giovedì 19 giugno 2014

Io tre euri glieli ho dati

Wikipedia ha lanciato una nuova raccolta fondi. Si può donare tramite carta di credito o Paypal, scegliere se fare una donazione mensile, oppure una tantum. Si può donare da un minimo di tre euro, non è una cifra proibitiva.
Io Wikipedia la uso. E trovo che sia  un progetto meraviglioso e molto importante: Wikipedia è di tutti ed è giusto contribuire.
Quindi, io i miei tre euri li ho dati.
Quanto a voi, fatevi un favore: mettetevi una mano alla coscienza... e l'altra al portafoglio!


Cat Daddy - What the World's Most Incorrigible Cat Taught Me About Life, Love, and Coming Clean

I control freak non amano essere impreparati. 
Il problema è che devi affrontare un mondo che ti spaventa, perché pieno di casualità e incidenti, del tutto privo di ordine e (spesso) anche di logica. 
Ti ci senti perso, in quel mondo.
Ti senti piccolo, tenero e molto appetibile per grossi predatori zannuti. Il famoso vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro? Oh, non rende proprio l'idea!
Quindi, il tuo problema principale è proteggerti.
Vuoi uno scudo. Vuoi un sistema di difesa. Se più d'uno è meglio.
In una parola, hai bisogno di essere preparato. Quanto più sei preparato, anche nei confronti delle circostanze più improbabili (e intendo improbabili in senso statistico, perché spesso classifichi il "cosa mi può accadere?" in termini di probabilità), quanto meno ti senti vulnerabile.
Nel mio caso, dato che oltre a essere una control freak ho anche la sindrome della prima della classe, questo significa che mi serve un manuale per qualsiasi cosa.
Ne ho bisogno. Gandalf aveva il suo bastone, io ho i miei manuali e wikipedia.
Ho la compulsione a informarmi. Capire. Sapere. Studiare.
Quando Mina è arrivata in casa, la prima cosa che ho fatto dopo aver acquistato tutti gli ammennicoli necessari - cassettina, ciotole, giochini, ecc - è stato comprare un manuale. Il titolo è esemplare: Cosa fare se il tuo gatto...
Perfetto, no? Qualsiasi cosa fosse successa, avevo qualcuno che poteva dirmi cosa-diavolo-fare.
La spiegazione razionale era: non ho mai avuto un gatto, vorrei evitare di commettere errori. La verità profonda era che  senza un supporto, senza poter attingere alla conoscenza di qualche esperto, mi sentivo persa. (L'altra cosa che ho fatto è stata iscrivermi a un forum specializzato.)
Questa è la ragione per la quale ho scoperto My Cat From Hell.
My Cat From Hell è un reality che va in onda su Animal Planet e mostra il comportamentista Jackson Galaxy alle prese con gatti difficili. Gatti aggressivi, gatti che sporcano in giro, gatti che fanno del male e si fanno del male. All'inizio avevo un po' di dubbi, visto quel che è successo con Dog Whisperer, ma ci ho messo molto poco a capire che l'approccio di Galaxy - sì, si chiama legalmente così - è del tutto differente da quello di Millan.
E se i primi tempi guardavo cercando di assorbire input perché 'metti che la Mina faccia così e cosà', dopo un po' ho iniziato a cambiare atteggiamento: non guardavo più per essere preparata ad eventuali disastri-circostanze sfavorevoli-drammi-imprevisti. Guardavo per imparare a rendere la mia gatta un animale più felice.
Mi sono fatta fuori cinque stagioni in pochissimo tempo.
Quando ho scoperto che esisteva anche questo libro, ovviamente l'ho comprato. E ti credo, pensavo fosse un manuale! Anzi, IL manuale!
L'ho finito ieri sera. Piangendo senza ritegno.
Cat Daddy non è un manuale.
E non è nemmeno la storia dell'amicizia fra uomo e gatto.
Cat Daddy è sostanzialmente l'autobiografia di un essere umano pieno di difetti, debolezze, complessi e problemi. E no, non è una lettura facile, né piacevole. Se vi aspettate un libro con gatti tenerosi che fanno ronron e salvano l'umano di turno, o con gatti matti che danno sfogo a tutta la divertente pazzia felina, lasciate perdere: Galaxy non ha pudore nel raccontare i suoi eccessi, il suo essere fondamentalmente un addict (droga, alcool, psicofarmaci e cibo, in sequenza). Non si vergogna - o forse sì, ma lo fa lo stesso - di raccontare quanto in basso sia arrivato e vi posso garantire che leggere alcune cose è imbarazzante.
Leggendo sono arrivata a pensare che essere addict è una forma mentis indipendentemente dalla sostanza di cui scegli di abusare. Un eroinomane non è differente, come atteggiamento, da chi, per dire, fa shopping compulsivo. Il problema è che non sei equipaggiato per affrontare il mondo esterno: ti manca qualcosa e colmi quell'assenza con la dipendenza. Hai bisogno di un puntello e poco importa che questo sia cocaina, valium o la compulsione a comprare alle televendite. Un addict - oltre a un sacco di altri meccanismi tipici - è anche e soprattutto un egoista: i suoi problemi, i suoi disastri, le sue insoddisfazioni contano molto di più di quelle di qualsiasi altro. Il disagio e la sofferenza sono così profonde che ti rendono totalmente incapace di empatia. Senza contare che, proprio come i gatti con problemi di territorio che si ritirano nella lettiera puzzolente perché almeno quella è totalmente loro, c'è una sorta di rassicurante piacere nell'ammantarsi dei propri problemi. Quelli, almeno, sono tutti tuoi e li conosci.
E, all'inizio del libro, Jackson è proprio così: avvolto nei suoi problemi e nei suoi - contemporanei - sogni di gloria. Nell'arco di dieci anni, il mondo, l'universo, il destino o il karma, fate un po' voi, prende questa persona, la distrugge fino alle fondamenta e, nello stesso tempo, gli mette in mano tutti gli strumenti per ricostruirsi. Il lavoro in un rifugio per animali - scelto perché poco impegnativo e poco stressante - diventa il primo gradino di una lunga scala che lo porta fino a essere Cat Daddy, a superare - con riluttanza, con errori tragici e ricadute prevedibili - il suo egoismo e a capire cosa significa dedicare se stesso agli altri. E un ruolo fondamentale in tutto questo ce l'ha Benny.
Benny, che una mattina viene scaricato senza troppe cerimonie proprio in braccio a Jackson, che in quel momento è di turno. 
Benny, che gli viene affidato perché almeno una volta tutti i ragazzi che lavorano al rifugio devono fare da foster parent a un gatto e Jackson ancora non l'ha fatto.
Benny, condannato all'amputazione di una delle zampe, che viene riabilitato quasi per scommessa.
Dopo anni di convivenza, quando Jackson ha già una discreta fama di comportamentista (dopo essere stato licenziato dal rifugio si è 'messo in proprio' con l'aiuto della direttrice stessa), Benny, che ha sempre avuto problemi comportamentali, comincia a diventare ingovernabile. Quel che è peggio, non risponde a nessuno degli approcci che Jackson tenta. Tutto ciò che funziona alla grande con i suoi clienti è un fallimento nella sua stessa casa.
Bel bagno di umiltà, no?
Alla fine, Benny, proprio come fanno tutti i gatti, costringe Jackson ad arrendersi e gli dimostra una verità semplice e complessa al tempo stesso.
Se vuoi capire un gatto, devi pensare come un gatto. 
Applicare parametri umani al suo comportamento non è solo sbagliato: è dannoso. E comunque non funziona. I gatti non impareranno mai a parlare un linguaggio umano - probabilmente perché non interessa loro - sono gli uomini che devono imparare a parlare il linguaggio felino.
Il libro non arriva a raccontare il successo, la televisione, la fama.
Perché Jackson è diventato famoso, anche se probabilmente in un campo che mai avrebbe immaginato. Il libro parla di Benny e finisce con Benny, nell'unico modo in cui una persona che ama davvero il proprio gatto può dimostrare sul serio i suoi sentimenti: lasciandolo andare per non condannarlo a un'inutile agonia.
Sì, piangevo senza ritegno. Ma è stato bello.

mercoledì 18 giugno 2014

Un punto di vista maschile: Se vuoi davvero capire un uomo...

Per la prima volta la Parietaria ha un ospite.
Un po' di tempo fa mi è stato chiesto: "facciamo scambio di post?"
E io, che, fra le altre cose, mi sentivo in colpa per lo stato di abbandono in cui versava il blog, ho risposto: "Facciamolo!"
Così - in modo tutt'altro che epico - è nata l'iniziativa post scambievoli: ogni tanto -  non abbiamo definito una  cadenza regolare - troverete post non scritti da me.
Questo è il primo.
Ecco a voi Marco!


Io leggo qualsiasi cosa. Davvero. Non esiste stampato che non passi al vaglio della mia rete neurale senza essere guardato, letto, interiorizzato.
È più forte di me, lo è sempre stato e, credo, sarà così per sempre.
Mia madre racconta che, quando ero bambino e prendevamo l'autobus, io mi ostinavo a non voler sedere: c'era da leggere così tanto su quei tettucci, tra pubblicità di montascale, merendine e altre cose per me allora imperscrutabili, che percorrevo il corridoio centrale del mezzo senza nemmeno chiedere permesso pestando i calli degli altri avventori.
Cosa c'entra tutto questo con la comprensione maschile?
In realtà questo preambolo si ricollega al vecchio post intitolato Per capire veramente una donna…, in cui Valentina asseriva di essere schiava della parola scritta e raccontava del contenuto della sua borsa che conduce, inevitabilmente, alla conoscenza dell'universo femminile a cui questa appartiene. La borsa, non Valentina.
Non appena letto il suo post da bravo maschio mi sono subito detto E un uomo da che lo capisci? E subito mi si è accesa una lampadina. Più che una lampadina è stato un disagio: le tasche dei miei pantaloni sono sempre piene di qualsiasi cosa che mi impediscono di sedere comodamente, ma non sia mai che me ne privi. No, le tasche dei pantaloni si rivoltano solo davanti l'ineffabile e inespressivo oblò della lavatrice il cui giudizio pulente già a quaranta gradi può essere fatale.
Mi sembra perciò giusto indagare ora cosa c'è in queste benedette tasche e confrontare le esperienze con la padrona di casa del blog.
Se affondo la mano nella tasca destra trovo tre grossi sassi tondeggianti. Imbarazzante: qualcuno si sarà chiesto perché celi una grossa lepre nei pantaloni.
La sinistra, più accessibile, si dimostra maggiormente sorprendente. Superata la barriera delle chiavi di casa, trovo un piccolo involto composto da tre scontrini. Uno della gelateria (cono da € 1.50 due gusti e doppia panna), uno della grossa libreria palcoscenico delle mie pause pranzo e infine uno illeggibile. I tre pezzetti di carta contenevano dei semi. Dove, come e quando li avrò presi? O qualcuno me li avrà messi lì? Propendo maggiormente per questa ultima ipotesi.
Ma c'è altro che mi pungola; una chiave a brugola di media misura. Insomma non sarà un cacciavite sonico ma è altrettanto versatile: per riavvitare i bulloni della bici, le ruote dei carrelli delle nonnette in difficoltà, rimettere in riga i mobiletti di fabbricazione svedese e per fare il fico di quelli sempre pronti all'azione quando qualcuno chiede proprio Ah se avessi almeno una brugola per risolvere questo problema. Ora, non so, ditemi voi, ma non penso che dalle mie tasche si capiscano cose belle di me.

martedì 17 giugno 2014

Happily addicted to reading

L'altro giorno ho detto, causando l'irrefrenabile ilarità del mio amico Marco, che non avrei più comprato libri fintanto che non avessi esaurito i non letti nel Paperwhite (il giorno dopo ho comprato La Via dei Re di Brandon Sanderson, ma era in offerta su Amazon a 1.99€, non lo potevo proprio lasciare lì. Fra l'altro, è stato Marco a passarmi il link, perché io non mi ero accorta dello sconto. Non so se ringraziarlo o trattarlo come un sabotatore di buone intenzioni).
Comunque sia, ho deciso di fare una lista.
Io amo le liste. Scriverle mi mette sempre in un mood piacevole: è mettere in ordine il caos, operazione che il mio io da control freak gradisce molto. D'altra parte, non è detto che le rispetti sempre punto per punto (in pratica non accade mai), ma fa parte del gioco: in fondo, la me stessa incontrollabile deve far pur pesare la sua presenza, no?
Comunque, ecco qua, la mia lista di lettura per i prossimi mesi:
  1. finire la serie Dresden Files di Jim Butcher. Quindici libri in tutto e sono a metà del quarto. Un mix di urban fantasy e poliziesco, con un protagonista che ricorda i detective hard boiled anni '40 e che è anche un mago. Sfigato quanto basta, cinico quanto basta, con la preoccupante tendenza a finire coinvolto in situazioni molto più grandi di lui.
  2. iniziare e finire Il ciclo di Ambra di Zelazny. Da quando ne ha parlato Davide ho una voglia matta di leggerlo. Dieci volumi in tutto, mica cotiche.
  3. iniziare e finire il Ciclo del Nuovo Sole di Gene Wolfe. Anche di questo ha parlato Davide e, come al solito, mi ha fatto venir voglia di leggerlo.
  4. i primi due volumi della trilogia Magic Ex Libris di Jim C.Hines (Libriomancer e Codex Born. Il terzo volume, Unbound, non è ancora uscito)
  5. la Prospero's Daughter Trilogy di L.Jagi Lamplighter (Prospero Lost, Prospero in Hell, Prospero Regained)
  6. Leggere gli altri volumi del Ciclo di Pern di Anne McCaffrey. Il primo, Il volo del drago, mi è piaciuto da morire, quindi non vedo l'ora di tornare fra i dragonieri di Pern.
  7. Finire The walrus and the warwolf di Hugh Cook, in cartaceo. Amo comprare l'usato su ebay, specie quello difficile da trovare. Voglio capire se è vero che un certo tipo di scrittura è da donne o no. Per ora il protagonista - un immane cazzaro - mi fa morire dal ridere.
  8. Leggere Eroi dei due Mondi e Buran di Davide, l'ultimo uscito per la neonata MoonBase Factory, Blooper me lo sono divorato, ne parlerò presto. Ovviamente, se - scodinzola speranzosa - uscisse un'altra avventura di Aculeo&Amunet, essa avrebbe un posto in caldo nella reading list.
  9. finire Cat Daddy - What the World's Most Incorrigible Cat Taught Me About Life, Love, and Coming Clean di Jackson Galaxy. Mi piace molto il suo programma My cat from hell, mi è stato utile in diverse occasioni perché la mia Mina è  una gattina dolcissima, ma con un passato turbolento che l'ha resa paurosa. Non è la classica gatta che fa le fusa a tutti e si struscia su chiunque: è timida, spaventata, va trattata con delicatezza e pian piano rassicurata. Per stupido che possa sembrare, vedere come un professionista approccia determinati comportamenti, ne spiega le cause e quali espedienti usa per correggerli ha fatto la differenza. Non di tanto, abbiamo ancora molta strada davanti, ma mi ha già impedito diverse volte di assumere atteggiamenti sbagliati.
Ovviamente, in tutto questo ci sono un po' di letture "di documentazione", che non sto ad aggiungere ma che non sono meno impegnative e un po' di manuali di scrittura, perché ripassare non fa mai male - da poco ho ripreso in mano Mugging the Muse.
In fondo, però, il bello di leggere è che ne hai a sufficienza per molto più di una vita!

lunedì 16 giugno 2014

Racconta scrivi ama

Semplice, vero?
Io ci ho messo anni per arrivarci.
Anni di storie abortite perché pianificate con troppo dettaglio e troppo in anticipo, ingabbiate a forza in schemi troppo rigidi e definizioni che capivo (se andava bene) solo a metà.
Anni di frustrazione e ancora ne porto i segni addosso. Sono piccole, ma sono le mie cicatrici e non ho più voglia di nasconderle come se fossero qualcosa di poca importanza.
Questa fase è durata tanto, è durata troppo.
E poi, non so bene come sia successo, ci sono arrivata. 
Non l'ho formalizzato in un aforisma, ma, in modo ancora più semplice, mi sono limitata a farlo.
Scrivere senza pensarci su.
Scrivere solo per il piacere di farlo, mandando alle ortiche le regole dei manuali e i patemi da "ma cosa dirà chi mi legge?" (era seguito subito da "chi vuoi che ti legga, cretina?").
Scrivere per raccontarmi una storia.
Scrivere come leggere, per voltare la prossima pagina e scoprire che cosa succede poi.
Ha funzionato.
Per sgombrare il campo da fraintendimenti, io i manuali li leggo. E li studio (non è scontato che sia la stessa cosa). Prendo pure appunti. In casa (e nel Paperwhite) ne ho tanti - alcuni li ho trovati utili, altri meno. Non li idolatro, non ci sputo sopra: mi limito a prenderli cum grano salis.
Ma per me il primo passo, la prima stesura, va fatta in piena e assoluta libertà.
Non è un'opzione fra tante, non ho un'altra scelta. Io o faccio così, o non funziono.
Perciò, questo è il mio consiglio.
Dimenticatevi i temi, gli archi di trasformazione, i viaggi dell'eroe e seguite l'istinto. Divertite voi stessi: scoprite i vostri personaggi, scoprite il loro mondo.
Siate curiosi. Siate esploratori. Osate. Mescolate generi diversi, non fuggite dalle stramberie, piuttosto fateci amicizia e nuotate in mezzo a loro. Scoprirete che non mordono, raccontano le barzellette. Escludete il mondo, non pensate al pubblico, a quel che va di moda, a quel che ha più possibilità di attrarre un editore. Scrivete per voi, e per voi soli, raccontatevi la storia che vorreste leggere. Godetevi la sensazione di non dover rendere conto di niente a nessuno.
Sentitevi liberi. Non c'è niente di meglio.
Portate a casa la prima stesura, mettete quel punto finale e amate il processo che vi porta a farlo. Amatelo ogni secondo che vi impegnerà, perché dopo le cose cambieranno.
Dopo dovrete essere rigorosi, critici, ferocemente pignoli e pretendere da voi stessi più di quanto il lettore più orrendamente maldisposto nei vostri confronti potrebbe mai fare.
Dopo vi preoccuperete della gestione del punto di vista, del viaggio dell'eroe e dell'arco di trasformazione del personaggio.
Dopo vi porrete il problema del tema portante e vi farete venire la nausea a forza di lavorare sulla struttura.
Dopo dovrete verificare ogni vite e ogni rivetto della vostra ambientazione, controllare ogni ruota dentata e ogni collegamento, più e più volte.
Dopo dovrete fare schemi, piani e diagrammi a blocchi.
Dopo dovrete smontare la vostra storia, scinderla nei in tutti i suoi elementi e poi ricombinarli insieme nel modo più efficiente. Tirarla, spingerla e pressarla per vedere fino a che punto è solida.
E tutto dovrà essere perfetto, a prova di bomba, non ci dovranno essere né infiltrazioni, né ruggine. Non potrete risparmiare sul lubrificante, perché questo meccanismo dovrà funzionare.
Lo dovete a voi stessi, alla vostra storia, a chi vi regalerà il proprio tempo (e, in alcuni casi, il proprio denaro) per leggervi. E anche perché, detto fuori dai denti, la rete è una giungla e là fuori ci sarà sempre qualcuno che proverà a farvi le pulci, si riterrà in dovere di farvi la lezione, di trattarvi come una merda perché non vi siete documentati abbastanza, o perché non avete gestito bene il punto di vista, o, semplicemente, perché lui, la vostra storia, l'avrebbe senz'altro scritta meglio. Peccato che non sia stato capace di pensarla. In ogni caso, dato che così è se vi pare, perché offrire il fianco a questi personaggi?
Sembra un mucchio di lavoro? Lo è.
Ma c'è un (piccolo) lato positivo: se avete fatto i compiti a casa, vi accorgerete che tutte le ore spese a leggere e studiare non sono andate sprecate. Non sono andate sprecate affatto, perché nel mettere insieme il vostro scritto avrete usato, anche senza accorgervene, anzi, la maggior parte delle volte proprio senza accorgervene, gli strumenti che avrete acquisito e le abilità che avrete forgiato durante lo studio e i ripetuti tentativi di creare una storia (perché tutti abbiamo alle spalle i ripetuti tentativi di creare una storia. Di solito sono imbarazzanti. I miei lo sono).
Secondo Brandon Sanderson (a proposito, le sue lezioni di scrittura sono disponibili on line e sono davvero ben fatte) ci sono scrittori che procedono creando un outline dettagliando molto in fase di pianificazione e ci sono scrittori che utilizzano l'intero first draft come fosse un outline.
Gli uni non sono meglio degli altri. Sono modi di procedere diversi.
Io appartengo al secondo gruppo. Adesso sono in grado di dirlo, ma  ci ho messo anni per accettare che andava bene anche così. Tutte le persone intorno a me avevano un approccio del primo tipo e portavano a casa storie su storie. Io, per quanti sforzi facessi, neanche una.
Risultato: era colpa mia, avevo per forza qualcosa che non andava.
Non ero una scrittrice doc, plain and simple.
Adesso so che non esiste un modo giusto o uno sbagliato: esiste solo il modo che funziona per te. Se lo usi e scrivi è giusto. Se lo usi e non scrivi è sbagliato. 
È come un paio di scarpe: ti deve calzare a pennello, altrimenti camminare è una tortura.
Salvo rari casi - e il manoscritto cui sto lavorando ora è uno di questi - non so mai all'inizio di cosa parlerà la storia. Non conosco la trama - se non come uno spunto iniziale, né riesco a dire a priori quale sarà il motore che la spingerà avanti. Se sono fortunata, lo scopro cammin facendo e la porto a conclusione. Se sono sfortunata - e mi è capitato - sono costretta a lasciarla stare fino a che non capisco qual è il nocciolo della questione. Una storia è rimasta bloccata in quel modo per due anni, in attesa che, il mese scorso, arrivasse il click nella mia testa. Ho trovato la chiave, l'ho infilata nella toppa e la porta si è aperta. Adesso la storia ha tutte le carte in regola per ricominciare a camminare come, anzi, meglio di prima.
Ho una lista di priorità, non posso lavorarci subito, ma so che quando lo farò avrò ben chiaro come maneggiarla e dove mi porterà.
Sono davvero un essere strano: sono una maniaca del controllo, eppure ho sprecato anni tentando di usare un approccio alla scrittura ultra-controllato e che con me non funzionava. Sono una maniaca del controllo e riesco a portare a conclusione una storia soltanto nella libertà più assoluta, con il controllo che non è proprio contemplato. 
Forse anche di questo è responsabile l'altra me stessa. Forse anche di questo dovremmo parlare, sedute al tavolino e di fronte alla famosa birra. 
Maledizione, mi toccherebbe dirle che ha ragione lei.

venerdì 13 giugno 2014

Un silenzio assordante

Sono quasi due mesi che in questo blog non si muove una foglia.
La Parietaria è rimasta congelata nel tempo, immobile, in attesa di... non so bene nemmeno io di cosa.
In questi mesi sono successe molte cose: Once Upon A Time è finito senza che io completassi i riassunti, la Mina è diventata la signora della casa e ha pensato bene di farci prendere uno spavento da morire finendo sotto flebo d'urgenza, io continuo a fare yoga e a cercare di venire a patti con una me stessa interiore che è del tutto incontrollabile (la cosa peggiore, per una control freak come me, mi coltivo la serpe in seno. In senso letterale. Forse dovrei semplicemente sedermi a un tavolino con lei e offrirle una birra, giusto per discutere delle reciproche differenze). 
Il lavoro continua a essere scarso e la gente continua a cercare di non pagare.
Continuo a leggere. In effetti, avrei un sacco di libri di cui parlare. Quasi tutti in inglese, va da sé. E ho una lista di lettura in costante allungamento.
E continuo a scrivere e pensare storie. Ho rallentato da quando è arrivata la gatta, perché la sera - il momento che prima era dedicato alla scrittura - adesso è dedicato a lei. Cioé, più che altro se l'è preso, obbligandomi, a forza di miagolii, palline messe in mezzo ai piedi e penne scippate durante la scrittura, a darle retta.  Ho scoperto che i gatti hanno un modo tutto loro di fare sì che le cose vadano come vogliono e, se volete sapere che cosa ne penso... secondo me sono davvero alieni che cercano di dominare il mondo. Perfino a distanza, perfino adesso: comincio a parlare di scrittura e zac! lei scivola quatta quatta nel discorso e ne diventa il centro!
Quindi, torniamo alla scrittura: le idee ci sono. Sono tante. Sono per più storie. La cosa mi entusiasma letteralmente: sembrano zampillare, incastrarsi una nell'altra... è come se stessi componendo diversi puzzle contemporaneamente. Non ve lo nascondo: è fico!
La mia fonte di divertimento principale - quella in piena stesura - ha raggiunto e superato le duecentomila battute. Il conto non è aggiornato, perché la sto scrivendo con carta e penna: niente Scrivener, stavolta, se non a posteriori, giusto per avere una copia di sicurezza. Giro con il manoscritto in borsa, in una busta trasparente che sta cadendo a pezzi, e appena posso vado avanti.
A che punto sono?
Avete presente quando siete sulle montagne russe, all'inizio del percorso, che i vagoncini affrontano lenti la prima salita? Più vi avvicinate al culmine e più anticipate - pregustate - il senso di vuoto nello stomaco e la velocità che vi aspettano di lì a pochi secondi. Io sono a quel punto lì: mi sto approssimando al culmine della salita, sono ormai in cima. I pezzi del rompicapo con il quale la mia protagonista ha a che fare sono stati mostrati (quasi tutti) e fra poco lei inizierà a capire come metterli insieme... e la storia scivolerà a tutta birra verso il rush finale e l'epilogo.
Poi ci sarà un mucchio di lavoro da fare, visto che ho trascurato la documentazione quasi del tutto, ma me ne preoccuperò quando sarà il momento.
Questa è una delle cose che sto - lentamente e con fatica - imparando a fare: preoccuparmi quando serve, non in anticipo (e non solo per quel che riguarda la scrittura).
Non è facile. 
Specie quando hai un cervello che ti propone migliaia di varianti apocalittiche - una peggio dell'altra - di ciò che potrebbe accaderti.
In questi mesi si è messo in moto un processo di ripensamento del mio intero modo di essere. E dico che "si è messo in moto" perché non è nato da un atto di volontà mia. Forse l'altra me stessa - quella incontrollabile - ha qualcosa a che fare con tutto questo, non lo so.
Se fossi un personaggio, si potrebbe dire, in termini manualistici, che il mio sistema di sopravvivenza interiore mostra tutte le sue crepe ed è ora di cambiarlo. Ma non sono un personaggio - anche se potete scommettere che quel che mi sta capitando mi servirà, prima o poi, in una storia - e questa sorta di "revisione" va avanti per conto suo, trascinandomi con sé, volente o nolente - più che altro nolente.
Così, dopo mesi di strappi e bocconi,ho pensato che tanto vale fare un tentativo e smettere di essere la rigida quercia: provare a essere il flessibile bambù, così, tanto per cambiare. 
Per una come me è più semplice a dirsi che a farsi, ma magari mi piace, nella vita non si sa mai.
Comunque, sono tornata. Anche se sto facendomi il tagliando, sono qui.

venerdì 18 aprile 2014

Once Upon A Time S03E15 - Quiet Minds

Ci sono voluti quattro episodi, ma... sì, Rumplestiltskin è ancora vivo.
Non si sa come, non si sa perché, ma è vivo e vegeto. A quanto pare non c'è tutto con la testa (e questo Emma&Co. non lo sanno), ma oh yesss, alive and kicking.
Al contrario di Neal, che nessuno ha ancora visto.
Mentre, da Granny, i nostri eroi si domandano come sia possibile - Hook si dice sicuro che Neal c'entri qualcosa, perché desiderava così disperatamente tornare dalla sua famiglia che può aver fatto carte false per riportare in vita il padre -, Regina mette in chiaro che poco importa chi l'abbia riportato e come: stava nel sotterraneo della strega, quindi la cosa più importante è capire cosa facessero quei due insieme. così, mentre gli altri devono darsi da fare a cercarlo, lei vuol tornare nella fattoria della strega e vedere se riesce a trovare qualche indizio magico.
E a proposito di strega... quella è incazzata nera! Cerca di evocare Rumplestiltskin con il potere del pugnale... e non funziona! L'Oscuro le è scappato e sa parecchie cose. Così, incarica una scimmia alata di trovarlo.
La prima tappa di Emma&Co. è da Belle: le dicono che l'aMMore suo è ancora vivo e di tenere gli occhi aperti perché è probabile che approdi da lei. Sorprendentemente, Hook si offre di rimanere ad aiutarla... e Belle gli dice "Ma che ti sei fumato? Hai tentato di uccidermi" "Sì, vabbé, erano circostanze un po' estreme", fa lui. "Due volte!"
Hook le fa quel sorrisino un po' storto che stende morta buona parte delle fan e le dice di considerarlo il suo modo di far pace.
Detto questo... si torna al passato. Neal e Belle sono tornati al Castello di Rumplestiltskin, in cerca di un modo per resuscitarlo. Per cercare nella biblioteca, accendono le candele su un vecchio candelabro et voilà: le fiamme compongono un viso. Signori e signore, monsieur Lumiere.
Nel presente, intanto, mentre Hook e Belle cercano un qualsiasi indizio che possa spiegare come ha fatto l'Oscuro a sopravvivere, una delle porte del negozio inizia a sbattere violentemente. Belle si precipita, convinta che sia Rumplestiltskin... ma quando la porta si spalanca (ed è la porta del cesso) quel che ne esce fuori è Neal. E non è in gran forma.
Intanto, Emma torna a casa da Henry, gli porta la colazione e lo smolla a pescare con Leroy e sette nani. Questo Henry è parecchio più sveglio di quello pre-maledizione e le dice chiaro e tondo che, sì, a pescare ci va, ma che Emma non pensi di farlo fesso: l'ha capito che non sta lavorando a un caso e che Storybrooke è un posto parecchio strano. In definitiva, sa perfettamente che lei gli nasconde qualcosa.
Giusto in quel punto - dopo che lui le ha detto "o mi dici tutto o me ne torno a NY" e che lei gli ha promesso di farlo, ma non subito, e chiesto di fidarsi di lei - le squilla il cellulare.
E chi sarà mai?!
Considerato che un attimo dopo la vediamo correre al capezzale di Neal in ospedale, facile capire chi fosse. Comunque, Neal viene brevemente messo al corrente che: 1. è passato un anno, 2. suo padre è tornato, 3. Emma si ricorda di lui, ma Henry no.
In realtà, c'è di peggio: Neal ha, sul palmo della mano destra, una bruciatura inquietante, una specie di simbolo, del quale nessuno sa nulla. Ovviamente, Bookworm Belle viene incaricata di fare ricerche e...
...rieccoci nel passato. Belle e Neal sono nella biblioteca e chiedono aiuto a Lumiere. Il quale non è proprio dispostissimo ad assecondarli, visto e considerato che è rinchiuso in quella prigione di cera per via di un certo accordo con Rumplestiltskin. Neal lo prega di aiutarlo a resuscitare l'Oscuro, l'unico in grado di riunirlo con la sua famiglia, Belle lo rassicura che Rumplestiltskin è cambiato e che, di certo, se li aiuterà, lo libererà dalla sua maledizione... e Lumiere acconsente. Li guida a trovare un libro che libro non è: è un contenitore, nel quale c'è una strana chiave. Una chiave decorata con lo stesso disegno che ora è inciso sul palmo di Neal. La chiave che apre il sotterraneo dell'Oscuro. E, guarda la coincidenza, lui può guidarli proprio dove questo fantomatico sotterraneo si trova.
Ma... dopo che Neal e Belle sono usciti dalla stanza, qualcosa di verde emerge dalle ombre. Non avrete mica pensato che tutto fosse così semplice, eh? A quanto pare, Lumiere è d'accordo con la strega e sta guidando i due dritti in una trappola.
Ed ecco, nel presente, Zelena bussare alla porta di Sua Melensaggine. La quale è spaventata perché non sente più muovere il bambino e ha telefonato all'amichetta sua. Invece di andare a fare una stracazzo di ecografia. Quanto può scavare negli abissi della stupidità questa? Quanto ancora?
Comunque, Zelena spiega che i bambini si muovono meno subito prima del parto, che forse lei è più vicina al termine di quanto pensi e le somministra del succo di arancia che s'è portata da casa. Ora, ma solo io trovo allucinante che Sua Melensaggine si fidi cosi? No, ditemelo. E solo io trovo che Zelena sia inquietante da morire? I am not letting you have this baby without me? Seriamente?
Ma Sua Melensaggine nisba, oh. Testa dura...
E veniamo alla mia parte preferita. Quella per la quale vale la pena guardare - e bene! - l'episodio. Anche riguardarlo un paio di volte.
Perché Regina è fuori dalla fattoria della strega quando viene bersagliata con una freccia. Lei la acchiappa al volo (oltre che Evil Queen è pure ninja) e chi ti esce, con una balestra in mano, da dietro la sua macchina?
Robin Hood. E quanta chimica c'è fra 'sti due? A tonnellate. La prima volta che gli sceneggiatori hanno alluso a un possibile legame ho storto il naso, ma... mi devo ricredere. Sono diventati la mia coppia preferita. Comunque, a parte i miei vaneggiamenti da fangherl, i due fanno comunella e si preparano ad esplorare la casa della strega.
Intanto, in ospedale, Hook è stato lasciato a sorvegliare Neal e i due hanno modo di parlare. Neal lo ringrazia per aver riportato Emma, Hook risponde che lui avrebbe fatto lo stesso. Neal domanda come ci si sente, a essere un eroe, dopo essere stato un pirata tanto a lungo. Hook risponde che è un ruolo poco familiare e ribatte chiedendo come ci si sente ad essere un cattivo. Neal dice "e che, mò il cattivo sono io?".
"beh, se hai riportato in vita tuo padre, sospetto che tu abbia usato la più nera delle magie e che tu abbia dovuto pagarne il prezzo".
Neal non risponde, non avendo memoria alcuna di che accidente gli sia successo, ma, dopo che Hook l'ha abbracciato in memoria dei tempi andati, gli permette di fuggire dall'ospedale per unirsi a quelli che cercano Mr.Gold.
Intanto, nel passato, Lumiere guida Neal e Belle verso la famosa cripta dell'Oscuro... e si sa che c'è la fregatura sotto. Una tremenda fregatura.
Zompiamo di nuovo al presente: it's daddy-time. Emma e David van belli belli per la foresta, chiacchierando su quel che Emma intende fare una volta risolta la questione. Soprattutto, con Neal: è chiaro che lui non si rassegnerà tanto facilmente al fatto che Henry non lo ricorda e di lui sa solo che ha mandato in prigione Emma al posto suo e, oltretutto, lei era pure incinta. Inoltre, è chiaro che la parentesi new yorkese di Emma non è finita: a quanto pare, la ragazza è decisa ad andare via da Storybrooke, riportando Henry alla sua vecchia vita.
Mentre i due sono lì che chiacchierano, ecco un urlo. E finalmente... Mr.Gold. Che non pare essere tutto sano ai piani alti. Il nostro cattivo preferito sembra proprio mezzo matto. Dice di sentire delle voci nella testa, a stento riesce a dire che sì, sa chi è la strega. E a quel punto, patapam!, eccoti la scimmia alata. Gold scappa, LOLlo caccia la spada (ma dove l'ha tenuta, finora? non voglio saperlo) e dice che se ne occupa lui e manda Emma all'inseguimento del fuggitivo.
E torniamo alla mia coppia preferita... non c'è niente di utile, nella fattoria. C'è da dire che Regina è insolitamente tollerante nei confronti di Robin: gli permette di parlarle in un modo... che non tollera con gli altri. Lui, manco dirlo, ne è affascinato, al punto tale da offrirle, a scrocco dalla strega, un bicchiere di whisky. Regina accetta, ma, quando lui le porge il bicchiere... ops, guarda lì, il tatuaggio sul polso.
Che fa la nostra Evil Queen? Una cosa che non mi sarei mai aspettata. Se la dà a gambe, lasciando Robin con un palmo di naso e noi fan a sbavare per il prossimo momento che li vedrà insieme.
Nel frattempo, Emma incontra Neal e gli permette di aiutarla a cercare.
Ma torniamo nel passato: Neal e Belle hanno trovato la radura, Lumiere ha spiegato loro come aprirla, ma, quando Neal gli domanda se è sicuro, risponde spazientito che per forza lo è, ha passato almeno duecento anni in quella biblioteca, per l'amor del cielo!
E lì Belle lo sgama. Rumplestiltskin ha costruito quella biblioteca per lei, non tanto prima della maledizione, perciò saranno sì e no trent'anni. Così, Lumiere è costretto a confessare che è tutto vero tranne un particolare: non è stato Rumplestiltskin a ridurlo così. È stata la strega e lei vuole che loro riportino indietro l'Oscuro per poi poterlo controllare con il pugnale. A quel punto, Belle cerca di dissuadere Neal dall'usare la chiave. Gliene dice di ogni: fra l'altro, che Rumplestiltskin non è morto da eroe per venire riportato indietro schiavo del male. Ma niente da fare, Neal deve tornare indietro, costi quel che costi. Belle gli fa notare che il costi quel che costi è anche ciò che aveva pensato Rumplestiltskin nel forgiare la maledizione e che non è che le cose siano andate proprio benissimo. Ma Neal zero. Come aver parlato al muro.
Usa la chiave, il simbolo gli viene marchiato a fuoco sul palmo e oplà, l'Oscuro risorge.
Nel presente, Neal ed Emma cercano di fare un recap del tempo passato: quel che hanno fatto, o non fatto, e lei gli racconta di Walsh, specificando che si è trasformato in una scimmia alata (al che lui risponde che stava per sposare uno scagnozzo malvagio di suo nonno Peter Pan, quindi sa bene come ci si senta).
Proprio mentre lui sta per portare il discorso sui bei tempi andati, ecco che le squilla il cellulare: è Belle che ha trovato qualcosa sulla chiave. E non è qualcosa di bello.
Chiunque la utilizzi per resuscitare l'Oscuro, dà in cambio la sua vita e non c'è modo di scappare. In pratica, Neal dovrebbe essere morto da quel bel po'.
Belle  non ha ancora finito di dirglielo, che Neal si sente male e, per un momento, si trasforma in Rumplestiltskin. Che sta succedendo? Lo sapremo, ma dopo. Perché ora si torna al passato.
Rumple è resuscitato... e Neal cade a terra mezzo morto. Come se non stesse già andando abbastanza male, eccoti Zelena - bella verde - che compare a prendere per il culo il povero Neal, causando l'ira di Rumplestiltskin, che la accusa di aver ingannato suo figlio. Ma lei dice "nooo, chi, io? quando mai? sono innocente come O.J.Simpson! Gli ho solo passato delle informazioni con l'aiuto del mio amichetto, lui ha fatto tutto da sé."
"non gli hai detto il prezzo!", ringhia Rumplestiltskin (come se lui lo facesse, eh, di dire il prezzo!).
E lei "Ops, me ne sono scordata. ma, ripensandoci, era ovvio: una vita per una vita."
Quindi, ecco la fregatura clamorosa. Rumple, per salvare Neal, è costretto a mollare il pugnale. Questa volta, fra il pugnale e suo figlio, ha scelto suo figlio e l'ha, in pratica, inglobato dentro di sé, il che ha portato alla sua pazzia. E mentre Lumiere si ricorda di avere una coscienza e blocca Zelena, Rumplestiltskin impone a Belle di fuggire cosa che lei fai, in lacrime, portandosi via il candelabro.
Torniamo al presente: Neal chiede a Emma di aiutarlo, di separare lui e Rumplestiltskin. Lei non vuole, ovviamente, perché ha ben capito che questa specie di fusione modello Dragon Ball è l'unica cosa che lo tiene in vita, ma Neal insiste.
Ve la faccio breve: lei agisce, Rumplestiltskin compare e torna in possesso di tutte le sue facoltà mentali, sputtana Zelena... e Neal defunge.
Sì, gente. Defunge. Lacrime a profusione, tonnellate di fazzoletti inzuppati e, sì, un bel po' di stupore. L'avevano detto, che avrebbero ammazzato uno dei personaggi principali e, bene, l'hanno fatto.
Ovviamente, LOLlo ed Emma si precipitano da Sua Melensaggine, ma Zelena è già fuggita dalla finestra del cesso.
Nel frattempo, nella foresta, Zelena ha un confronto serrato con Rumplestiltskin, ma c'è poco da fare: lei ha il pugnale e lui deve obbedirla. E, proprio come Inuyasha quando Kagome gridava "Cuccia!", il nostro eroe è costretto a tornarsene in gabbia.
Mentre gli altri piangono la morte di Neal, Emma va a parlare con Henry e gli racconta la verità, quantomeno una parte: gli dice che si è mossa per venire ad aiutare non un cliente, ma suo padre, che era nei guai. Che ha tentato di salvarlo e non ci è riuscita. Che era un brav'uomo e che sarebbe stato un ottimo padre. Quando Henry dice che avrebbe voluto conoscerlo, lei risponde: "l'hai fatto".
E quando lui le chiede che cosa è successo a coloro che l'hanno ucciso, Emma risponde che l'hanno fatta franca. Ma che li troverà.