martedì 6 novembre 2012

Survivor

No, è che ci sono delle volte in cui un po' ti senti una sopravvissuta.
Tipo ieri sera. Giornata pesante al lavoro, ma lasciamo stare, lo si sapeva, ero preparata. Arrivo a casa e il pensiero delle duemila parole, onestamente, mi sconfinferava molto poco. Voglio dire... c'erano la puntata nuova di Once Upon a Time e quella di Downton Abbey a fare le sirene della procrastinazione.
E invece no.
Perché ci siamo ritrovati senza telefono e senza rete: capita, quando cambi gestore telefonico.
Evvabbé, mi son detta, si vede che era destino. Meglio, nessuna distrazione, così scrivo e faccio la brava ragazza. (Notate, please, l'atteggiamento positivo: Pollyanna, prendi appunti!)
Mentre la carne scongela, accendo il netbook, per una rilettura veloce di quanto già fatto. E il progetto di Scrivener è vuoto.
Ho un momento di rigetto della realtà e lo spengo, ma, per non saper né leggere né scrivere, gli impedisco di backuppare.
Lo riavvio. Nisba.
Entro nella cartella Dropbox e cerco di far partire direttamente il project file, prima, e una conflicted copy, dopo. Quest'ultima risale alla fine d'agosto (pianificavo già allora), ma che, vogliamo pure fare gli schizzinosi in un momento di crisi nera?
Completamente. Vuoto.
Niente testo, niente appunti, niente index cards, niente immagini. 
Niente di niente.
Petrificus totalus, per dirla in modo potteriano. Fisso la schermata e non riesco a capacitarmi di come-diavolo-sia-possibile.
Dopo qualche decina di secondi, la guaina di pietra che avvolge il mononeurone si crepa e lascia passare un'onda sonora ad altissima frequenza. Traduzione: il backuuuuuup! dov'èèèèè il backuuuup?
In rapida sequenza: manuale (ovviamente in inglese, ma quello è il minore dei miei problemi), trovo la cartella dei back up. Dovrebbero essere file archivio, ma - che strano - hanno l'icona generica di Windows e non quella con la pila di libri. Va bene: don't panic (provo l'impulso di procacciarmi un asciugamano, che non si sa mai, ma soprassiedo). Seguo passo passo i consigli del manuale, perché lo so che, se tento di fare di testa mia, combino qualche casino.
Ligia come un soldato modello, copio l'ultimo .rar sul desktop e tento di aprirlo.
Solo che il pc non me lo riconosce.
Non c'è WinRAR. Ho un maledetto sistema operativo che non prevede uno strumento di apertura degli archivi di suo?! Ce l'aveva Xp, dannazione, Seven starter invece no? No. Rassegnati.
Ora, a questo punto ammetto di aver brevemente (ma intensamente) considerato l'idea di spalancare la finestra, afferrare il netbook (che è un cosino anche gradevole a vedersi, bianco e rosa pastello), e imbelinarlo di sotto con tanti saluti e baci.
Invece no. Mi sono fatta prestare una chiavetta USB dalla dolce metà (e dov'era la mia chiavetta, quando serviva? In ufficio), ho preso il file di backup e l'ho passato sul Vaio. Che è un computer serio - sette anni e fila ancora che è una bellezza - e ho finalmente potuto estrarre i dannati file dal dannato archivio.
Con il cuore in gola, ho avviato Scrivener. C'era tutto.
Ora, non so per quale motivo sia successo questo inconveniente, ma ho ottenuto due cose: ho imparato dove sono i back up ed ero talmente felice, dopo, che mi sono messa lì e, grata al mondo, ho scritto le mie duemila parole.
Tié, Pollyanna, piglia e porta a casa!


7 commenti:

  1. 1: in questi casi è sempre utile lancare improperi di qualsiai genere (le bestemmie, anche se non eleganti e da me non considerate, son comunque valevoli.
    2: oltre alle chiavette, siccome ti fai il mazzo, salva anche su google drive. Io lo faccio spesso e ho sempre tutto o quasi a portata di click.
    3: fai vedere al pc un grosso martello/piccozza -a tua scelta-
    4: ma che combini?

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    1. 1. no, no, niente madonne. però improperi ne ho lanciati parecchi.
      2. ho i files salvati su Dropbox ma... ero senza rete!
      3. buona idea: potrei usare il martello da geologo.
      4. non io! il computer!

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  2. Tutto e bene ciò che finisce bene! :D

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  3. 4: è sempre colpa degli umani.
    E non contraddrimi, sai che ho conoscenze... particolari.

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    1. Ma non sono mica umani... sono gli strani che attrai tu! (guarda che voglio il post sull'Ubivecchia!)

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    2. Ci starei lavorando. Nel senso che da qualche parte c'è.
      Attenzione che uno strano attrattore potrebbe essere lì con te.

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