mercoledì 18 giugno 2014

Un punto di vista maschile: Se vuoi davvero capire un uomo...

Per la prima volta la Parietaria ha un ospite.
Un po' di tempo fa mi è stato chiesto: "facciamo scambio di post?"
E io, che, fra le altre cose, mi sentivo in colpa per lo stato di abbandono in cui versava il blog, ho risposto: "Facciamolo!"
Così - in modo tutt'altro che epico - è nata l'iniziativa post scambievoli: ogni tanto -  non abbiamo definito una  cadenza regolare - troverete post non scritti da me.
Questo è il primo.
Ecco a voi Marco!


Io leggo qualsiasi cosa. Davvero. Non esiste stampato che non passi al vaglio della mia rete neurale senza essere guardato, letto, interiorizzato.
È più forte di me, lo è sempre stato e, credo, sarà così per sempre.
Mia madre racconta che, quando ero bambino e prendevamo l'autobus, io mi ostinavo a non voler sedere: c'era da leggere così tanto su quei tettucci, tra pubblicità di montascale, merendine e altre cose per me allora imperscrutabili, che percorrevo il corridoio centrale del mezzo senza nemmeno chiedere permesso pestando i calli degli altri avventori.
Cosa c'entra tutto questo con la comprensione maschile?
In realtà questo preambolo si ricollega al vecchio post intitolato Per capire veramente una donna…, in cui Valentina asseriva di essere schiava della parola scritta e raccontava del contenuto della sua borsa che conduce, inevitabilmente, alla conoscenza dell'universo femminile a cui questa appartiene. La borsa, non Valentina.
Non appena letto il suo post da bravo maschio mi sono subito detto E un uomo da che lo capisci? E subito mi si è accesa una lampadina. Più che una lampadina è stato un disagio: le tasche dei miei pantaloni sono sempre piene di qualsiasi cosa che mi impediscono di sedere comodamente, ma non sia mai che me ne privi. No, le tasche dei pantaloni si rivoltano solo davanti l'ineffabile e inespressivo oblò della lavatrice il cui giudizio pulente già a quaranta gradi può essere fatale.
Mi sembra perciò giusto indagare ora cosa c'è in queste benedette tasche e confrontare le esperienze con la padrona di casa del blog.
Se affondo la mano nella tasca destra trovo tre grossi sassi tondeggianti. Imbarazzante: qualcuno si sarà chiesto perché celi una grossa lepre nei pantaloni.
La sinistra, più accessibile, si dimostra maggiormente sorprendente. Superata la barriera delle chiavi di casa, trovo un piccolo involto composto da tre scontrini. Uno della gelateria (cono da € 1.50 due gusti e doppia panna), uno della grossa libreria palcoscenico delle mie pause pranzo e infine uno illeggibile. I tre pezzetti di carta contenevano dei semi. Dove, come e quando li avrò presi? O qualcuno me li avrà messi lì? Propendo maggiormente per questa ultima ipotesi.
Ma c'è altro che mi pungola; una chiave a brugola di media misura. Insomma non sarà un cacciavite sonico ma è altrettanto versatile: per riavvitare i bulloni della bici, le ruote dei carrelli delle nonnette in difficoltà, rimettere in riga i mobiletti di fabbricazione svedese e per fare il fico di quelli sempre pronti all'azione quando qualcuno chiede proprio Ah se avessi almeno una brugola per risolvere questo problema. Ora, non so, ditemi voi, ma non penso che dalle mie tasche si capiscano cose belle di me.

martedì 17 giugno 2014

Happily addicted to reading

L'altro giorno ho detto, causando l'irrefrenabile ilarità del mio amico Marco, che non avrei più comprato libri fintanto che non avessi esaurito i non letti nel Paperwhite (il giorno dopo ho comprato La Via dei Re di Brandon Sanderson, ma era in offerta su Amazon a 1.99€, non lo potevo proprio lasciare lì. Fra l'altro, è stato Marco a passarmi il link, perché io non mi ero accorta dello sconto. Non so se ringraziarlo o trattarlo come un sabotatore di buone intenzioni).
Comunque sia, ho deciso di fare una lista.
Io amo le liste. Scriverle mi mette sempre in un mood piacevole: è mettere in ordine il caos, operazione che il mio io da control freak gradisce molto. D'altra parte, non è detto che le rispetti sempre punto per punto (in pratica non accade mai), ma fa parte del gioco: in fondo, la me stessa incontrollabile deve far pur pesare la sua presenza, no?
Comunque, ecco qua, la mia lista di lettura per i prossimi mesi:
  1. finire la serie Dresden Files di Jim Butcher. Quindici libri in tutto e sono a metà del quarto. Un mix di urban fantasy e poliziesco, con un protagonista che ricorda i detective hard boiled anni '40 e che è anche un mago. Sfigato quanto basta, cinico quanto basta, con la preoccupante tendenza a finire coinvolto in situazioni molto più grandi di lui.
  2. iniziare e finire Il ciclo di Ambra di Zelazny. Da quando ne ha parlato Davide ho una voglia matta di leggerlo. Dieci volumi in tutto, mica cotiche.
  3. iniziare e finire il Ciclo del Nuovo Sole di Gene Wolfe. Anche di questo ha parlato Davide e, come al solito, mi ha fatto venir voglia di leggerlo.
  4. i primi due volumi della trilogia Magic Ex Libris di Jim C.Hines (Libriomancer e Codex Born. Il terzo volume, Unbound, non è ancora uscito)
  5. la Prospero's Daughter Trilogy di L.Jagi Lamplighter (Prospero Lost, Prospero in Hell, Prospero Regained)
  6. Leggere gli altri volumi del Ciclo di Pern di Anne McCaffrey. Il primo, Il volo del drago, mi è piaciuto da morire, quindi non vedo l'ora di tornare fra i dragonieri di Pern.
  7. Finire The walrus and the warwolf di Hugh Cook, in cartaceo. Amo comprare l'usato su ebay, specie quello difficile da trovare. Voglio capire se è vero che un certo tipo di scrittura è da donne o no. Per ora il protagonista - un immane cazzaro - mi fa morire dal ridere.
  8. Leggere Eroi dei due Mondi e Buran di Davide, l'ultimo uscito per la neonata MoonBase Factory, Blooper me lo sono divorato, ne parlerò presto. Ovviamente, se - scodinzola speranzosa - uscisse un'altra avventura di Aculeo&Amunet, essa avrebbe un posto in caldo nella reading list.
  9. finire Cat Daddy - What the World's Most Incorrigible Cat Taught Me About Life, Love, and Coming Clean di Jackson Galaxy. Mi piace molto il suo programma My cat from hell, mi è stato utile in diverse occasioni perché la mia Mina è  una gattina dolcissima, ma con un passato turbolento che l'ha resa paurosa. Non è la classica gatta che fa le fusa a tutti e si struscia su chiunque: è timida, spaventata, va trattata con delicatezza e pian piano rassicurata. Per stupido che possa sembrare, vedere come un professionista approccia determinati comportamenti, ne spiega le cause e quali espedienti usa per correggerli ha fatto la differenza. Non di tanto, abbiamo ancora molta strada davanti, ma mi ha già impedito diverse volte di assumere atteggiamenti sbagliati.
Ovviamente, in tutto questo ci sono un po' di letture "di documentazione", che non sto ad aggiungere ma che non sono meno impegnative e un po' di manuali di scrittura, perché ripassare non fa mai male - da poco ho ripreso in mano Mugging the Muse.
In fondo, però, il bello di leggere è che ne hai a sufficienza per molto più di una vita!

lunedì 16 giugno 2014

Racconta scrivi ama

Semplice, vero?
Io ci ho messo anni per arrivarci.
Anni di storie abortite perché pianificate con troppo dettaglio e troppo in anticipo, ingabbiate a forza in schemi troppo rigidi e definizioni che capivo (se andava bene) solo a metà.
Anni di frustrazione e ancora ne porto i segni addosso. Sono piccole, ma sono le mie cicatrici e non ho più voglia di nasconderle come se fossero qualcosa di poca importanza.
Questa fase è durata tanto, è durata troppo.
E poi, non so bene come sia successo, ci sono arrivata. 
Non l'ho formalizzato in un aforisma, ma, in modo ancora più semplice, mi sono limitata a farlo.
Scrivere senza pensarci su.
Scrivere solo per il piacere di farlo, mandando alle ortiche le regole dei manuali e i patemi da "ma cosa dirà chi mi legge?" (era seguito subito da "chi vuoi che ti legga, cretina?").
Scrivere per raccontarmi una storia.
Scrivere come leggere, per voltare la prossima pagina e scoprire che cosa succede poi.
Ha funzionato.
Per sgombrare il campo da fraintendimenti, io i manuali li leggo. E li studio (non è scontato che sia la stessa cosa). Prendo pure appunti. In casa (e nel Paperwhite) ne ho tanti - alcuni li ho trovati utili, altri meno. Non li idolatro, non ci sputo sopra: mi limito a prenderli cum grano salis.
Ma per me il primo passo, la prima stesura, va fatta in piena e assoluta libertà.
Non è un'opzione fra tante, non ho un'altra scelta. Io o faccio così, o non funziono.
Perciò, questo è il mio consiglio.
Dimenticatevi i temi, gli archi di trasformazione, i viaggi dell'eroe e seguite l'istinto. Divertite voi stessi: scoprite i vostri personaggi, scoprite il loro mondo.
Siate curiosi. Siate esploratori. Osate. Mescolate generi diversi, non fuggite dalle stramberie, piuttosto fateci amicizia e nuotate in mezzo a loro. Scoprirete che non mordono, raccontano le barzellette. Escludete il mondo, non pensate al pubblico, a quel che va di moda, a quel che ha più possibilità di attrarre un editore. Scrivete per voi, e per voi soli, raccontatevi la storia che vorreste leggere. Godetevi la sensazione di non dover rendere conto di niente a nessuno.
Sentitevi liberi. Non c'è niente di meglio.
Portate a casa la prima stesura, mettete quel punto finale e amate il processo che vi porta a farlo. Amatelo ogni secondo che vi impegnerà, perché dopo le cose cambieranno.
Dopo dovrete essere rigorosi, critici, ferocemente pignoli e pretendere da voi stessi più di quanto il lettore più orrendamente maldisposto nei vostri confronti potrebbe mai fare.
Dopo vi preoccuperete della gestione del punto di vista, del viaggio dell'eroe e dell'arco di trasformazione del personaggio.
Dopo vi porrete il problema del tema portante e vi farete venire la nausea a forza di lavorare sulla struttura.
Dopo dovrete verificare ogni vite e ogni rivetto della vostra ambientazione, controllare ogni ruota dentata e ogni collegamento, più e più volte.
Dopo dovrete fare schemi, piani e diagrammi a blocchi.
Dopo dovrete smontare la vostra storia, scinderla nei in tutti i suoi elementi e poi ricombinarli insieme nel modo più efficiente. Tirarla, spingerla e pressarla per vedere fino a che punto è solida.
E tutto dovrà essere perfetto, a prova di bomba, non ci dovranno essere né infiltrazioni, né ruggine. Non potrete risparmiare sul lubrificante, perché questo meccanismo dovrà funzionare.
Lo dovete a voi stessi, alla vostra storia, a chi vi regalerà il proprio tempo (e, in alcuni casi, il proprio denaro) per leggervi. E anche perché, detto fuori dai denti, la rete è una giungla e là fuori ci sarà sempre qualcuno che proverà a farvi le pulci, si riterrà in dovere di farvi la lezione, di trattarvi come una merda perché non vi siete documentati abbastanza, o perché non avete gestito bene il punto di vista, o, semplicemente, perché lui, la vostra storia, l'avrebbe senz'altro scritta meglio. Peccato che non sia stato capace di pensarla. In ogni caso, dato che così è se vi pare, perché offrire il fianco a questi personaggi?
Sembra un mucchio di lavoro? Lo è.
Ma c'è un (piccolo) lato positivo: se avete fatto i compiti a casa, vi accorgerete che tutte le ore spese a leggere e studiare non sono andate sprecate. Non sono andate sprecate affatto, perché nel mettere insieme il vostro scritto avrete usato, anche senza accorgervene, anzi, la maggior parte delle volte proprio senza accorgervene, gli strumenti che avrete acquisito e le abilità che avrete forgiato durante lo studio e i ripetuti tentativi di creare una storia (perché tutti abbiamo alle spalle i ripetuti tentativi di creare una storia. Di solito sono imbarazzanti. I miei lo sono).
Secondo Brandon Sanderson (a proposito, le sue lezioni di scrittura sono disponibili on line e sono davvero ben fatte) ci sono scrittori che procedono creando un outline dettagliando molto in fase di pianificazione e ci sono scrittori che utilizzano l'intero first draft come fosse un outline.
Gli uni non sono meglio degli altri. Sono modi di procedere diversi.
Io appartengo al secondo gruppo. Adesso sono in grado di dirlo, ma  ci ho messo anni per accettare che andava bene anche così. Tutte le persone intorno a me avevano un approccio del primo tipo e portavano a casa storie su storie. Io, per quanti sforzi facessi, neanche una.
Risultato: era colpa mia, avevo per forza qualcosa che non andava.
Non ero una scrittrice doc, plain and simple.
Adesso so che non esiste un modo giusto o uno sbagliato: esiste solo il modo che funziona per te. Se lo usi e scrivi è giusto. Se lo usi e non scrivi è sbagliato. 
È come un paio di scarpe: ti deve calzare a pennello, altrimenti camminare è una tortura.
Salvo rari casi - e il manoscritto cui sto lavorando ora è uno di questi - non so mai all'inizio di cosa parlerà la storia. Non conosco la trama - se non come uno spunto iniziale, né riesco a dire a priori quale sarà il motore che la spingerà avanti. Se sono fortunata, lo scopro cammin facendo e la porto a conclusione. Se sono sfortunata - e mi è capitato - sono costretta a lasciarla stare fino a che non capisco qual è il nocciolo della questione. Una storia è rimasta bloccata in quel modo per due anni, in attesa che, il mese scorso, arrivasse il click nella mia testa. Ho trovato la chiave, l'ho infilata nella toppa e la porta si è aperta. Adesso la storia ha tutte le carte in regola per ricominciare a camminare come, anzi, meglio di prima.
Ho una lista di priorità, non posso lavorarci subito, ma so che quando lo farò avrò ben chiaro come maneggiarla e dove mi porterà.
Sono davvero un essere strano: sono una maniaca del controllo, eppure ho sprecato anni tentando di usare un approccio alla scrittura ultra-controllato e che con me non funzionava. Sono una maniaca del controllo e riesco a portare a conclusione una storia soltanto nella libertà più assoluta, con il controllo che non è proprio contemplato. 
Forse anche di questo è responsabile l'altra me stessa. Forse anche di questo dovremmo parlare, sedute al tavolino e di fronte alla famosa birra. 
Maledizione, mi toccherebbe dirle che ha ragione lei.

venerdì 13 giugno 2014

Un silenzio assordante

Sono quasi due mesi che in questo blog non si muove una foglia.
La Parietaria è rimasta congelata nel tempo, immobile, in attesa di... non so bene nemmeno io di cosa.
In questi mesi sono successe molte cose: Once Upon A Time è finito senza che io completassi i riassunti, la Mina è diventata la signora della casa e ha pensato bene di farci prendere uno spavento da morire finendo sotto flebo d'urgenza, io continuo a fare yoga e a cercare di venire a patti con una me stessa interiore che è del tutto incontrollabile (la cosa peggiore, per una control freak come me, mi coltivo la serpe in seno. In senso letterale. Forse dovrei semplicemente sedermi a un tavolino con lei e offrirle una birra, giusto per discutere delle reciproche differenze). 
Il lavoro continua a essere scarso e la gente continua a cercare di non pagare.
Continuo a leggere. In effetti, avrei un sacco di libri di cui parlare. Quasi tutti in inglese, va da sé. E ho una lista di lettura in costante allungamento.
E continuo a scrivere e pensare storie. Ho rallentato da quando è arrivata la gatta, perché la sera - il momento che prima era dedicato alla scrittura - adesso è dedicato a lei. Cioé, più che altro se l'è preso, obbligandomi, a forza di miagolii, palline messe in mezzo ai piedi e penne scippate durante la scrittura, a darle retta.  Ho scoperto che i gatti hanno un modo tutto loro di fare sì che le cose vadano come vogliono e, se volete sapere che cosa ne penso... secondo me sono davvero alieni che cercano di dominare il mondo. Perfino a distanza, perfino adesso: comincio a parlare di scrittura e zac! lei scivola quatta quatta nel discorso e ne diventa il centro!
Quindi, torniamo alla scrittura: le idee ci sono. Sono tante. Sono per più storie. La cosa mi entusiasma letteralmente: sembrano zampillare, incastrarsi una nell'altra... è come se stessi componendo diversi puzzle contemporaneamente. Non ve lo nascondo: è fico!
La mia fonte di divertimento principale - quella in piena stesura - ha raggiunto e superato le duecentomila battute. Il conto non è aggiornato, perché la sto scrivendo con carta e penna: niente Scrivener, stavolta, se non a posteriori, giusto per avere una copia di sicurezza. Giro con il manoscritto in borsa, in una busta trasparente che sta cadendo a pezzi, e appena posso vado avanti.
A che punto sono?
Avete presente quando siete sulle montagne russe, all'inizio del percorso, che i vagoncini affrontano lenti la prima salita? Più vi avvicinate al culmine e più anticipate - pregustate - il senso di vuoto nello stomaco e la velocità che vi aspettano di lì a pochi secondi. Io sono a quel punto lì: mi sto approssimando al culmine della salita, sono ormai in cima. I pezzi del rompicapo con il quale la mia protagonista ha a che fare sono stati mostrati (quasi tutti) e fra poco lei inizierà a capire come metterli insieme... e la storia scivolerà a tutta birra verso il rush finale e l'epilogo.
Poi ci sarà un mucchio di lavoro da fare, visto che ho trascurato la documentazione quasi del tutto, ma me ne preoccuperò quando sarà il momento.
Questa è una delle cose che sto - lentamente e con fatica - imparando a fare: preoccuparmi quando serve, non in anticipo (e non solo per quel che riguarda la scrittura).
Non è facile. 
Specie quando hai un cervello che ti propone migliaia di varianti apocalittiche - una peggio dell'altra - di ciò che potrebbe accaderti.
In questi mesi si è messo in moto un processo di ripensamento del mio intero modo di essere. E dico che "si è messo in moto" perché non è nato da un atto di volontà mia. Forse l'altra me stessa - quella incontrollabile - ha qualcosa a che fare con tutto questo, non lo so.
Se fossi un personaggio, si potrebbe dire, in termini manualistici, che il mio sistema di sopravvivenza interiore mostra tutte le sue crepe ed è ora di cambiarlo. Ma non sono un personaggio - anche se potete scommettere che quel che mi sta capitando mi servirà, prima o poi, in una storia - e questa sorta di "revisione" va avanti per conto suo, trascinandomi con sé, volente o nolente - più che altro nolente.
Così, dopo mesi di strappi e bocconi,ho pensato che tanto vale fare un tentativo e smettere di essere la rigida quercia: provare a essere il flessibile bambù, così, tanto per cambiare. 
Per una come me è più semplice a dirsi che a farsi, ma magari mi piace, nella vita non si sa mai.
Comunque, sono tornata. Anche se sto facendomi il tagliando, sono qui.

venerdì 18 aprile 2014

Once Upon A Time S03E15 - Quiet Minds

Ci sono voluti quattro episodi, ma... sì, Rumplestiltskin è ancora vivo.
Non si sa come, non si sa perché, ma è vivo e vegeto. A quanto pare non c'è tutto con la testa (e questo Emma&Co. non lo sanno), ma oh yesss, alive and kicking.
Al contrario di Neal, che nessuno ha ancora visto.
Mentre, da Granny, i nostri eroi si domandano come sia possibile - Hook si dice sicuro che Neal c'entri qualcosa, perché desiderava così disperatamente tornare dalla sua famiglia che può aver fatto carte false per riportare in vita il padre -, Regina mette in chiaro che poco importa chi l'abbia riportato e come: stava nel sotterraneo della strega, quindi la cosa più importante è capire cosa facessero quei due insieme. così, mentre gli altri devono darsi da fare a cercarlo, lei vuol tornare nella fattoria della strega e vedere se riesce a trovare qualche indizio magico.
E a proposito di strega... quella è incazzata nera! Cerca di evocare Rumplestiltskin con il potere del pugnale... e non funziona! L'Oscuro le è scappato e sa parecchie cose. Così, incarica una scimmia alata di trovarlo.
La prima tappa di Emma&Co. è da Belle: le dicono che l'aMMore suo è ancora vivo e di tenere gli occhi aperti perché è probabile che approdi da lei. Sorprendentemente, Hook si offre di rimanere ad aiutarla... e Belle gli dice "Ma che ti sei fumato? Hai tentato di uccidermi" "Sì, vabbé, erano circostanze un po' estreme", fa lui. "Due volte!"
Hook le fa quel sorrisino un po' storto che stende morta buona parte delle fan e le dice di considerarlo il suo modo di far pace.
Detto questo... si torna al passato. Neal e Belle sono tornati al Castello di Rumplestiltskin, in cerca di un modo per resuscitarlo. Per cercare nella biblioteca, accendono le candele su un vecchio candelabro et voilà: le fiamme compongono un viso. Signori e signore, monsieur Lumiere.
Nel presente, intanto, mentre Hook e Belle cercano un qualsiasi indizio che possa spiegare come ha fatto l'Oscuro a sopravvivere, una delle porte del negozio inizia a sbattere violentemente. Belle si precipita, convinta che sia Rumplestiltskin... ma quando la porta si spalanca (ed è la porta del cesso) quel che ne esce fuori è Neal. E non è in gran forma.
Intanto, Emma torna a casa da Henry, gli porta la colazione e lo smolla a pescare con Leroy e sette nani. Questo Henry è parecchio più sveglio di quello pre-maledizione e le dice chiaro e tondo che, sì, a pescare ci va, ma che Emma non pensi di farlo fesso: l'ha capito che non sta lavorando a un caso e che Storybrooke è un posto parecchio strano. In definitiva, sa perfettamente che lei gli nasconde qualcosa.
Giusto in quel punto - dopo che lui le ha detto "o mi dici tutto o me ne torno a NY" e che lei gli ha promesso di farlo, ma non subito, e chiesto di fidarsi di lei - le squilla il cellulare.
E chi sarà mai?!
Considerato che un attimo dopo la vediamo correre al capezzale di Neal in ospedale, facile capire chi fosse. Comunque, Neal viene brevemente messo al corrente che: 1. è passato un anno, 2. suo padre è tornato, 3. Emma si ricorda di lui, ma Henry no.
In realtà, c'è di peggio: Neal ha, sul palmo della mano destra, una bruciatura inquietante, una specie di simbolo, del quale nessuno sa nulla. Ovviamente, Bookworm Belle viene incaricata di fare ricerche e...
...rieccoci nel passato. Belle e Neal sono nella biblioteca e chiedono aiuto a Lumiere. Il quale non è proprio dispostissimo ad assecondarli, visto e considerato che è rinchiuso in quella prigione di cera per via di un certo accordo con Rumplestiltskin. Neal lo prega di aiutarlo a resuscitare l'Oscuro, l'unico in grado di riunirlo con la sua famiglia, Belle lo rassicura che Rumplestiltskin è cambiato e che, di certo, se li aiuterà, lo libererà dalla sua maledizione... e Lumiere acconsente. Li guida a trovare un libro che libro non è: è un contenitore, nel quale c'è una strana chiave. Una chiave decorata con lo stesso disegno che ora è inciso sul palmo di Neal. La chiave che apre il sotterraneo dell'Oscuro. E, guarda la coincidenza, lui può guidarli proprio dove questo fantomatico sotterraneo si trova.
Ma... dopo che Neal e Belle sono usciti dalla stanza, qualcosa di verde emerge dalle ombre. Non avrete mica pensato che tutto fosse così semplice, eh? A quanto pare, Lumiere è d'accordo con la strega e sta guidando i due dritti in una trappola.
Ed ecco, nel presente, Zelena bussare alla porta di Sua Melensaggine. La quale è spaventata perché non sente più muovere il bambino e ha telefonato all'amichetta sua. Invece di andare a fare una stracazzo di ecografia. Quanto può scavare negli abissi della stupidità questa? Quanto ancora?
Comunque, Zelena spiega che i bambini si muovono meno subito prima del parto, che forse lei è più vicina al termine di quanto pensi e le somministra del succo di arancia che s'è portata da casa. Ora, ma solo io trovo allucinante che Sua Melensaggine si fidi cosi? No, ditemelo. E solo io trovo che Zelena sia inquietante da morire? I am not letting you have this baby without me? Seriamente?
Ma Sua Melensaggine nisba, oh. Testa dura...
E veniamo alla mia parte preferita. Quella per la quale vale la pena guardare - e bene! - l'episodio. Anche riguardarlo un paio di volte.
Perché Regina è fuori dalla fattoria della strega quando viene bersagliata con una freccia. Lei la acchiappa al volo (oltre che Evil Queen è pure ninja) e chi ti esce, con una balestra in mano, da dietro la sua macchina?
Robin Hood. E quanta chimica c'è fra 'sti due? A tonnellate. La prima volta che gli sceneggiatori hanno alluso a un possibile legame ho storto il naso, ma... mi devo ricredere. Sono diventati la mia coppia preferita. Comunque, a parte i miei vaneggiamenti da fangherl, i due fanno comunella e si preparano ad esplorare la casa della strega.
Intanto, in ospedale, Hook è stato lasciato a sorvegliare Neal e i due hanno modo di parlare. Neal lo ringrazia per aver riportato Emma, Hook risponde che lui avrebbe fatto lo stesso. Neal domanda come ci si sente, a essere un eroe, dopo essere stato un pirata tanto a lungo. Hook risponde che è un ruolo poco familiare e ribatte chiedendo come ci si sente ad essere un cattivo. Neal dice "e che, mò il cattivo sono io?".
"beh, se hai riportato in vita tuo padre, sospetto che tu abbia usato la più nera delle magie e che tu abbia dovuto pagarne il prezzo".
Neal non risponde, non avendo memoria alcuna di che accidente gli sia successo, ma, dopo che Hook l'ha abbracciato in memoria dei tempi andati, gli permette di fuggire dall'ospedale per unirsi a quelli che cercano Mr.Gold.
Intanto, nel passato, Lumiere guida Neal e Belle verso la famosa cripta dell'Oscuro... e si sa che c'è la fregatura sotto. Una tremenda fregatura.
Zompiamo di nuovo al presente: it's daddy-time. Emma e David van belli belli per la foresta, chiacchierando su quel che Emma intende fare una volta risolta la questione. Soprattutto, con Neal: è chiaro che lui non si rassegnerà tanto facilmente al fatto che Henry non lo ricorda e di lui sa solo che ha mandato in prigione Emma al posto suo e, oltretutto, lei era pure incinta. Inoltre, è chiaro che la parentesi new yorkese di Emma non è finita: a quanto pare, la ragazza è decisa ad andare via da Storybrooke, riportando Henry alla sua vecchia vita.
Mentre i due sono lì che chiacchierano, ecco un urlo. E finalmente... Mr.Gold. Che non pare essere tutto sano ai piani alti. Il nostro cattivo preferito sembra proprio mezzo matto. Dice di sentire delle voci nella testa, a stento riesce a dire che sì, sa chi è la strega. E a quel punto, patapam!, eccoti la scimmia alata. Gold scappa, LOLlo caccia la spada (ma dove l'ha tenuta, finora? non voglio saperlo) e dice che se ne occupa lui e manda Emma all'inseguimento del fuggitivo.
E torniamo alla mia coppia preferita... non c'è niente di utile, nella fattoria. C'è da dire che Regina è insolitamente tollerante nei confronti di Robin: gli permette di parlarle in un modo... che non tollera con gli altri. Lui, manco dirlo, ne è affascinato, al punto tale da offrirle, a scrocco dalla strega, un bicchiere di whisky. Regina accetta, ma, quando lui le porge il bicchiere... ops, guarda lì, il tatuaggio sul polso.
Che fa la nostra Evil Queen? Una cosa che non mi sarei mai aspettata. Se la dà a gambe, lasciando Robin con un palmo di naso e noi fan a sbavare per il prossimo momento che li vedrà insieme.
Nel frattempo, Emma incontra Neal e gli permette di aiutarla a cercare.
Ma torniamo nel passato: Neal e Belle hanno trovato la radura, Lumiere ha spiegato loro come aprirla, ma, quando Neal gli domanda se è sicuro, risponde spazientito che per forza lo è, ha passato almeno duecento anni in quella biblioteca, per l'amor del cielo!
E lì Belle lo sgama. Rumplestiltskin ha costruito quella biblioteca per lei, non tanto prima della maledizione, perciò saranno sì e no trent'anni. Così, Lumiere è costretto a confessare che è tutto vero tranne un particolare: non è stato Rumplestiltskin a ridurlo così. È stata la strega e lei vuole che loro riportino indietro l'Oscuro per poi poterlo controllare con il pugnale. A quel punto, Belle cerca di dissuadere Neal dall'usare la chiave. Gliene dice di ogni: fra l'altro, che Rumplestiltskin non è morto da eroe per venire riportato indietro schiavo del male. Ma niente da fare, Neal deve tornare indietro, costi quel che costi. Belle gli fa notare che il costi quel che costi è anche ciò che aveva pensato Rumplestiltskin nel forgiare la maledizione e che non è che le cose siano andate proprio benissimo. Ma Neal zero. Come aver parlato al muro.
Usa la chiave, il simbolo gli viene marchiato a fuoco sul palmo e oplà, l'Oscuro risorge.
Nel presente, Neal ed Emma cercano di fare un recap del tempo passato: quel che hanno fatto, o non fatto, e lei gli racconta di Walsh, specificando che si è trasformato in una scimmia alata (al che lui risponde che stava per sposare uno scagnozzo malvagio di suo nonno Peter Pan, quindi sa bene come ci si senta).
Proprio mentre lui sta per portare il discorso sui bei tempi andati, ecco che le squilla il cellulare: è Belle che ha trovato qualcosa sulla chiave. E non è qualcosa di bello.
Chiunque la utilizzi per resuscitare l'Oscuro, dà in cambio la sua vita e non c'è modo di scappare. In pratica, Neal dovrebbe essere morto da quel bel po'.
Belle  non ha ancora finito di dirglielo, che Neal si sente male e, per un momento, si trasforma in Rumplestiltskin. Che sta succedendo? Lo sapremo, ma dopo. Perché ora si torna al passato.
Rumple è resuscitato... e Neal cade a terra mezzo morto. Come se non stesse già andando abbastanza male, eccoti Zelena - bella verde - che compare a prendere per il culo il povero Neal, causando l'ira di Rumplestiltskin, che la accusa di aver ingannato suo figlio. Ma lei dice "nooo, chi, io? quando mai? sono innocente come O.J.Simpson! Gli ho solo passato delle informazioni con l'aiuto del mio amichetto, lui ha fatto tutto da sé."
"non gli hai detto il prezzo!", ringhia Rumplestiltskin (come se lui lo facesse, eh, di dire il prezzo!).
E lei "Ops, me ne sono scordata. ma, ripensandoci, era ovvio: una vita per una vita."
Quindi, ecco la fregatura clamorosa. Rumple, per salvare Neal, è costretto a mollare il pugnale. Questa volta, fra il pugnale e suo figlio, ha scelto suo figlio e l'ha, in pratica, inglobato dentro di sé, il che ha portato alla sua pazzia. E mentre Lumiere si ricorda di avere una coscienza e blocca Zelena, Rumplestiltskin impone a Belle di fuggire cosa che lei fai, in lacrime, portandosi via il candelabro.
Torniamo al presente: Neal chiede a Emma di aiutarlo, di separare lui e Rumplestiltskin. Lei non vuole, ovviamente, perché ha ben capito che questa specie di fusione modello Dragon Ball è l'unica cosa che lo tiene in vita, ma Neal insiste.
Ve la faccio breve: lei agisce, Rumplestiltskin compare e torna in possesso di tutte le sue facoltà mentali, sputtana Zelena... e Neal defunge.
Sì, gente. Defunge. Lacrime a profusione, tonnellate di fazzoletti inzuppati e, sì, un bel po' di stupore. L'avevano detto, che avrebbero ammazzato uno dei personaggi principali e, bene, l'hanno fatto.
Ovviamente, LOLlo ed Emma si precipitano da Sua Melensaggine, ma Zelena è già fuggita dalla finestra del cesso.
Nel frattempo, nella foresta, Zelena ha un confronto serrato con Rumplestiltskin, ma c'è poco da fare: lei ha il pugnale e lui deve obbedirla. E, proprio come Inuyasha quando Kagome gridava "Cuccia!", il nostro eroe è costretto a tornarsene in gabbia.
Mentre gli altri piangono la morte di Neal, Emma va a parlare con Henry e gli racconta la verità, quantomeno una parte: gli dice che si è mossa per venire ad aiutare non un cliente, ma suo padre, che era nei guai. Che ha tentato di salvarlo e non ci è riuscita. Che era un brav'uomo e che sarebbe stato un ottimo padre. Quando Henry dice che avrebbe voluto conoscerlo, lei risponde: "l'hai fatto".
E quando lui le chiede che cosa è successo a coloro che l'hanno ucciso, Emma risponde che l'hanno fatta franca. Ma che li troverà.

giovedì 17 aprile 2014

Once Upon A Time S03E14 - The Tower

Sono rimasta un po' indietro con i post su Once Upon A Time, quindi è ora di darsi da fare per recuperare... specie perché nelle mie chiavi di ricerca ho trovato un once upon a time parietaria officinalis.
Non si deludono i lettori, no-no. Perciò, ecco qua.
L'episodio 14 si apre niente meno che con un incubo di LOLlo, il quale deve evidentemente aver mangiato pesante perché si sogna Emma vestita da principessa (con strascico d'ordinanza) che, non prima di essersi fatta un balletto con il suo papino, viene risucchiata da un ciclone. Le sue ultime parole? Don't fail the next one.
Lui si sveglia - e capiamo di trovarci nella Foresta Incantata, immediatamente dopo il loro ritorno. Di quale next one si tratti, lo sappiamo già, per cui è solo una conferma quando Sua Melensaggine annuncia allo sposo felice che - oh, giuoia o gaudio! - sono incinti.
E, dopo la scenetta, si torna (un po' disgustati) al presente: riunione di guerra nell'appartamento dei Charming. Presenti: Emma, la coppia felice, Regina e Hook. Henry non pervenuto.
Insomma, il nocciolo della questione è: come la troviamo, questa dannata strega? Perché Regina ce l'ha messa tutta, per trovare qualche residuo magico nel suo ufficio, ma zero, nix, nada de nada. Così Emma in versione CSI (le mancano giusto gli occhialetti di Horatio) dice che magari possono trovare delle prove non-magiche.
Così, Regina si sacrifica (credici), auto-incaricandosi della sorveglianza di Henry e gli altri vanno a caccia di prove (a parte Sua Melensaggine, che pare aver ingoiato un pianeta e ha ovvie difficoltà motorie).
Nel fraddunque, la strega cattiva va nel rifugio anticiclone della sua casa, non vi dico a fare cosa e con chi, dopodiché, con appiccicata la sua migliore faccia di tolla, va a infastidire Belle. Vuole comprare qualcosa da regalare a Sua Melensaggine la quale, in uno sfoggio di inusitata geGnalità, ha visto bene di assumerla come parto-coach (sì, è più scema ogni episodio che passa). Ma torniamo a Belle: già che c'è, Zelena prima la chiama "mrs.Gold" e poi la costringe ad ammettere che Rumplestiltskin è morto. Giusto perché essere cattivi è un'arte da praticare con indefessa disciplina. Poi la trasforma in statua, le ruba una bottiglietta, la fa tornare normale e si comporta come nulla fosse.
Intanto, i CSI team de noantri sono a indagare nell'ufficio di Regina, quando LOLlo riceve la chiamata da Sua Melensaggine: da bravo servo della gleba, molla tutto e va a conoscere la nuova parto-coach, lasciando Emma e Hook da soli.
Zompiamo nel passato. Robin Hood becca LOLlo nelle stalle attaccato a una fiaschetta (cosa che mi ha fatta ridere fino alle lacrime), il che porta a una conversazione sullo stress della genitorialità. Il principe si lamenta che ha paura (mai prima di allora gli era successo!) e Robin gli suggerisce un'alternativa alla bottiglia: la night root, una pianta che ha il potere di far svanire la paura. Non ha nemmeno finito di parlare che LOLlo ha già sellato il cavallo. Robin aggiunge all'ultimo minuto un dettagliuccio inquietante: la parte di foresta nella quale cresce quest'erbetta simpatica sarebbe infestata. Ma il principe più scemo della televisione non se ne dà per inteso e va. Ahò, contento lui...
Nel presente, intanto, Sua Melensaggine sta rincoglionendo Zelena di chiacchiere che vertono sulla sua storia d'aMMore con Charming, quando lui -tadadà! - fa la sua comparsa.
C'è una canzone che si chiama "How deep is your love?". Nel caso di Sua Melensaggine, a questo punto bisognerebbe cantare "How deep is your stupidity?": intanto, quando LOLlo le fa l'unica domanda sensata ("ma chi è questa? dove l'hai trovata?") lei tutta contenta risponde che è un'amica della sua tata ora morta, Johanna. Chi gliel'ha raccontato? Zelena, ovviamente. Ma perché chiedere referenze, quando ci si può tranquillamente mettere in casa una sconosciuta e darle pure in mano il proprio figlio? 
Ora, dimostrarsi scemi una volta può anche essere una coincidenza, ma se lo fai due volte è una conferma, e su Sua Melensaggine, per certe cose, ci si può contare: non contenta di trattare un'emerita sconosciuta come un'amica con la soddisfacente motivazione "perché sì", lascia anche che sia Zelena a preparare il té per tutti loro... e quella approfitta della cosa per propinare a LOLlo la pozione rubata a Belle. Dopodiché, dette quattro stupidaggini, lo lasciano tornare al lavoro.
E lui, da bravo, va ad esplorare i boschi. Con la spada. Perché? Perché sì.
Intanto, Regina si sta godendo la passeggiata con Henry che le racconta di Walsh e della proposta di matrimonio e lei approfitta per dirgli che forse, un giorno, avrà una famiglia così grande che non saprà cosa farsene.
Ed Emma e Hook? Eh, Emma e Hook... soli nella foresta, ne approfittano per parlare. Lei ha capito che lui non le sta dicendo - deliberatamente - quel che gli è successo durante l'anno passato altrove e lui è molto interessato a sapere se lei stava considerando sul serio la proposta di Walsh. E qui c'è LA frase della puntata. Quando Emma si lamenta che, come al solito, Walsh si è rivelato diverso da ciò che pensava e si è ritrovata con il cuore spezzato, Hook le risponde: "Don't take this the wrong way,
but I'm glad to hear that". Ovvio che lei arruffi il pelo: ma come, sei contento che ne sono uscita col cuore a pezzi?!
"If it can be broken... It means it still works."
Detto con quella voce lì e quegli occhi lì e quella faccia lì. In altre parole: ciao.
Ma Emma niente, oh, proprio nisba. Vabbé, non ci se ne capacita. Comunque, continuando a cercare questi trovano una fattoria nel bel mezzo del nulla più gelido (c'è pure la neve). Nel frattempo, LOLlo è sempre a girar per boschi con la spada in resta, ché telefonare e chiedere agli altri dove sono è troppo per le sue facoltà mentali. O meglio, ci pensa, a telefonare, solo quando si accorge di essere braccato da una presenza - ammantellata e incappucciata. Chiama Emma sul cellulare - che, manco dirlo è irraggiungibile - e le dice che si trova alla fine del sentiero nella foresta, che pensa di aver trovato la strega e che si metterà ad inseguirla. Da solo.
Vabbé, non lo commento.
Un anno prima, nella Foresta Incantata, gli era successa la stessa cosa: mentre era alla ricerca della pianterella allegra, si era ritrovato braccato dalla stessa presenza ed era finito ai piedi di una torre diroccata. Scalandola era arrivato in cima e ci aveva trovato Rapunzel.
Volete sapere una cosa? Preferisco mille volte Flynn Rider e l'altra Rapunzel.
Questa spodesta Snow dal podio della Più Melensa del Reame: non solo è lagnosa, è anche una fifona. Ma LOLlo, nonostante lei lo preghi di andare via per non incorrere nell'ira di questo nemico che lo bracca (e che costringe la principessa a vivere nella torre), non si tira indietro.
Io ti posso salvare... e lo farò! (Che tu lo voglia o meno), esclama il nostro eroe, preparandosi a dar battaglia. Che sia la volta che lo gonfiano come una zampogna? Non lo sappiamo, perché torniamo a Hook ed Emma, che stanno per entrare nella fattoria... quando lei nota un rifugio anticiclone. E ci vorrebbe pure entrare dentro (l'intelligenza l'ha presa dal padre, è chiaro), quando Hook la ferma e le dice che forse - forse - sarebbe il caso di attendere rinforzi, visto che la strega ha dalla sua le scimmie alate.
Emma, con un po' di riluttanza, si lascia convincere a chiamare Regina. A quel punto tira fuori il cellulare e trova il messaggio di LOLlo. Così, lei e Hook corrono in suo aiuto.
E ha bisogno di aiuto mister "specchio specchio delle mie brame chi è il più idiota del reame"?
Magari anche sì, visto che la presenza ammantellata gli ha rifilato una pizza tale da stenderlo. Ma il nostro si riprende, eh, e inizia il combattimento... durante il quale riesce a scoprire il volto dell'aggressore.
E chi è che ce l'ha così con lui? Lui stesso. Sì, l'ombra ha la sua faccia.
Due LOLli al prezzo di uno. Non penso di riuscire a reggerli.
In breve - anche perché il combattimento è un mirroring di quanto accaduto con gné gné Rapunzel un anno prima - la night root ti permette di superare le tue paure affrontandole: la cosa che teneva la principessa prigioniera è la materializzazione delle sue paure, così come la cosa che ha stalkerato LOLlo nella foresta è la materializzazione delle paure di lui.
Facciamola breve: lei sconfigge le paure (vi risparmio il "noooo, non ce la faccio" e il "sì che ce la fai") e così fa lui, nel presente, dopo un combattimento allucinante. La cosa strana è che, non appena pugnalato l'altro sé con l'elsa della spada - gli si era spezzata modello Narsil - l'elsa puff! sparisce in una nebbia verde.
LOLlo, ancora tutto stravolto, viene raggiunto da Hook, Emma e Regina, i quali decidono di tornare alla fattoria, convinti che sia della strega.
Nella Foresta Incantata Rapunzel torna dai suoi, LOLlo confessa a Sua Melensaggine che il pensiero di fare il padre lo terrorizza. E così, ci siamo levati di torno 'sta cosa.
Nel presente, però, quando LOLlo racconta del suo combattimento con l'ombra e della spada scomparsa, Regina gli dà tre brutte notizie. Primo, è venuto fuori il suo vero coraggio. Secondo, l'elsa della spada ne é diventato il simbolo. Terzo, il simbolo è stato rubato dalla strega.
E mentre Zelena si accommiata da Sua Melensaggine, prendendola bellamente per il sedere mentre quell'altra non se ne accorge, Regina e company entrano finalmente nel rifugio.
E ci trovano una gabbia. Aperta. Il lucchetto che la chiudeva è spezzato. E sapete cosa c'è dentro? Un arcolaio.
Now, how many people do we know... who can spin straw into gold?

mercoledì 16 aprile 2014

Veronica Mars - The Movie

Oh sì, ho da confessarvi uno sporco, piccolo segretuccio: sono una fan di Veronica Mars.
Lo sono sempre stata. Sono anche una fan di LoVe - toglietemi dalla vista quel bambacione di Piz, per favore - e, come tale, non potevo (e dico non potevo) farmi scappare il film.
Perché la prima serie è, oggettivamente, bella, la seconda tiene botta (non era facile, considerato che alla fine della prima si risolve il mistero della morte di Lilly Kane), la terza è - a mio parere - inguardabile e, soprattutto, non ha una chiusura degna di questo nome.
Alla fine dell'ultimo episodio della terza uno rimane lì, con un palmo di naso e si domanda: "E quindi?"
E quindi niente, meno male che c'è Kickstarter e che ci sono i fan. E meno male che Rob Thomas e il cast intero (a cominciare da Kristen Bell) ci hanno creduto e hanno tenuto duro per tutti questi anni.
Perché, come un premio a lungo atteso, ora abbiamo il film. Una chiusura - beh, più o meno. E il miglior finale con un briciolo di senso che potessimo sperare di avere.
E, vi avverto, vi dirò tutto. Ma proprio tutto. Quindi, se per caso non l'aveste ancora visto (cosa aspettate, di grazia?), non andate avanti a leggere!

E così... the bitch is back.
Sono passati dieci anni dalla fine della terza serie. Veronica vive a NY, con Piz, è in trattative per entrare in un prestigioso studio legale e si è lasciata alle spalle Neptune, l'investigazione e, sì, anche Logan. Nove anni senza né vederlo, né sentirlo. Quando lei lo racconta sembra un'ex-alcolista che conta i suoi anni di sobrietà.
Solo che, si sa, i guai seguono Logan come ombre: questa volta è il principale sospetto della morte della sua ex-ragazza, la famosa cantante Bonnie DeVille (al secolo, Carrie Bishop, ex-compagna di liceo). A quanto pare, fra l'altro, il ragazzo ha pure messo la testa a posto, arruolandosi in Marina e diventando un pilota da combattimento. In Afghanistan. Non è terribilmente fico? (Questo è sarcasmo, casomai ve lo steste chiedendo).
Comunque, long story short, lui è nei guai e domanda proprio a Veronica di dargli una mano. Non a trovare il vero assassino, no (anche perché lei mette subito in chiaro che con quella roba ha smesso, altra occasione in cui sembra considerare la sua precedente attività né più né meno come una dipendenza), ma a districarsi fra le orde di legali ansiosi di farsi un nome rappresentandolo e, magari, a sceglierne uno decente.
Può Veronica resistere a una chiamata del genere? Andiamo, non scherzate. Sono dieci anni che sta con Piz. Tranquillo, dolce, affidabile, noioso Piz. È chiaro che salta sul primo aereo a disposizione (anche perché, o così, o niente film).
E, in effetti, comincia proprio ad aiutarlo con gli avvocati. Solo che Veronica è Veronica e non importa con quanto impegno possa raccontarsi che è cambiata. Non importa che ce la metta tutta per provare a disinteressarsi di un mistero: non ci riuscirà mai. E infatti, eccola ritrovarsi immersa fino al collo in una nuova indagine.
Perché? Ma perché per avere una speranza di salvare Logan è necessario trovare una spiegazione alternativa a quella che ha lui nel ruolo dell'ex-fidanzato assassino. Il che implica indagare.
Veronica è brava in quel che fa. Non importa quanto a suo padre questo possa dispiacere: è nata per fare la detective.
Il film serve a dimostrare questo.
Intendiamoci, questo è un film pagato dai fan e fatto per i fan. Ci sono i vecchi personaggi della serie, c'è l'ambientazione, ci sono un sacco di remainder e citazioni... e ci sono Logan e Veronica.
Se volete sapere quel che penso io, beh... Piz non ha mai avuto una speranza, ma nemmeno una, di soppiantare Logan.
Non intendo nel cuore di Veronica, no: va bene che sono fangherl, ma non così fangherl. Intendo come personaggio.
Logan e Veronica sono sempre stati i personaggi migliori: lei per via di quel sarcasmo e cinismo che sono le cifre stilistiche della sua voce narrante - e che rappresentano il valore aggiunto della serie. Nulla è al riparo dalla sua lingua tagliente: nemmeno lei stessa. Negli episodi della serie la narrazione è quel che fa la differenza. Togliete quella e vi rimarrà solo un mistery adolescenziale di ambientazione scolastica con una versione teenager della signora Fletcher.
Per certi versi, Logan è simile: eloquente fino al fastidio è, in aggiunta, complicato, imprevedibile, pieno di problemi e con la tendenza a mandare a signorine di bassa morale l'intera sua vita facendo (o dicendo) la cosa sbagliata al momento sbagliato. Con un personaggio così per le mani, un autore può fare tutto e il contrario di tutto. E sa già in partenza, se è un minimo scafato e gioca bene le sue carte, che i fan lo adoreranno, specie se lo inserisci in una storia d'amore travagliata.
Oserei dire che, in quanto co-protagonista, Logan sia addirittura il personaggio riuscito meglio e, vi assicuro, non sono le mie ovaie a parlare. 
Veronica è la protagonista: sua è la storia, sue sono le battute migliori. È nata per spiccare. Lode a Rob Thomas per averla creata così, ma, insomma, nel caso della biondina è un po' un 'ti piace vincere facile?'
Al contrario, Logan doveva essere solo una comparsa nell'episodio pilota. L'essere riuscito nell'impresa di fare le scarpe al co-protagonista designato (l'insipido Duncan Kane, evidentemente Veronica prova a stare con i bravi ragazzi, ma non funziona) non è roba da poco. L'attore ha i suoi meriti in questo, ma lo script l'ha messo sulla buona strada.
Per questo dico che Piz proprio non aveva speranze: sì, è bravo, è simpatico, ha un'influenza stabilizzante nella vita di Veronica, ma... ma è un personaggio mediocre. Uno fra tanti. E, quando si parla di personaggi, uno fra tanti non va bene (a meno che, compiuto un viaggio iniziatico, non si ritrovi ad essere speciale). In particolare, non va bene se è messo a fianco di un personaggio esplosivo come Veronica. Non sono bilanciati e questo è pateticamente ovvio agli occhi di chiunque.
Nella vita reale è diverso, ma, quando si racconta una storia, c'è bisogno di tenere un equilibrio: un personaggio come Veronica necessita di una controparte in grado di tenerle testa, di essere autonoma e indipendente agli occhi dei fan. Piz non ha abbastanza personalità, per farlo. Logan sì.
Anche se devo dire, in realtà, di essere rimasta un tantino non delusa, quello no, ma sorpresa dal Logan del film. Ha messo la testa a posto. Non abbastanza da evitare di essere coinvolto in una rissa (o accusato di omicidio), ma quel tanto che basta a diventare una persona responsabile. Non giova al suo fascino. Non ne causa il tracollo, ma, ecco, prima era più interessante.
La cosa curiosa è che, se dovessi dire chi fra lui e Veronica è il più instabile, beh, direi lei.
Lui ha trovato la sua strada (il che ha, come effetto collaterale, il renderlo adatto a essere, finalmente, un compagno decente, suppongo). Considerato il carattere, mi sento anche di dire che giusto la disciplina militare poteva raddrizzarlo. Di sicuro, non mi aspettavo una carriera del genere, per lui. Però, tutto considerato, ha senso, eccome.
Lei, invece, ha trovato un'alternativa comoda: un buon lavoro, una relazione stabile e senza scosse, una vita a basso profilo. Si è raccontata di essere cresciuta, di essere finalmente la persona che era destinata ad essere se la morte di Lilly non le avesse segnato la vita e l'adolescenza.
I've grown up, though. That was the old me. Angry me. Vengeful me. New me? People say I'm a marshmallow, dice di se stessa nei primi minuti di film (durante l'obbligatorio recap). Come a dire, non sono stronza e cinica, è che mi disegnano così.
Per dieci anni ha vissuto fra persone che non conoscevano la sua storia e in mezzo alle quali ha veramente potuto ricominciare daccapo, ma il fatto è che, anche volendo escludere l'influenza traumatica della morte di Lilly e dell'ostracismo e delle ingiustizie subite, lei è quel che è: arrabbiata, vendicativa e intelligente. Le circostanze avverse l'hanno solo costretta a tirare fuori quegli aspetti del suo carattere, che, successivamente, ha seppellito e fatto finta non esistessero.
E proprio questo è ciò che l'aspetta alla fine del film: non Logan e la loro storia (c'è anche quella, non temete, se non avessero risolto la questione ci sarebbero state legioni di fan schiumanti di rabbia), né una carriera da detective privato a Neptune (c'è pure quella), ma la consapevolezza, la prova tangibile, che ciascuno è quel che è. E che far finta di niente è straniarsi da se stessi. Meglio, invece, accettare quel che non si può cambiare.
Intendiamoci, il film non è un capolavoro della cinematografia. Il mistero - che poi si rivela doppio - della morte di Bonnie è un pretesto e null'altro per portare Veronica dove deve stare: a Neptune. E alcune linee narrative sono state aperte e lasciate cadere - l'attentato a Keith e la corruzione dello sceriffo, Celeste Kane che spara a Weevil e ne causa la 'regressione' da padre e marito a capo di una gang di motociclisti - mi domando se per un consapevole "aggancio" per un nuovo film.
Certo che il mistero della corruzione a Neptune potrebbe essere un motore a ben più alta cilindrata, per una storia, che non il salvare Logan dall'ennesima accusa.
In ogni caso, devo dire che sono soddisfatta: Veronica torna a investigare, lei e Logan tornano insieme (anche se lui deve partire per sei mesi, visto che è in servizio attivo, il che ci salva da un mieloso happy ending) e i colpevoli sono assicurati alla giustizia. Ci sono perfino prospettive per l'elezione di un nuovo sceriffo.
Che si può volere di più?
Facile. Un secondo film!