ispirato a un libro?!
Qual è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?
Dipende. A volte una cosa, a volte l'altra. Poi però il libro deve passare il test delle dieci righe, sennò rimane dove sta.
Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio? 
No. Sono donna di cuore duro e occhio arido!
Qual è il tuo genere preferito?
Ho dei problemi con il concetto di "genere", nel senso che di solito preferisco opere non ben inquadrabili. Mi piacciono le commistioni insolite. Tuttavia, sono più propensa alla letteratura fantastica (anche se poi non disdegno quella impegnata o i saggi). Ultimamente ho una spiccata monomania per la fantascienza. (Mannò! Non l'avreste mai detto, eh?)
Hai mai incontrato uno scrittore?
Qualcuno. Sono esseri umani pure loro: due gambe, due braccia, una testa, eccetera eccetera. Anche se alcuni sembrano convinti di essere super solo perché mettono parole in fila...
Posta un'immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura:
Non un'immagine. Un video. Questo.

Adesso dovrei nominare sette disgr.. ehm, altri blogger, ma... siccome tutti quelli che conosco e stimo sono già stati tirati in mezzo, lo evito!