lunedì 6 giugno 2016

Ridatemi un mondo analogico!

Forse essere mamma vuol dire che ti parte l'embolo mediamente molto prima rispetto a quando non lo eri.
Sarà la mancanza di sonno? Sta di fatto che ultimamente lo spettacolo che la varia umanità di Facebook dà di sé mi fa venire una gran voglia di mondo analogico.
Seriamente, non so proprio se il signor Zuckerberg abbia fatto un favore all'umanità, inventando Facebook. Propendo per il no.
Chiariamo una cosa, sui social ci sto molto meno, ultimamente (e meno male), ma l'occhiatina ci scappa comunque. E, com'è come non è, mi ritrovo sempre più spesso a pensare che un bell'asteroide sarebbe una gran soluzione.
Ieri, per esempio, uno dei miei contatti commenta una palese bufala: Bruxelles ordina che da settembre ciascuno di noi ospiti in casa un immigrato. Commenta dicendo (testuale): non mi stupisco di chi scrive certe cose, ma di chi ci crede sì.
La pagina Fb è legata a un sito con un nome che è tutto un programma: italianosveglia (no, non ce lo metto, il link. Non sia mai che gli porti anche solo una visita).
Che poi, concordo eccome: l'italiano si dovrebbe svegliare ma non nel senso inteso dai fondatori del sito.
Apriamo una parentesi: è un sito sul quale chiunque può scrivere un articolo e postare. E quando dico "chiunque" intendo proprio "chiunque". Senza fonti, senza controllo, in pratica un inno alla diffusione delle palle.
Se vai a leggere l'articolo (vabbé, chiamalo articolo), scopri che a Bruxelles due politici, l'italiano Alvaro Viziali e il tedesco Norris Chuck sono i padri fondatori di una legge in virtù della quale, da settembre, ogni famiglia deve ospitare un immigrato. Avete fatto caso ai nomi? Sono scritti una riga e mezzo (toh, facciamo due) sotto il titolo. Ma niente, ai leoni da tastiera in odore di razzismo (e sono tanti) è sufficiente il titolo, anzi, no, la parola 'immigrato'. Come i tori quando sventoli la muleta, questi partono a testa bassa in un tripudio di banalità, rancore, odio e italiano sgrammaticato. Un distillato di analfabetismo funzionale, presunzione ed egoismo che ti stende morta entro pochi secondi.
Questa gente non si merita un cazzo.
Poi ci sono i gruppi Facebook, altra invenzione geniale (si fa per dire). Ora, anche io sono in qualche gruppo (riguardante scrittura e lettura). Ogni tanto qualche contatto maleducato mi aggiunge a tradimento ad altri, io mi tolgo, questo mi riaggiunge, io mi ri-tolgo e via così fino a che non la capisce e la pianta.
Però.
Però ci sono alcuni gruppi che sono un covo di disfunzionalità e psicopatia. E il peggio è che, una volta, certi elementi rimanevano isolati nella loro follia. Adesso si ritrovano e si danno man forte in un crescendo di delirio che, in alcuni casi, sulle prime fa ridere, alla lunga ti fa preoccupare.
Come la querelle delle mamme vegane contro l'invidia. Non la conoscete? Ecco, leggete qui, poi non riuscirete più a smettere fino a che non avrete divorato tutte le puntate.
Queste persone esistono. Non sono troll, non lo fanno per far ridere, né per far parlare di sé. Certe cose le pensano davvero, le fanno davvero. E, che è peggio (come diceva Quattrocchi), si spalleggiano.
Il problema non è che sono vegane, è che manca loro del tutto il buonsenso. (Che poi fra la mancanza di buonsenso e il veganesimo ci sia un rapporto di causa-effetto non tocca a me giudicare).
Perché se il tuo cane si sente male e sporca in un negozio (a prescindere dal fatto che dovresti portarlo dal veterinario e non fargli fare tre giorni di riposo sperando che guarisca, povera bestia), tocca a te pulire e la commessa non è cafona perché ti porta il mocio. Questa è semplice buona educazione, cazzo. E, una volta, ti avrebbero fatto notare che le tue pretese erano non solo sbagliate e ingiuste ma anche profondamente maleducate. Lì dentro c'è gente che fa la ricotta con il latte materno e la spaccia alla vicina convinta pure di averle fatto un gran dono.
C'è gente - giuro - per la quale essere vegana è tentare di rianimare (non ho idea di come) un moscerino che è cascato nel bicchiere di succo di frutta. Gente che viene (ovviamente) guardata con perplessità dagli altri avventori e che per questo si sente... confermata nella propria vocazione. Mi guardano male perché sono vegana e tengo alla vita. Ma io, anche se tutti mi tirano sassi, continuo per la mia strada perché sono nel Giusto. Perché ho la Verità in tasca. Sono martire e discriminata (e mi piace tantissmo, mi fa sentire coooosì importante), ma difendo la vita. Praticamente, un'eroina. Giovanna d'Arco mi fa una pippa.
No. Ti guardano perplessi perché vedono una che tenta di fare massaggio cardiaco a un moscerino.
C'è gente che alleva bambini vegani, fruttariani, crudisti e chi più ne ha più ne metta, svezzando neonati col latte di banana e fottendosene allegramente del bilanciamento della loro dieta. Tutelate la vita, ma a quella di vostro figlio non ci pensate? Ma lo sapete che potreste causare dei danni? E si sentono così fieri, così virtuosi, così una spanna sopra noi mangiacadaveri...
Mamme che mandano le bambine alle feste di compleanno ma le dotano di pizze vegane perché non sia mai che mangino quello che mangiano gli altri bambini. Perché tutte le altre mamme sono incoscienti e sventate tranne loro.
Mamme in cura dallo psichiatra che, quando questo fa notare che allattare un bimbo di QUATTRO ANNI è patologico, rispondono che non capisce niente. E qui parte il coro di commenti delle supporters: non tornarci più, da questo. Patologico è il suo cervello. Non è preparato sulla questione, perché mommy knows better. Che loro allattano fino a che il bimbo dirà che la tetta non la vuole più. Ma quando succederà? Quando va alle medie?
E poi ci sono gli antivaccinisti. Quelli che hanno preso una laurea in medicina su Fb. Quelli che ti citano studi a sostegno dell'antivaccinismo, ma non dicono mai fatti da chi. Quelli che si curano con la luce, i numeri, l'omeopatia, insomma con tutto tranne le medicine. E che curano i figli nello stesso modo. Prendere la polemica fra il virologo Burioni e l'accoppiata Red Ronnie-Eleonora Brigliadori a Virus, qualche settimana fa. Hanno dovuto fare una puntata di 'riparazione' tanto è stata scandalosa la conduzione.
Rendiamoci conto che una trasmissione RAI (quindi pubblica, quindi pagata anche da me) invitato un virologo di fama, un professore universitario e poi l'ha lasciato in balia dei delirii di un ex-dj ammuffito e di una starlette posata, senza dargli neanche la possibilità di replicare. (By the way, Red Ronnie si è dedicato anche alle scie chimiche, ultimamente. Chiamando a supporto della sua tesi... il cantante degli smashing pumpkins, la principessa saudita - non altrimenti specificato -, Beck, Prince, i Muse e non so chi altri. Tutta gente che ha fatto della scienza una carriera, certo).
E dall'altra parte dello schermo - e dall'altra parte del monitor - c'è una pletora di gente che non è in grado di comprendere un testo scritto, né quello che gli si sta dicendo. Gente che non aspetta altro se non l'imbeccata facile, la pappa predigerita, senza sforzare (non sia mai!) il cervello.
Queste persone vivono. Queste persone votano. Queste persone fanno danni.
E io sono stufa, sono spaventata, sono disorientata. Perché i figli di questa gente saranno i futuri compagni di scuola di Davide e come faccio a impedire che venga trascinato al loro livello?

"I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società [...]. È gente che di solito veniva messa a tacere dai compari e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel."

Avevi ragione, Umberto. Come sempre.




venerdì 3 giugno 2016

Cosmo Oro 8 - Dune Frank Herbert

Anche se sono più o meno secoli che non scrivo qui dentro, ho continuato a leggere.
Un mucchio di roba a spizzichi e bocconi, tipo Great North Road, di Peter F.Hamilton, di cui ha parlato Davide qui e che è ancora più fico di quanto la recensione faccia supporre (non perché la recensione non sia abbastanza lusinghiera, ma perché è davvero-davvero fico).
E, ovviamente, ho continuato con la mia folle idea di sciropparmi la Cosmo Oro bella intera.
Come avevo scritto alla fine dell'ultima recensione, ero entusiasta di rispolverare Dune.
Tanto entusiasta che l'ho letto tutto in tre giorni. (Ri-letto, in realtà, perché il ciclo di Dune è stato una delle mie monomanie adolescenziali, ma insomma, considerate che si tratta di un tomo bello denso).
In poche, lapidarie parole posso solo dire: Dune è immenso.
Normalmente, io sono una di quelle persone che si incazza a morte quando incontra qualcuno, uno di quei personaggi accultuVati che ci tengono a fare distinzione fra 'letteratura' e 'fantascienza'. Di solito, specificano subito che non si interessano di fantascienza (come se il leggere quest'ultima fosse uno sporco piccolo segretuccio da non lasciar assolutamente trapelare).
Però, nel caso di Dune, una cosa va detta: rispetto alle fantascienza precedente ha un respiro molto più ampio. Molto più da letteratura.
Forse è meglio spiegare con un esempio. Prendiamo Aarn il gioviano.
A me come personaggio stava un po' sulle, ma lasciamo perdere, per adesso. Quel che intendo è che il 99.9% del libro è centrato su quel che Aarn fa.
E lo fa a prescindere da dove si trova. Intendo dire che non c'è una relazione di mutuo interscambio fra il personaggio Aarn e l'ambiente in cui vive le sue avventure. Su un'astronave o su un pianeta sconosciuto, Aarn è Aarn, punto.
L'ambiente in cui si muove non lo influenza e non lo condiziona è più che altro uno sfondo statico, creato per destare meraviglia in chi legge.
Come la giungla per Tarzan: ora, a me Tarzan è un personaggio che piace un sacco, ho letto un po' di libri del suo ciclo (non tutti) e mi ci sono divertita un mucchio, ma la 'giungla' non è altro che un insieme di alberi con animali che ci vivono in mezzo.
Gli alberi sono solo... 'alberi' e lo scopo che hanno è fare in modo che il protagonista ci si arrampichi sopra. Non c'è... specificità, in questa descrizione. Non si parla di clima caldo-umido, né di come l'ambiente influenzi il modo di vita del protagonista.
Quello che Herbert fa, invece, è del tutto opposto. Invece che stringere l'inquadratura sui protagonisti, la allarga e costruisce un mondo intero, sotto tutti gli aspetti: ecologia, geografia, sociologia, politica.
E il rapporto che i personaggi hanno con l'ambiente è uno di mutuo scambio: lo influenzano nell'esatta misura in cui lui influenza loro.
Basta pensare alle Tute Distillanti e alla precisione con la quale ci vengono descritte. Non ci si limita a dire che Dune è un pianeta deserto, ma si ricostruisce una società plausibile per quell'ambiente, ritrovati tecnologici inclusi.
Non solo, il trovarsi in un certo tipo di ambiente ha, per i non-nativi, effetti anche a livello psicologico. L'importanza dell'acqua è difficile da capire per qualcuno che proviene da un mondo nel quale essa è estremamente abbondante.
Arrakis, detto Dune, il pianeta deserto diventa quindi qualcosa di pressoché tangibile, che, leggendo, puoi quasi sentire.
Dune, i suoi giganteschi Vermi delle Sabbie, la Spezia e la costante ossessione per il recupero dell'acqua sono forze con cui i personaggi devono fare i conti... e che condizionano e mutano le loro vite. Impossibile ignorarle. Così come impossibili da ignorare sono le trame politiche che mettono letteralmente in moto la vicenda e che portano a conseguenze inevitabili, soprattutto per Paul.
C'è molto in Dune, ma questo molto non è mai troppo perché Herbert, espertissimo giocoliere, tesse una trama complicata, ordisce molti fili e non ne perde nessuno per strada, portando con sé il lettore in una cavalcata folle su uno dei Grandi Creatori, alla fine della quale ti ritrovi senza fiato... e pronto a ricominciare.
Ma qui non si può ricominciare, bisogna andare avanti...
Cosa mi aspetta? Alfred Elton Van Vogt: Non-A

lunedì 29 febbraio 2016

WePub chiude.

Lo sapevo già da un po' e WePub stessa ne ha dato l'annuncio sulla sua pagina Fecebook due settimane fa. Ma io ho aspettato a parlarne perché oggi è un giorno speciale. 
Quattro anni fa, proprio il 29 febbraio, Ultimo Orizzonte iniziava il suo cammino. A mezzanotte di oggi, il suo cammino finisce, almeno quello con il marchio WePub.
Il sito di WePub è offline.
I link per l'acquisto nella pagina dedicata, qui nel blog, smetteranno di funzionare.
È stata un'esperienza splendida e come prima volta da autrice edita non avrei potuto desiderare di meglio. Ho incontrato persone fantastiche che hanno amato il mio libro, che mi hanno proposto un contratto dignitoso, hanno lavorato con me sul testo senza risparmiarsi e che sono sempre stati di assoluta precisione anche nelle questioni economiche (sì, va detto!).
WePub è stata una casa editrice come le case editrici dovrebbero essere.
Purtroppo, questo non paga. Ma io sono stata fortunata a farne parte.
Da domani, i diritti tornano in mio possesso. Starà a me decidere che cosa fare.
Ho ricevuto una proposta da un'altra casa editrice e sto vagliando il contratto. Non so se accetterò, ma non escludo, per adesso, di autopubblicare sia Ultimo Orizzonte che la Sentinella. 
Idee ne ho diverse...
Non voglio che finiscano nel dimenticatoio: c'è troppo di me, lì dentro. E c'è tutto l'amore e la serietà di WePub. 
WePub non c'è più ma il suo lavoro resta. E finché Ultimo Orizzonte e La Sentinella del Golfo continuano a esistere, anche un po' di WePub esisterà.



martedì 9 febbraio 2016

Cosmo Oro 7 - Slan Afred E. Van Vogt

Van Vogt è stato uno dei miti della mia adolescenza, quando decisi che basta fantasy. 
In pochissimo tempo, divorai l'intero scaffale fantascienza della biblioteca. Non è che fosse uno scaffale così fornito, comunque. Qui siamo penosamente scarsi, quanto a biblioteca (sigh).
Poi, per anni, non ho più letto nulla di suo, fino a che, un paio di anni fa, non mi è capitato sott'occhio un Urania, in bella mostra sulle rastrelliere dell'edicola sotto l'ufficio.
Slan.
Botta di nostalgia canaglia, mi sono detta 'perché no?' e l'ho comprato.
Non mi è piaciuto affatto.
Ma la settima uscita Cosmo Oro è proprio Slan ed è stata anche la mia prima rilettura: ho deciso che si meritava un altro tentativo.
[Incidentalmente, il protagonista, Jommy, mi ha riportato alla mente un altro ragazzo con poteri speciali, Jomy, dell'anime Toward the Terra (titolo originale: Terra e). Mi domando se Slan sia stato in qualche modo fonte di ispirazione perché, pur con notevoli differenze, ci sono degli elementi comuni. Se avete voglia, guardatelo, a me è piaciuto molto.]
Ora, alla fine non posso dire di aver provato quel misto di irritazione e nervosismo che mi aveva accompagnata durante la prima lettura. Non posso neanche dire, però, di averlo rivalutato del tutto.
Probabilmente è giusto inquadrarlo nella sua epoca storica: considerando che è stato scritto nel 1940 - quindi ben prima della bomba atomica - il suo puntare tutto proprio su questo tipo di energia risultava, per i lettori, una novità affascinante. E anche l'avere al centro di tutto un diverso - uno slan, appunto - e, non solo, un superuomo (perché gli slan, oltre ad avere una forza e una rapidità fuori dal comune e due cuori, hanno anche la capacità di leggere nel pensiero) era per l'epoca decisamente all'avanguardia.
A differenza, per esempio, dell'insopportabile Aarn Munro di Campbell, che ha doti eccezionali, fa di tutto per farcelo notare e, in virtù di esse, non solo è il leader maximo, ma è così cazzuto che nessuna minaccia, nessun pericolo e nessuna situazione disperata riesce a scalfire il suo aplomb, Jommy vive tutta la sua vita in clandestinità, costretto a nascondersi non solo dagli umani, ma anche da un nuovo tipo di slan senza antenne (sì, gli slan hanno sottili fili dorati sulla testa, che, in realtà sono le antenne mediante le quali captano i pensieri).
Anche Jommy ha poteri eccezionali, sia mentali che fisici, ma per tutta la prima parte del libro sono più un pericolo che un vantaggio. Perché gli uomini odiano gli slan e li cacciano peggio che se fossero animali: lo scopo è lo sterminio totale della razza e non si fermano neanche di fronte a donne e bambini. E gli slan senza antenne invece... pure. Anzi, gli slan senza antenne chiamano gli slan con antenne con un nomignolo adorabile: serpenti.
Un amore trascendentale, proprio.
La parte iniziale del libro, con Jommy bambino cui viene uccisa la madre e finisce 'preso in ostaggio' dalla nonnina ubriacona (no, non fa ridere, è una vecchia laida e infida di una malvagità rivoltante, forse il personaggio più riuscito), mi è piaciuta molto. Il tema è insolito, il protagonista molto ben reso, le situazioni incalzanti e i colpi di scena continui. Insomma, a 'sto poverino ne capitano di tutti i colori che a confronto il dolce Remì è un manifesto alla fortuna sfacciata...
Nella seconda parte, Jommy è ormani adulto e sfodera tutta una serie di invenzioni invincibili... e lì mi è piaciuto molto meno. Non so, forse la mia sospensione di incredulità ha iniziato a vacillare. O forse l'autore si concentra molto di più sulle mirabolanti scoperte scientifiche del protagonista che sul protagonista stesso... alla fine il personaggio di Jommy risulta... come appiattito.
Il lieto fine - sì, c'è - mi ha un po' rappacificata con questo libro, ma nel complesso non è fra i miei Cosmo Oro preferiti, quello no.
Mi consolerò ben presto perché, presa dalla curiosità, ho già sbirciato il prossimo.
E ho sparato trentasei colpi di cannone a salve dalla più alta delle mie torri perché il Cosmo Oro numero otto, signore e signori, è Dune. Letto, riletto, stra-letto.
Chissenefrega. Lo si rilegge ancora.
Ci vediamo ad Arrakis: sistematevi bene le tute filtranti e occhio ai vermi delle sabbie!

giovedì 4 febbraio 2016

Cosmo Oro 6 - Furia H.Kuttner

Nella bella versione che ho a disposizione, ogni volume della Cosmo Oro è preceduto da una interessante introduzione di Sam Moskowitz, che si legge con piacere, quasi quanto la storia in sé e per sé. Quella relativa ad Henry Kuttner la è più della media (già assai alta), in quanto il personaggio è piuttosto interessante: immaginate uno scrittore di fantascienza reputato un mediocre più o meno da tutti quelli dell'ambiente che si rivela essere un prolificissimo autore con un sacco - ma un sacco! - di pseudonimi.
Nessuno si era accorto che la mano dietro le storie era la stessa.
Insomma... li ha fregati tutti.
E poi parliamo di uno che corrispondeva con Lovecraft, tanto che, all'interno del Lovecraft circle trovò e prese moglie... quella C.L.Moore alla quale si deve - per esempio - Jirel de Joiry. Il pensiero di marito e moglie che scrivono insieme, in tale simbiosi che era impossibile anche per loro, alla fine, dire chi avesse scritto cosa è semplicemente troppo bella per essere vera.
Furia (Fury) è un romanzo del 1947 (ripubblicato poi con altro titolo nel 1956), ambientato su Venere. La Terra è andata, annientata da un olocausto atomico, un lutto perpetuo che gli umani si portano dentro. Venere non è un mondo facile: dopo novecento anni di colonizzazione, gli umani vivono di Riserve subacquee, protetti da cupole di Impervium, mentre la superficie è praticamente inaccessibile, popolata com'è da una flora/fauna (creature contemporaneamente animali e vegetali) letale, con un'atmosfera troppo ricca di anidride carbonica e con muffe, spore e funghi in grado di uccidere in pochissimo tempo e in modo atroce.
La società umana è nettamente divisa in due classi: quella dominante è composta dagli Immortali, ricchi, belli e sostanzialmente annoiati, e poi c'è il popolo, gli uomini dalla vita breve.
In questa situazione sociale sostanzialmente stagnante (perfino i conflitti interclasse sono ormai sedati), la razza umana è condannata all'estinzione. Non c'è possibilità di sviluppo, nei loro comodi rifugi sott'acqua. A livello di progresso scientifico, è stato fatto il massimo che si potesse fare. La società ha raggiunto il massimo grado di evoluzione: la guerra è stata debellata, le malattie anche.
Occorrono nuove sfide, nuovi orizzonti, se non si vuole rischiare la decadenza totale.
Occorre colonizzare la terraferma. 
Secoli prima, quando ancora le riserve si facevano la guerra fra loro, la terraferma e il mare erano i campi di battaglia per le Compagnie di Ventura, che avevano impiantato degli avamposti, i Forti.
Ma le Compagnie di Ventura si sono estinte quando le Riserve si sono confederate e la guerra è diventata un lontano ricordo. I forti sono stati abbandonati. Nessuno ha più messo piede lassù.
Gli Immortali, almeno quelli che non trascorrono il tempo fra i piaceri cercando di scacciare il costante senso di noia per una vita che è diventata sostanzialmente un'eterna ripetizione) sanno che è necessario espandersi, ma rimandano, in attesa di minimizzare i rischi. L'unico Immortale a rendersi conto che non si può attendere è Robin Hale, l'ultimo dei Cavalieri di Ventura, che non riesce ad adattarsi alla vita senza scopo della Riserva e desidera morire.
Gli umani, a parte pochi insoddisfatti che si vedono tarpate le ali dal dover rimanere nella riserva, non ce l'hanno neanche per l'anima di rischiare la loro già breve vita.
In una situazione così, solo la furia può rompere gli equilibri e crearne di nuovi. E la furia è incarnata in Sam Reed. Figlio di Blaze Harker, immortale, ha causato, nascendo, la morte di Bessi, sua madre. Suo padre, già sconvolto dall'uso di droghe, ha deciso di vendicarsi sul neonato e ne ha fatto alterare il DNA.
Crescendo, Sam non mostrerà alcuna delle caratteristiche fisiche degli Immortali, ma sarà invece basso, tozzo e calvo. Verrà cresciuto dagli uomini e non conoscerà mai le sue vere origini.
E Sam Harker diventa Sam Reed, e, nel tempo, si crea una solida reputazione nel mondo della criminalità organizzata: ladro, assassino, truffatore, non ha la minima idea di quale sia la sua verà identità.
Sa solo che odia gli immortali perché loro hanno a disposizione millenni e lui soltanto poche decine di anni. Sa solo che vuole rovinarli, tirarli giù da quel loro piedistallo. Spezzarli.
E quando gli immortali - nella persona di Zacharias Harker - tentano di ingaggiarlo per far fuori Robin Hale, che sta avvicinandosi troppo pericolosamente ad organizzare una missione di colonizzazione, Sam non trova di meglio che allearsi con Hale, in modo da permettergli di avviare il suo progetto.
Non ci riuscirà alla prima - in effetti, verrà messo fuori combattimento per quarant'anni, addormentato dalla Polvere di Sogno, una muffa venusiana - ma al secondo tentativo, sì. Scoprirà chi è, scoprirà che fine ha fatto suo padre (in effetti, prima di sapere che fosse suo padre).
Ma, alla fine, non basta avere a disposizione millenni per essere un Immortale: cresciuto fra gli uomini dalla vita breve, Sam, pur pieno di risorse, pericoloso e feroce, non ha la forma mentis degli Immortali. Non pianifica a lunghissimo termine e questo fa la differenza.
Perché c'è qualcun altro - il più vecchio degli Immortali, il più segreto, colui che addirittura ricorda la Terra - che riesce a leggere le linee di tendenza del futuro. Una volta avviata la colonizzazione, rese inabitabili le Riserve - forzando quindi Immortali e umani ad uscire dalla loro comfort zone e a riprendere un processo evolutivo - di Sam Reed, divenuto nel frattempo dittatore della Colonia Plymouth, non c'è più bisogno.
Perché, una volta abbattutasi su ciò che la minaccia, distruggendolo, la furia si rivolta su ciò che ha intorno e questo non si può rischiare.
Perciò, una volta esaurita la sua funzione, Sam viene addormentato, a tradimento, con la Polvere di Sogno e questa volta non è destinato a svegliarsi. Proprio come l'Uomo Sotterrato, una letale pianta venusiana dalle lunghe radici nascoste, Sam dorme sottoterra.
Furia è un ottimo libro. Scritto benissimo, elegante, piacevole da leggere anche a livello di prosa, suggestivo nelle ambientazioni, interessante nelle implicazioni sociologiche e nell'analisi della curva evolutiva delle civiltà. Insomma, che altro vi devo dire? Leggetelo!

P.S.: siccome anche le Compagnie di Ventura sono parecchio interessanti, è seguito dalla novelette Scontro nella Notte, ambientata secoli prima di Furia e che ci mostra come andavano le cose quando le Riserve si facevano la guerra. Molto, molto bella anche questa!

lunedì 25 gennaio 2016

Cosmo Oro 5 - Stella doppia R.A. Heinlein

Altro giro, altra corsa, altro Heinlein.
La quinta uscita Cosmo Oro è Stella doppia, un Heinlein d'annata (1956). Ambientato nello stesso universo di Cittadino della Galassia, con il quale condivide alcuni elementi (per esempio la dicotomia terricolo/spaziale e l'uso di alcuni termini come terrasporca), è un curioso mix di fantascienza e thriller politico.
Fare l'attore, si sa, è un mestiere pieno di alti e bassi e, secondo Heinlein, questo non cambierà neanche nel futuro remoto. 
Il grande Lorenzo - al secolo Lawrence Smythe, vero nome Lawrence Smith - si trova proprio nel pieno di un basso. Non basta essere talentuosi, non è sufficiente avere esperienza. Ci vuole anche fortuna e la signora bendata lo evita da un po'. 
Così quando uno spaziale in supposto incognito (vale a dire che il sarto cui si è rivolto deve essersi divertito parecchio a conciarlo in un modo ridicolo) gli si avvicina, il grande Lorenzo spende l'ultimo mezzo credito per offrigli da bere. Gli spaziali sono pieni di soldi, si sa. E uno non può mai dire da dove può scappare fuori un lavoro.
E, in effetti, ha ragione... quel mezzo credito gli frutta un lavoro. Un lavoro pure strapagato.
L'Onorevole John Joseph Bonforte è stato rapito dai suoi avversari politici, proprio alla vigilia della sua adozione da parte di una illustrissima famiglia di marziani. I marziani prendono il dovere, le regole e le convenzioni più seriamente dei giapponesi e questo è tutto dire. 
Se Bonforte non si presentasse, sarebbe la guerra fra la Terra e Marte, quindi si è reso necessario trovare qualcuno che potesse interpretare Bonforte: una controfigura così convincente da rendere da sventare i piani dei rapitori.
Il grande Lorenzo accetta per i soldi, ma dopo poco, quando inizia il conteggio dei morti, si rende conto di essersi immischiato in una faccenda pericolosa... solo che, a quel punto, è già su un razzo diretto alla nave torcia che lo porterà su Marte e non interessa a nessuno che lui provi un'incontrollabile repulsione per i marziani.
In teoria, il lavoro è a termine: una comparsata e poi di corsa a casa, così pieno di soldi da non doversi mai più preoccupare di procacciarsi un lavoro. In pratica... in pratica non fa in tempo a uscire dalla cerimonia di adozione che le cose iniziano ad andare a rotoli e lui si trova costretto a un inaspettato prolungamento della sua performance. E poi a un altro. E poi a un altro ancora. Fino a che... fino a che non ve lo dico, leggetevelo, se volete.
Come sempre, Heinlein superlativo nell'esplorare gli abissi dell'animo umano non meno che quelli dello spazio.

sabato 16 gennaio 2016

Il risveglio della forza un mese (e più) dopo

Ok, è passato più di un mese, tutti sanno tutto di tutti e quindi se ne può anche parlare.
Del Risveglio della Forza, intendo.
Quanto a me, ho avuto tempo per pensarci su... anche se meno di quanto credete (il post è programmato per l'uscita, ma lo sto scrivendo il 21/12. Tecnicamente, vi parlo dal passato. Fico, no?).
Dicevo, meno di quanto credete, non solo per via di quella cosetta del post programmato, ma soprattutto perché non mi ci è voluto tanto a capire che no, non sono soddisfatta.
Perché?
Per diverse ragioni, prima fra tutte la sensazione di 'già visto'. In pratica, siamo di fronte a un remake di Episodio IV senza epicità e con molti WTF in più.
Ora, Ep.IV è il mio preferito, quindi so di essere di parte, ma con tutti i difetti (per esempio, una trama banalotta e semplicistica), stava in piedi.
Mi spiego: tanto tempo fa c'era una Repubblica. Poi c'è stato un colpo di stato ed è diventata un Impero - oppressivo ecc ecc adesso non ci interessa - ad alcuni non stava bene ed ecco che è venuta fuori la Resistenza.
Semplice ma logico.
Prendiamo Ep.VII: è tornata la Repubblica, ma c'è anche un Primo Ordine, che conta come il due di picche quando briscola è denari ma rompe le palle, e c'è una Resistenza. 
Ma perché?! Voglio dire, se il sistema di governo è la Repubblica, deve essere quella a combattere le spinte destabilizzanti del Primo Ordine. Sarebbe come se tornassero i Nazisti e il nostro governo, anziché usare le sue proprie risorse (legge, polizia, esercito), stesse a guardare mentre i partigiani combattono.
(...perché questa cosa mi suona minacciosamente plausibile?...)
Sono io o non ha molto senso? Forse perché per attrarre i vecchi fan c'era bisogno della Resistenza? Poteva essere fatto in altro modo (sì, lo so, sembro uno di quegli appassionati di calcio che la domenica si sente tanto allenatore): se parliamo di un Impero Galattico, parliamo di una struttura enorme, di una grandezza quasi inconcepibile. Va da sé che, anche se l'Imperatore è stato ammazzato, non ci voglia un giorno per smantellarla. Ci poteva stare che, trent'anni dopo, la Resistenza stesse ancora lottando con quel che resta del vecchio sistema.
Invece no: hanno rimesso su la Repubblica e poi sono stati costretti a 'inventare' un nemico nuovo di zecca... che però è la brutta copia del vecchio.
E poi sentite qua: ma perché a fare il lavoro di una spia - cioè recuperare il pezzo di mappa - viene mandato, invece che una spia, il miglior pilota da combattimento della Resistenza? (Non è male, il personaggio di Poe. Solo, si vede troppo poco).
Oh, a me non torna neanche questo!
Poi c'è l'affaire della spada laser di Luke.
Della spada azzurra. Sì, quella che aveva perso quando Dath Vader gli ha mozzato la mano. Come tutti i fan sanno, lui ne Il ritorno dello Jedi ne usa una verde. Perciò... che diavolo ci fa quella azzurra nel forziere di Maz Kanata? E poi, Santo Cielo, che è 'sta cosa che 'chiama' Rey, quando Luke stesso, la prima volta che l'ha presa in mano, non ha sentito un accidente?
Magari poi Abrams mi darà un'ottima ragione per ricredermi, ma, ora come ora..

L'immagine viene da qui: http://www.memegen.it/meme/tom0jy
Fra i WTF sparsi ci sono: il personaggio di Finn (insulso, della sua sorte non me ne può fregare di meno), Rey che diventa padrona della forza perché sì e loro due che combattono con la spada laser come l'avessero sempre fatto. Prima volta che la prendono in mano ma, oh, menano mazzate di morte, tanto da mettere in difficoltà Kylo Ren.
Ah, Kylo Ren.
Che fosse il figlio di Han e Leia non è stata una gran sorpresa, perché una strizzata d'occhio all'universo espanso me l'aspettavo.
Quel poveraccio dell'attore è stato perculato dal mondo intero. Per la faccia, capite. Lo ammetto, quando si toglie la maschera sono scoppiata a ridere pure io. Cielo, è un cattivo con il nasone e le orecchie a sventola.
Però, voglio spezzare una lancia in  suo favore: secondo me l'attore è bravo perché usa tantissimo - e bene! - la sua fisicità. In fondo, sta sempre con il volto coperto (sì, sì, menomale), la voce è distorta dall'altoparlante (vorrei sentirlo in lingua originale, comunque) e non può usare altro se non il suo corpo.
Oh, secondo me lo fa bene: è imponente e minaccioso il giusto. Riesce ad avere un'aura di inavvicinabilità e solitudine che effettivamente si percepisce.
Non è colpa sua se gli  hanno scritto una parte da bimbominkia e le crisi di rabbia lo fanno sembrare - l'ho già detto - il Principe Giovanni di Disney.
Poi sapete che cosa non capisco?
Ma perché uno che si auto-esilia dovrebbe spargere indizi per farsi ritrovare? Ora, sarò scema io, ma due sono le cose: o dici dove sei a qualcuno della tua famiglia, oppure non dici un accidente a nessuno.
Mettiamo che Luke si senta in colpa per aver fallito con il nipote e, in un disastroso domino, di aver spacciato il matrimonio della sorella e del cognato. 
Con un epic fail così sulle spalle ci potrebbe stare che sparisca dalla faccia della Galassia senza avvisare Leia.
Tantomeno Leia.
(Che poi... ma solo a me ha fatto una brutta impressione sentire Han dire a Leia "C'è troppo di Vader in lui?". Ok, Kylo è un cattivone... ma a quante e quali pressioni è stato sottoposto, 'sto poveraccio?)
Parliamo della Starkiller.  
Ancora una base gigante? 
Ancora una Morte Nera pompata di steroidi? 
E, soprattutto, ancora una roba che fai saltare un unico minuscolo pezzo (perché stiamo parlando di un pianeta, cazzo!) e tutto va a farsi friggere?
Cattivi, non avete proprio imparato niente, eh!
Ma lo sapete qual è, secondo me, il WTF gigante, il papà di tutti i WTF del film intero?
Allora, 'sta cosa ha un punto debole: sarebbe logico tenerlo assolutamente segreto, no? Una roba da uccidere il team di ingegneri progettisti per proteggerlo. E invece lo sa perfino un addetto ai cessi.
Un-addetto-ai-cessi.
Arriviamo al dunque.
Ci hanno ucciso Han Solo.
Lo sapevo, eh. Me lo aspettavo, che sarebbe successo qualcosa del genere. Speravo che avrebbero sacrificato qualcun altro, ma ho abbandonato la speranza quando ho visto come Rey pilotava il Millennium Falcon nella fuga da Jakku. 
Stabilito che Harrison Ford è una spanna sopra gli altri e vederlo riprendere il ruolo è una gioia per gli occhi perché anche trent'anni dopo Han resta Han ed è sempre il solito casinaro, io mi domando: perché?
Per dare una 'spinta emotiva' a Rey - un po' come era successo a Luke con Obi-wan? Ma datele un calcio in culo, non state a uccidere l'unico personaggio sensato di tutto il carrozzone!
Per completare la 'caduta' di Kylo Ren/Ben Solo?
Non lo so... so solo che, alla fine, vedere Rey pilotare il Falcon, con Chewie come copilota, mi ha fatto lo stesso effetto di vedere River pilotare la Serenity... con la differenza che, in qualche modo, River quel posto se l'era guadagnato.
Che resta, ancora, da dire? Che non si capisce come faccia R2-D2 a svegliarsi proprio al momento giusto (ma spererei in una solida spiegazione). Che C3-PO è insentibile con questa nuova voce. Che Leia ha il suo fascino e il suo perché, anche se fa una comparsata da niente.
Sì, ci sono gli X-Wing e sono sempre fighi. Ci sono i TIE e sono fighi pure quelli. Ci sono gli Star Destroyer e un mucchio e mezzo di citazioni dei film precedenti.
C'è BB8 - che, lui sì! - , mi è piaciuto un casino e mi ha fatto ridere di gusto.
Tutto sommato, si poteva pure andare a vederlo, questo film. 
Ma le mie aspettative - altissime - sono state crudelmente deluse.